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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Samarcanda

Saggio

Franco Cardini
Il Mulino

Recensione di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 22/09/2017 12:00:00

 

Se come ho detto in precedenza, (recensione a ‘Istanbul’ in larecherche.it - 2014), Il futuro della modernità passa da Istanbul in cui il passato si congiunge con il futuro, questo nuovo libro di Franco Cardini dedicato a ‘Samarcanda’ segna una fermata doverosa a quel ‘medioevo’ che ci parla della storia ch’è stata, straordinariamente legata agli eventi che abbiamo appresi in ‘Istanbul’ allorché si chiamava Bisanzio e successivamente Costantinopoli, e al cui culmine vergono molti degli accadimenti succedutisi. Come nello svolgersi di una matassa con più cime, tali erano le ferrovie che dall’Europa prendevano la via verso l’Oriente propriamente detto, era assegnato a Samarcanda il termine ultimo i binari della gloriosa ferrovia dell’ Orient Express, quasi che il mondo finisse di lì a breve in un oltre irraggiungibile.

Ciò per quanto la letteratura insegni esservi altre terre ancora più lontane, attraversate da popoli che avevano fatto del nomadismo la loro ragione di vita e la loro sopravvivenza, si è di fronte a territori sconfinati in cui si producevano essenze profumate e olii pregiati, dove si cavavano minerali e pietre preziose, spezie e aromi che da Samarcanda prendevano le così dette rotte verso quell’Oriente favolistico descritto con molta approssimazione da carovanieri e mercanti, avventurieri e viaggiatori in cerca di fortuna. Una di queste è forse la più conosciuta ‘Via della Seta’, di cui si narra ne ‘Il Milione’ di Marco Polo e ancor più si favoleggia in ‘Le mille e una notte’, summa anonima di racconti sublimi, per quanto talvolta conditi di rosso sangue. Nessun’altra città è equiparabile a Samarcanda, come fine e inizio d’una realtà che sfocia nell’irreale metafico dell’immaginazione.

“Potenza di una città sognata: ci arrivi e ti stupisci che esiste davvero. Nessuna città ha un nome così evocativo: appena lo pronunci l’Oriente ti assale. Samarcanda è l’etsrema tra le Alessandrie fondate dal re macedone (Alessandro il Grande). È la città delle fortezze e dei sepolcri, c  nodo carovaniero sulla Via della Seta, il maggior raccordo commerciale di terra fra Cina ed Europa; è la sede del Gur Amir, tempio e santuario, centro del mondo dalla cupola turchese sotto la quale il grande Tamerlano dorme per sempre. Parla una lingua in cui coesistono e si contrappongono tre alfabeti – cirillico, latino, arabo – come specchio della lotta tra chi ancora guarda al vecchio colonizzatore russo, chi sostiene l’islamizzazione e chi vorrebbe giocare sino in fondo la carta dell’Occidente.”

È quanto scrive Franco Cardini  a quella che dovrebbe essere una sorta di ‘nuova guida’ per avvicinarsi alla città nel modo più completo possibile della sua conoscenza e che invece – come l’autore ci dice – è quanto impossibile fare perché la storia di Samarcanda è indubbiamente assai complessa, in primis per gli stravolgimenti subiti nella fin dalle sue origini; secundis per la complicanza delle spartizioni e delle successioni dei suoi molteplici personaggi che hanno fatto la storia. Un groviglio di nomi somiglianti l’uno all’altro che il lettore non riesce a rammentare e neppure a seguire nella moltitudine delle vicende narrate che, in fine – come del resto tutta la storia dei popoli – elenca un susseguirsi di guerre fratricide, di sconvolgimenti di potere, di abusi e supremazie.

