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Giorni primari

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 20/02/2019 20:59:09

Giorni primari, autunno, su che soli,

da che mare azzurrata, rinfrescata

questa luce immutabile ebbe inizio,

che va a ritroso e tasta antiche cose,

i lontani si fondono, gli eserciti,

risuona un corno, echeggiano le canne:

questo è il canto del bosco di sambuchi,

donde uscirono i fragili mortali.

 

Giorni primari, autunno, le pianure sognano,

quanto ha amato il bambino questi giorni,

giorni di Ruth, gli spigolatori indugiano

dietro gli ultimi frutti delle stoppie –

ah, c'è qualcosa che con vaghi segni

mi tocca, mi seduce e mi costringe:

già una persiana azzurra può arrivare

a colore di asteri in giardini.

 

Forse una transizione oppur la fine,

forse gli dèi o forse invece il mare,

rose e pampini porta intorno ai lombi:

primeva mutazione, ombre ritornano.

Giorni primari, le pianure tacciono

in una luce che ama antiche cose,

che raccolti disperde ed ombre suscita

e tutto prende e tacita trasmette.

 

© Paolo Melandri (20. 2. 2019)


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