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Il cerchio sacro

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 04/03/2019 21:39:18

Poiché mi avete sorpreso in una notte buia come pece

col libro aperto, mi chiedete che faccio.

Ascoltate e digerite il mio racconto, recatelo lontano

a chi non vide mai questo capo tonsurato

né udì mai questa voce che novant'anni hanno incrinato.

Di Dafni e Cloe non occorre che parliate: la loro storia

è nota a tutti, tutti sanno quale foglia e ramoscello,

quale giunzione del melo e del tasso sormontino

le loro ossa; ma dite quello che nessuno ha udito.

 

Il miracolo che donò loro una tale morte

trasfigurò in pura sostanza ciò ch'era stato un tempo

tendine e ossa; quando simili corpi si congiungono

non c'è un toccare qui, un toccare là,

o una gioia tesa, ma un tutto congiunto con un tutto;

poiché il connubio degli angeli è una luce

in cui, l'istante che dura, insieme sembrano perduti, consumati.

 

Qui in quest'aria buia come pece

al di sopra del fremito del melo e del tasso,

qui nell'anniversario della loro morte, anniversario

del loro primo abbraccio, quegli amanti,

purificati dalla tragedia, si avventano

l'uno nelle braccia dell'altro; questi occhi,

che acqua, erba e preghiera solitaria

hanno resi aquilini, s'aprono a quella luce.

Benché in parte interrotta dalle foglie, quella luce

forma un cerchio sull'erba; e qui dentro

sfoglio le pagine del mio libro sacro.

 

© Paolo Melandri (4. 3. 2019)


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