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Mi è amico il ramarro (Accidia)

di Diego Bello
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Pubblicato il 23/10/2018 16:44:57

Mi è amico il ramarro, fedele

nell’ozio di sole

sul greppo, che inquieto si torce

a bugna di calce

in cumulo a nervi d’oblio.

S’inerpica fermo

appeso al fioretto dell’orto

e cuoce trafitto

nell’occhio, da spina di seccia.

L’insidia si cela

nell’erba dell’ombra, in anfratti

attende la biscia

e al cielo pulito si fissa

ne mima il respiro

e il colore, ingolla sostanza

di ruggine e miele:

un bacio feroce s’incanta

di brivido, beve.

L’ardore è dipinto sul gozzo

e il morso disvela             

l’errore, ridesta dal sonno

un labbro d’autunno.

Il muso del sauro protende

deciso alla serpe

che cova nel buio: si sfalda

in mano la rosa

con l’indaco e l’oro del drappo.

Come il sole - statua

che scalda lontano - lui pesca

nell’animo umano

sua esca una spugna su tutto

sul tempo che cessa

poi l’amo trapassa la gola

del mostro, conquista

la quiete perenne d’impulso

e vive in un guizzo. 


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