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-Da Napoli a Ischia- Frame-

di Francesca Dono
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Pubblicato il 15/09/2019 08:09:28

 

nel soffio l’orca gravita sulla città Infibulata.
Un dirigibile .Roba mista all’aria.

I piedi affondano prima di arrivare al traliccio
di luce. Sulla stessa tavola operatoria del minuto.

In bianco pallido. I ferri chirurgici cadono e
il lenzuolo fa marcia al treno eterno.

La gru numero 4 si muove a scatti .Ordine vuoto dell’orizzonte. Non c’è cura per l’amore crudele

Nei campi della Turingia si aspetta il tempo funicolare.
Un bottone a conchiglia.

La camicia di forza incrociata sotto il sole terribile.
L’uomo si rannicchia al buio del sedile.

In mezzo ai tramezzini di sale.Tutto dischiuso con una coltellata
Tourist info: la nave cavalca onde anonime.

Senza nessun piacere. Ore 12,55 a Nord del vulcano

(…)

dalla veranda le due figure guardano il mare. Un plaff contro gli scogli neri. Sulle alghe ricucite dai gorghi.

Può qualcosa di nuovo stare al posto di una barca? A Ischia altri sconosciuti. Bambole e chewingum al bagno

delle fumarole Auguratevi che oggi ci sia un bel sole _ dice Tiresia ai vacanzieri

La parte verde dell’isola si piega ad occidente. In bevande clandestine. Alberghi di poche stelle .

Lei ha carne bionda. Lui solo un tatuaggio raggrinzito al petto.Il tempo sgorga in mezzo alla piazza.

Davanti alla chiesa del Soccorso. Alcune donne si chiedono cosa farà di bello l’Ammiraglio giù al porto.

Più di un nastro adesivo le bocche soffocate.Friabili all’abbraccio delle torte di frutta fresca. Benedetti ragazzi!

Ad ogni stagione il paese fissa sui ganci piccolie spille del secolo .Un fascio di mirto trascurato . Trionfo dei granchi di terracotta.

/Per fortuna il centro termale indica un trattamento di luce. Cura luminosa del corpo. Nella corrente momentanea)

.
/…/

un giorno è accaduto sulla spiaggia. Strana base di ombrelloni feriti.Il
fango aspettava lo spazio nella vasca.

Un luogo antico. Dalla traccia di ferro a quella sporca di zingo.
La gente aveva rassodato la pelle a pezzi.

In trenta minuti di posa. Dietro-front all’intera natura mescolata di camomilla e ruderi di pietra.

Il paese non cresce di un palmo per il mare. Alberi secchi.Piromani
sulle colline.La salute brucia di malanni.

Qui la donna delle pulizie di mattina scopa le zanzare morte.Gratis il canto delle cicale notturne.

Un ospite si aggira per il corridoio ripetendo a vuoto: signò tenimm o maccaturo chine e schizzi. Rassatvi nu pocu…

[…]

tortore 3.6 disegnate sull’euforbia senza verde. Dalle ali di tela. Deficit del corallo a cerchio delle case.

L’isola ha il piede di Tifeo dentro l’acqua. L’afa indossata dalla gente. Salve Joe.Il giorno è rimasto indietro.

Sui crateri privati. Non fare il fesso. Al cielo indelicato la somma delle nuvole. I sandali ro mariuolo ncoppa o’ pullmann della danza.

Date luce al fucile. Gli si dice: bum con la corda. L’asciugamano
ride allo specchio. Nella macchia spinosa delle ombre.

Baci all’autoclave e al gelsomino. Per la camera da letto prematura. Mezzanotte di nuovo.

Non ci sono parole

i vicini di numero fanno un millesimo di secondo nel riflesso quotidiano. Al riparo dei lunghi aranceti.

Siamo sul bordo della piscina.Fuori dall’azzurro. Il vento meridionale non perdona.

Tre euro e cinquanta l’insalata piccola. Settecento secoli il vortice di una palla quadrata.

Fuchsia zone -Big Joe . I gabbiani adornano le aiuole .Vele del bar deserto. Ischia.

Un fungo di roccia. Un maglione di Harmont & Blaine drappeggiato per ferragosto.

Jamm ja’ rotolava dalla montagna due cocomeri rossi. Silenziosi. Insieme al Park Imperial Hotel.

Le foglie orbitali di basilico. La stessa recinzione del bianco di spuma. Impronta o linea

delle maioliche da cartolina. Una voce era il suono della siepe

#…#

l’ulivo si china sul muro. A chiave per qualche formica chiusa
dalle spine. Una linea.

Fossero volate via tutte quelle cose vicino alle bottiglie.
Al ristorante il buffet radioso.

Le uova sode . Gli incerti pomodori dal ripido
prezzemolo. Lui e lei.

La coppa di Nestore tra le dita.Il mare straripato
dai motoscafi.Rassicurati.

I piatti ricolmi di luce e di buio li portano a tutti.
Cartamodelli uguali.

Fanne un elenco. Leggenda o istante. Estate “Oh me-
Oh moment”.Un fiore recidivo.

La gatta di paglia divide il prato. Loro quasi in velluto
di scugnizzo

sottraggono il cielo

troppo tardi. Il lampo aspetta in piedi. Nei corpi inermi.
Nessuno riposa

strade di vento secco. L’isola nuota dietro una calmita a
due colori.

10 Agosto: San Lorenzo in cima all’eco selvaggio.

ecco un’altra indiscrezione. Il terzo scirocco ritrova le piante
spezzate. L’uomo di campagna in cerca ossigeno.

Non ci sono zone lente. Passi di ombre. A 40 gradi muore la fontana
Il fischio dei grilli. Si sta nel sudore del letto.

Guagliù. Sole feroce. Pupazz e’ pezzà. Forio d’Ischia si scioglie
dentro la gola. Incerta e ustionata.

Un rimmel di seppia

una Nike conficcata nel ventre. Qualcuno dice : hey e scivola in venti metri di fiamme.

Siesta a cascata di piccole lucertole . Il villaggio fa schiuma semplice. Ogni giorno.

Una specie di sciarbodio sacro.Dalle sartie troppo ingarbugliate.La signora straniera si sposta a cavallo dell’ asino. Sulla riga a germoglio di cinque valigie.

Con i lacci sciolti delle scarpe. Il tramonto rosso. Ciao isola di zucchero.

La settimana finisce in un secondo. Ha da passà puru sta nuttata e’ càffè…


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