Tuttavia il libro si mostra come una ‘guida storica e artistica’ della città di Samarcanda che –  in certi casi – riporta alla luce quanto in realtà non è dato da vedere al visitatore odierno, il quale è spesso chiamato a far leva sulla propria fantasia per immaginare ciò ch’è stato, o che forse è stato fino a un certo ‘tempo’ e che non è più. In quanto tra restauri e rifacimenti ex-novo non sempre all’altezza, è il volto della nuova Samarcanda sempre più meta del turismo occidentale ed asiatico non sempre condiviso e partecipato. È questa la cifra prioritaria della guida in cui un più che generoso Franco Cardini suggerisce al lettore di scindere da ciò che riguarda propriamente il ‘medioevo passato’ e ciò che ci aspetta di quello che sarà il ‘medioevo futuro’, poiché sempre di ‘medioevo’ si tratta.  Ed ha ragione lui, perché nel decorrere del secondo millennio cui assistiamo inebetiti e scettici, nulla o poco è stato fatto che si allontani dalla verità assoluta del passato dal quale possiamo prendere le mosse per una nuova esistenza e coesistenza umana.

Inutile continuare a batterci il petto in un ‘mea culpa’ che non ci darebbe ragione, non ci sono colpe da attribuire se non a noi stessi, all’evolversi di fatto di una supremazia cercata, voluta, violentata, che pone l’Occidente v/s l’Oriente; la religione Cristiana v/s quella Musulmana; come la storia insegna nel suo ripetere gli stessi sbagli fatti in illo tempore fino al grande disastro degli scontri di razza che – purtroppo – continuano fino ai giorni nostri e che non voglio qui elencare. Se mai il passato ci abbia insegnato qualcosa, una delle voci più attendibili che riemergono dalla storia e regolarmente smentite, ci dice che questa (la storia) si ripete e che nel bene e nel male questo siamo. Il significato eziologico di questa affermazione va quindi oltre mentre ci sospinge verso un ritorno al passato catastrofico senza soluzione, o magari … verso una presa di coscienza che dovrebbe servirci da monito, ma ne dubito fortemente.

In ‘Samarcanda’ l’autore si pone e pone il lettore davanti a un quesito straordinario quanto realistico: che la favola (l’illusione, la leggenda, il mito, l’apologo) sia in fine migliore della realtà artata che stiamo vivendo (?). Ed ecco che Samarcanda è la ‘città sospesa’ molto più in alto delle nostre teste, valica i confini della nostra immaginazione di lettori, avvalendosi della del ‘sogno’ della letteraria ‘una notte oltre le mille’ passate a sognare, recuperando quel che è insito nell’animo umano di sollevarci dalle bassezze in cui fin troppo spesso siamo caduti. E nel risollevarci, guardare oltre l’esistenza che abbiamo fin qui vissuta, con nuovi propositi d’incanto verso ciò ch’è stato e nuovi programmi di vita.

Per cui visitare per la prima volta o ritornare nei luoghi già visti, e rileggere attraverso i personaggi che hanno fatto la storia di certi accadimenti costruttivi, “sempre che la realtà di quegli eventi lontani non sia altrettanto tremenda ma più realistica”, equivale oggi a riappropriarci del ‘sogno’ che ha fatto di Samarcanda la città ideale dei sognatori: “come usano dire i musulmani, solo Dio ne sa di più”. La vista dei complessi architettonici sopravvissuti, delle numerose moschee dalle splendide cupole turchesi, i monumenti più insigni, i favolosi crittogrammi che erroneamente definiamo come ‘arabeschi’,  le cuspidi dei minareti che svettano esili verso il cielo, regalano ancora al visitatore momenti di sublime bellezza e di quell’alone di ‘romanticismo’ che in fondo chi viaggia in questi luoghi è ciò di cui ognuno va alla ricerca.

“Certo, come vi assicureranno tutti i cittadini d’una certa età, «non è più il bazar di una volta», quello descritto dai viaggiatori romantici. E i meloni non vengono più scaricati dai vecchi, bisbetici ma straordinari «cammelli battriani», queli bassi, coperti di lungo pelo, a due gobbe, ai quali Stefano Malatesta ha dedicato un libro bellissimo (“Il cammello battriano. In viaggio lungo la via della seta”. 1997); e nemmeno da quei tipici carretti a due grandi ruote dalle lunghe stanghe, gli arba, che ricorderanno straordinariamente a chi di noi non è più giovane quelli che si vedevano fino a qualche decennio fa nelle nostre campagne.  Ora ci si serve di prosaici camion dal mefitico scarico, che però si riscattano per gli alti castelli in legno dipinto e fasciato di stoffe multicolori che li addobbano facendoli somigliare a immensi galeoni corsari: specie quando sfrecciano per strada a velocità mozzafiato”.

