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La rosa sulle macerie

di Franca Alaimo
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Pubblicato il 28/08/2016 09:46:41


Dopo, il mattino cominciò a vagare
Intorno alla bellezza di una sola rosa
alta sullo sfarinamento delle facciate
e dei balconi sempre coniugati all’aria.
L’inspiegabile mistero della persistenza
del colore e del suo bellissimo aroma
piovve sul convulso dolore degli occhi
che guardavano il mistero del finire:
il bagliore rossiccio della polvere
là dove c’era il ricordo di tanti gesti buoni
e di un nugolo di rondini volate via
dal melograno verso il settentrione.
Sul davanzale di quella finestra due bambine
cantavano così allegramente, ieri,
nella luce del sole che illumina adesso
i profili irregolari dei muri
come la loro scrittura infantile.
Tutto si è spalancato alle parole
“mai più”, ai fiumi che nella notte
sono bende d’argento sulla fronte
dei morti così fermi e silenti,
sulla loro materia stanca
che più non vacillerà di desideri.
Io non posso, non posso altro
che farmi conca che accoglie
la breve fiamma delle vostre vite,
lingua che mette in fila i vostri nomi
come grani di un rosario d’amore.
Posso restarvi accanto questa notte
come una mandorla sgusciata,
come un destino ineluttabile,
un intimo sentimento primordiale.
Quella rosa così rossa che cresce
senza acqua, senza giardino, senza cura,
ci ricorda che nessuno è al sicuro,
che su tutto e su tutti sempre si stende
lo struggimento di una bellezza solitaria,
un bagliore di luce che si perde.

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