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Artigianato sentimentale


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Pubblicato il 14/01/2019 12:00:00

 

Medaglia di legno

 

Quale vittoria annunci

con il tuo ghigno d’astuzia?

Cosa senti, quando vedi che cedo

e soffro per le tue parole?

In te scatta una rivalsa e vuoi

una resa dei conti, un contrappasso.

Ma contro chi

pensi di trionfare?

Contro l’amore.

Ed ecco, allora, altro dolore,

di nuovo dolore, ancora dolore…

Sentirti indegna ti dà forza.

Così tu resti indegna

e rendi indegno anche me,

che non saprò dare di più in futuro

né, adesso, sono capace di scalfire

la muta verità che ti urla negli occhi.

 

 

 

Al figlio che verrà

 

Sfogliando l’attesa mi chiedo

da dove vieni e dove andrai,

perché già tu sei il punto di fuga

dal pianeta, un vertiginoso scorcio di bellezza

che rapisce tutti i sensi

e li innamora.

 

Spesso sarai scroscio di confusione

strappato alle ore taciturne

quando i pensieri di chi t’ama stenteranno

a tenere il tuo passo.

 

Ma cosa importa.

 

Per me resterai ciò che sei,

vale a dire il rovescio del nulla,

il volto di un bene intraducibile

che tiene tutto in sé e

tutto, tutto ricapitola.

 

 

 

Piazza Chiesa Vecchia

(au Portu)

 

Pare di scorgere il firmamento

intero scivolare sulle durezze

di questa dalia minerale,

dedalo di crinali e muri di scogli

rigati dal tempo e dai dardi

di migliaia di rovesci.

Soffia da sempre un gran vento qui,

gonfiando vele d’alberi senza più foglie

perse nella rincorsa all’orizzonte.

È il suono del cosmo…

Filtra lungo tagli di luce

e attraversa schiere di persiane serrate,

dipingendo le nette geometrie

dei molti alveari abbandonati

ai primi cenni d’autunno…

Una vecchia Madonna

osserva il futuro aggrapparsi

stretto alle mie dita.

Su questa panchina,

in questo abbraccio

principio e termino

con implacabile chiarezza.

C’è uno sguardo nuovo

in questi occhi stanchi.

E nessun senso ulteriore.

 

 

 

Maschi

 

Nel grigio spento di carta e tabacco

tra le gambe di una piazza svenuta

origlio il canto delle palme

intonato da un refolo sottile,

fugace gloria di un’estate

nata già morta di troppo autunno.

Mi mancano le tue braccia tese

prima dell’abbraccio, le nostre piante

nude sull’erba piegata, gli inverni

trascorsi masticando desideri…

Mai più la mia virilità

si è così fieramente

snudata come nel cameratesco

pisciare contro i muretti

a secco durante quelle struggenti

passeggiate di tarda primavera…

 

 

 

Erosione

 

Il mio dolore è una pietra,

un pianeta senz’orbita

che chiama tutto sole, purché bruci.

In lontananza,

barbagli di tempesta

scorticano dal buio

la pelle dell’istante

che s’inventa il mattino.

Mi chiedo che ora è, adesso,

mentre qualcosa dentro scivola, degrada,

lasciando spazio al vuoto

deserto che mi cresce e si distende

sotto lo sguardo che scruta l’orizzonte

e vede un campo di croci.

 

 

 

[ da Artiginato sentimentale, Gabriele Borgna, puntoacapo ]

 

 


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