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Percorsi alternativi

Poesia

Giuseppe Vetromile (Biografia)
Marcus Edizioni

Recensione di Gian Piero Stefanoni
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Pubblicato il 23/06/2017 12:00:00

Intellettuale raffinato e attento, promotore culturale da lungo tempo, quella di Giuseppe Vetromile è una figura a suo modo preziosa ed esemplificativa di un percorso che ha fatto di Napoli negli ultimi decenni uno dei centri di maggiore interesse poetico per la forza e l'originalità delle sue interrogazioni. Pensiamo con lui alle esperienze di riviste quali "Secondo tempo" e "Risvolti" o ai nomi di Pasquale Della Ragione, Alessandro Carandante, Giorgio Moio (così almeno nei primi che ci tornano alla mente). Scuola questa, se così possiamo dirla, nella distinzione di una ricerca che ha nelle frizioni del linguaggio, nel cortocircuito di una parola sovente condotta nella cazzottatura dei significanti, l'estetica di un contemporaneo scioglibile solo nella vitalità e possibilità del dubbio. Ed è questa parola, nell'architrave di un sospetto che colpisce anche se stessa e di un affidamento però totale nell'urgenza delle istanze, a guidarlo nella risonanza di un tempo, o per meglio dire con lui, di uno spaziotempo- che è quello della vita e della condizione umana- di compressione, di sfiancamento e disillusione che ha infine poi nella morte la sua destinazione certa. Lo stesso Carandente nella sua breve presentazione sottolineandone al proposito le urgenze biologiche e la "forza di rimozione" con cui si scioglie da tentazioni nichilistiche ci aiuta a comprendere il percorso con cui Vetromile fonda un'impossibile sopravvivenza composta da dinamiche che hanno nella mente (nel dialogo però mai interrotto con quel veicolo di finitudine che è il corpo) le tappe di un viaggio ora parallelo ora deviato (per contemporanee e laterali investimenti di fuga) tra i confini e le parzialità di una vita che ci supera trascendendo aspettative e sogni. L'efficacia secondo noi, giacché è un testo che si piega al cuore, è nella cucitura del rigore della lingua (nella severità dei suoi passaggi tra visioni date ora per sensoriaretà ora per ritorno di memoria nell'espansione del tempo) entro un lirismo di fondo raccolto entro dolenze e malinconiche strette che ci hanno fatto molto amare (per riconoscimento, per dettame) alcune circolarità dei suoi passaggi. Nel "cammino perenne verso il caso" proprio nulla resta di ciò che ci è dato? Nello strappo alla luce e al buio di ogni giorno, tra le case e i viluppi di cielo e terra che ci inghiottono proprio nel momento in cui ci comunicano, questa sembra essere allora la domanda di direzione e di senso che lo muove oltre le metafisiche e gli abbracci di fede (che pur tra illimitate sconnessioni permangono). I titoli delle sezioni e dei testi (soprattutto delle prime tra stazioni, Percorsi alternativi e fermate obbligatorie, Sequenze del contrario andare, Transiti provvisori in una Geometria dell'orizzonte caduco- tanto per citarne alcuni) già dicono molto peraltro andando a confermare nei dettami la strenuità di uno sforzo al lettore chiaro dalle dichiarazioni stesse dell'introduzione in cui Vetromile nell'impossibilità umana della sosta nel "punto di accumulazione di se stessi" indica nel procedere alternativo del suo percorso la ricerca "di possibili strade d'essere nella speranza che l'ultima stazione non ci sia, o che rimanga così asintoticamente lontana da essere praticamente irraggiungibile". La risposta secondo noi è nelle corde stesse di una poesia che sulle tracce della sua stessa insufficienza (in quanto, seppur alta, comunque espressione di una comunicazione umana) affondando la fragilità della voce nel sommovimento che dice della creaturalità l'essere afferma proprio oltre la parzialità di se stessa (e del proprio assenso) quella stessa logica che poi la cancella. Filosofia oltre la filosofia e poesia oltre se stessa l'agone in cui accerchiato Vetromile si costringe e a cui confidando nella bontà delle interpretazioni riconosciamo soprattutto (ripetiamo) entro la necessaria complessità delle strutture la tensione di un uomo (nella dolcezza dei riferimenti continui all'amata) che non si arrende all'evidenza di una esistenza che non concede altro oltre una condizione a termine. Così nella speranza di avere poi tutti "il nostro tesoro" come quell'ombra di "figura che risale il greto e si rifugge nella pineta" (nella bella immagine delle arcaicità delle forme nel loro sogno di redenzione catturate dal sole per strati d'aria) invitiamo alla lettura di un testo per inquietudine e amore coinvolgente, stimolante, grato alla vita e allo sguardo.


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