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La quiete

di Teresa Anna Biccai
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Pubblicato il 29/05/2011 19:01:01

 


Compone la grazia d’ogni istante
Vestendosi di sé
Là dove la realtà porosa inganna
Vezzeggiando i fiori al sole
Prima di bruciarli

Teme gli opposti
Contrarie brevità
Nevischi e fiamme insieme
Indomite incostanze
Oracoli e missioni - difficili credenze
Dilemmi e spiegazioni
   
Ci sono terre che hanno troppi sassi,
Balbetta, a volte.
E mentre inciampa, ha l’impressione di sciuparli
Conscia d’offrire carità
O di vantarsi eterna nominata
Premiandosi di rare tolleranze

Sogna ciò che ha – scenari e commozioni
Indifferenze e cure,
Lei stessa è il suo paesaggio, la lacrima soppressa
Il marmo sulla fossa e il fiato sull’altare.
Possibile variante
L’incanto della creta che tutto può ritrarre
Esclusa la ragione

Onora la discolpa nel perdono
E forse le dà corpo
Cordiale come il pane fra le labbra
Che mai si può negare né odiare in penitenza

La quiete ha vene agiate
Bandiere da applaudire e tralasciare
Lamenti e fratellanze
Da consacrare singola omertà
 
Depone gli occhi. Muore pazienza.
Sosta intermediaria di nessuno
Scusando anche la morte
Mentre il fumo dei camini imbastisce i tetti
Per le ossa della sera

 

 

   

 



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