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Sei Cento Ottantanove

di Emilia Filocamo
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Pubblicato il 31/05/2014 18:49:04

Fuori dalla tua malattia sono

come mondata, la camicia - pula

su cui sparsero sensi e pus

i giorni andati a male, finalmente 

sgombra, la notizia della sanezza redatta

in triplice versione dal cerusico

del buon rientro, di una ravveduta

indagine. Fuori dalla tua malattia

stanno le caramelle, gli abiti buoni

e l'odore di naftalina che arriva asettico

dai cassetti sbavati dall'inverno - Replay

usata da un mancino. Adesso saprei

riaccomodare il letto, montare a neve

e forse perfino steccare il muro con

mensole - applique in coordinato.

Adesso potrei fare della casa un'ovazione,

essere tutta fuoco e raccomandazioni.

Ma si! Fuori da te le stagioni hanno di

nuovo color carta da zucchero, la schiena

è inamidata e ritta, le cosce stanno intorno

ai femori con certezza e non avverto più

quella frizione fra le mani a sbalordire

le mie vene con un giro di sangue in più.

Perchè poi, forse, la vita è proprio questo:

stare fuori da te, come quando da bimbi si

svezza dalla culla al materasso, ring senza

corde dove tutto è ammesso,  ed il sonno

è senza braccia. Si. Adesso va bene.

Faccio meglio i calcoli e non ho più le spalle

in corto o gli occhi in piena.

Mi rimane solo qualcosa fra la bocca e

il sabato, dicono andrà via pure quella.

Ecco, è come se ci fosse stata tanta

fame  irrisolta a metà di quello spazio.

Una boa- Pinocchio vendeva

l'annegamento in confezione da ancoraggio.

 


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