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Il giorno che si unirono col buio

di Amina Narimi
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Pubblicato il 10/12/2013 23:48:37

Da dove vuoi che venga lo struggimento

della danza, il  canto nella lucida malinconia

nello smarrirsi il selvaggio più sublime

incerto del dolore?

 

Sospesi al cielo col bastone della pioggia,

forato al cuore da buchi in tenerezza,

al muro dove volano gli uccelli

il tempo esatto di una grazia liberata,
compiendo un balzo, non esiste più

distanza, esiste ciò che la circonda,

il suono.  non è scivolando sulla superficie

è penetrando fino al Nulla

il centro della sfera

dove giunge sommessa la figura. da lontano
ha la fermezza di un tempio in un villaggio
abbandonato. ti entra dentro,

se sapremo contemplare nel suo interno,

se devoti, conosceremo i sonni fatti,

l'uno per l'altro attratti. rifiorendo
nella sua bocca quanto un uomo
e una donna abbracciati. dalla morte
all'immortalità  degli occhi chiusi.
il giorno che si unirono  col buio
nel  grembo materno. ancora prima
di nascere. tanto erano innamorati

Regredendo da persona a seme

per lo stesso grembo che gli dette vita
nel mistero femminile della luce
è  quella danza la notte  partorita-
aprendo il chiaro di sentieri nuovi
l'inesprimibile completezza, il fondersi

riflessi dentro un occhio solo-

è  quel segreto divenuto intero.

 

 

 

 

 


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