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Anfratto di memoria

di Gaudenzio Massi
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Pubblicato il 09/04/2020 18:40:49

L’inesauribile curiosità giornaliera

che mi spronava in adolescenza

un giorno mi spinse sulla nostra soffitta

di una casa colonica immensa

Messomi all’abbaino rimasi allibito

dal mio sguardo che in lontananza

perlustrava ad ampio raggio

capii che più sei in alto

e più si riesce intravvedere

Da qui la fame di sapere

che mi segue come il mio destino

Riuscivo addirittura a vedere aldilà del fiume

nonostante i due argini che lo contenevano

Avevo la finestra della stanza 

adiacente il primo argine 

ed essendo ubicata al primo piano

quando il fiume era in piena

a volte esondava e l’acqua 

correva lungo la strada comunale

Il fiume diveniva uno specchio d’acqua immenso

e il barcaiolo doveva smontare 

la passerella con le asse di legno

per poi staccare le due barche in lamiera

e portarle da un lato mettendole 

in fila una dietro l’altra 

Tutto questo ,il barcaiolo, lo doveva fare

quando l’acqua nel fiume cresceva

e raggiungeva in fretta un certo livello

considerato d’allarme

A volte si ritrovava dalla parte sbagliata 

della riva e più volte l’ho visto 

attaccato alla fune d’acciaio 

che era fissata da argine ad argine

e attraversando arrampicato alla fune

a volte toccava con la schiena l’acqua

quando era a mezza corsa

Ed ora quei gesti rivivo intensamente

Così anche il viaggio corto di nuvole 

che alzandosi dietro la basilica San Luca

divenivano sempre più scure 

fino a liberarsi con tuoni e fulmini

come a voler rabboccare 

l’acqua defluita  nel fiume

Bei ricordi di giorni ormai lontani

ma come file di memoria ancor vicini

e le fatiche ancora in mezzo ai campi

di genitori con solo un fine di “tirare avanti”

Saranno morti tuti i nostri genitori o avi

ma nei miei ricordi li ho salvati entrambi

e dopo il sudore bevevano come bestie

con l’arsura di fatiche immani

perché per coltivare la terra che era  bassa 

la schiena alla sera di dolore piena


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