Una pagina di colore, certo, che insieme a tantissime altre contenute nel libro, ben rende il senso, nonché il profumo di ciò che un viaggiare siffatto comporta; nel senso di una lunga narrazione mai interrotta se non dalla fine e dall’inizio di ogni nuovo capitolo, fornito di numerose note esplicative, linguistico-fonetiche, cronologiche, storiche, letterarie e bibliografiche che aiutano il lettore a districarsi nella lettura dei siti e dei monumenti che man mano l’autore disciplinatamente illustra, accompagnando il visitatore quasi ‘per mano’ a livello quasi circoscrizionale. Ciò vale a dire: ‘nella storia come nella visita dei luoghi’:

XI Capitoli, una Presentazione e un Epilogo, inoltre a un Appendice, numerose citazioni e note a non finire:

Si va dal racconto leggendario della sua nascita, ai massacri succedutisi durante le discendenze dei potenti Samanidi e Karakhanidi; dalla ‘Via della Seta’ e delle ‘Spezie’, all’arrivo dei Mercanti e dei Missionari; da Marco Polo a all’impero Ottomano; da Gengis Khan a Tamerlano; dalle invasioni alle spartizioni odierne dei Balcani; dal Grande Gioco intavolato da germani e inglesi all’arrivo dell’Armata Rossa; ma ed anche di religione e società, di Islam, di Sufismo, di vecchio e nuovo potere operaio ecc. “per capire l’oggi, e sognare il domani.”

“Ma sarebbe una paradossale e contraddittoria formula magica, del tipo di quelle reperite in certi misteriosi manoscritti dei quali si parla nelle ‘Mille e una notte’: in grado di rendere immortale chi la pronuncia, ma dotata del potere di uccidere chiunque, appunto per pronunciarla, sia costretto a leggerla”. Si denota in questo passaggio una volontà propria dell’autore, l’accentramento d’una conoscenza sopra le righe che da sempre diffonde nei suoi libri, coltivata da quella ‘curiosità’ che rende il visitatore l’assoluto protagonista della storia che sta vivendo.

Come di solito, mi fermo qui, anche se ho trovato utile (quanto accattivante) da parte dell’autore l’avvisaglia dedicata al lettore nella precedente guida a Istambul: “Viaggiatori avveduti e turisti intelligenti che mettete in conto di affidarvi, prima di partire, a voluminose guide: nelle mie intenzioni – e nelle mie speranze – l’ideale sarebbe che lasciaste da parte libri, guide e mappe e vi affidaste fiduciosamente a queste pagine. Certo, questa è la «mia» Samarcanda. Non pretendo che diventi anche la «vostra»: mi basterebbe che quanto qui leggete vi aiutasse a trovarla”.

Mettersi in viaggio.

“E ora lascia vagare il tuo sguardo su Samarcanda!

Non è forse la regina della terra? Fiera al di sopra di tutte le altre città,

e i loro destini nelle sue mani?”    (E. A. Poe)

 

 

Di Franco Cardini:

 “Testimone del tempo. Ritorno a Coblenza”, Rimini, Il Cerchio, 2009

“7 dicembre 374. Ambrogio vescovo di Milano, in I giorni di Milano”, Roma-Bari, Editori Laterza, 2010

“Cristiani perseguitati e persecutori, Roma, Salerno Editrice, 2011

“Il turco a Vienna”, Roma, Laterza, I Robinson. Letture, 2011

“Gerusalemme”, Bologna, Il Mulino, Intersezioni, 2012

“Istanbul”, Bologna, Il Mulino, Intersezioni, 2014

 

Non rimane che augurarvi: Buon Viaggio!

 

 


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(Pubblicata il 12/03/2015 12:00:00 - visite: 1336) »