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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Fiori elettrici

di Stefano Verrengia
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Pubblicato il 03/05/2019 16:32:14

FIORI ELETTRICI

Ogni tanto dalle nuvole

vedo saettare fulmini

che si aprono come fiori,

colmi di odori bruciati

nell’aria frizzante

finiscono lì dove

pare il mondo culmini

in un eterno divagare.

Viaggiare, ancora viaggiare,

come uno zingaro

senza meta a caccia

di un singolo passo

di un semplice ballo

che valga una intera canzone.

Amare, ancora amare,

come fosse l’amore

l’infinito raggiungere

quel che dobbiamo

lasciare andare.

E i miei sogni

Sono ormai

putrescenti cadaveri

sbranati dai vermi.

Inermi, piedi miei,

inermi volgete il passo

verso le strade

più vuote, fredde e scarne,

le strade malridotte

e le meno belle,

senza lampioni …

oh piedi miei!,

si vedono le stelle!

 

 

Un giorno forse,

quando una statua

lucida colma di fiori

e di belle parole

coprirà la mia polvere,

un giorno forse,

quando sarà il Tempo

a mostrare ai nuovi

quel che io fui,

forse un malato,

forse un dissennato,

forse un Poeta,

sarò nelle lettere

della mia penna

e guarderò

gli occhi

di un uomo

colmi

di disperata esaltazione

come me

di fronte

ad una poesia.

 

Un giorno

vedrò il sole

lentamente

abbassarsi sull’orizzonte,

placido e seducente

come il corpo di una donna

ribollente d’amore,

e lì, nel magico languore

di un verso evanescente

come il fumo

di un camino quasi spento,

scivolerò nei sogni

lontano come una nuvola

trascinata dal vento.


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