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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Enchanted Anguish

Poesia

Salvatore Violante (Biografia)
Gradiva Publications

Recensione di Gian Piero Stefanoni
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Pubblicato il 19/01/2018 12:00:00

"Noi che vivi siamo, lo siamo per la morte": in quest'assunto è racchiuso il dettato d'occasione e di rabbia dell'ultimo lavoro di Salvatore Violante, autore alla sesta pubblicazione in versi (nella veste bilingue italo-inglese della Gradiva Publications per la traduzione di Lina Sanniti e Michael Palma). Nel tono offeso di una parola che procede per cantabilità irridenti e amare ecco infatti tutta la dolenza di una terra nella gramigna di un umano nel male che lo oscura, di un mondo che sembra avanzare per estinzioni nel Nulla di un universo, di un creato nei tempi diversi dei suoi elementi. È un dolore allora di un orizzonte perso, di una vecchiaia in cui l'uomo vive come per sorte nel rimando di un fuoco che poco riscalda; di una sacralità ferita per cui si reclama perdono e "che rende più soli chi solo è da sempre" (vedi "Natale sporco"), come i migranti sputati dal mare o le prostituzioni di "occhi lontani, di lontani stenti". Eppure proprio nell'affanno della rincorsa, nella consapevolezza del colpo a perdere come da schianto, ecco la fede che è anche della parola in quel "bene riposto/nel fondo d'un'eco" che dice di noi, della vita stessa nello "spazio supposto" la pienezza e la dignità della sua trasmissione. Nella nobiltà di una lingua che vuole imprimere un perseverante restare si spiega allora forse l'evocazione suscitata dal titolo, Angoscia In-canto, a promuovere più che il pianto, strozzato in gola il grido del pudore, il coraggio di aprirsi al mondo pur "con i suoi raggiri", della cura entro dimensioni e dinamiche di una bellezza comunque quotidianamente data (e come in un giardino verrebbe da dire da omonimo testo). Così convenendo con Wanda Marasco che in una delle note introduttive (l'altra è di Marcello Carlino) parla di "poesia di emergenza e di rovesciamento" come laboratorio "per contrastare il morire e l'esclusione", è bene nell'apertura ricordare anche come accennato quella trama cantabile già sottolineata proprio da Carlino in cui nel gioco sovente delle rime baciate e delle ripetute assonanze Violante celebra la vita tra ricordi di amici e di affetti antichi, di sensualità divertita che danno tra tanta oscurità un getto di azzurra luminosità a rammentare, contro la parola "sorda e cieca" che "nella notte affonda", quel "limite di-verso" che per vicinanza è proprio della scrittura poetica. Memoria allora di saper andare, come i poeti, controcorrente tra le ombre che disorientano il cammino perché si può solo per intercessione, muovendosi e adoperandosi per il mondo. Riattualizzazione continua dunque a non recedere dall'amore nel richiamo di un autore e di un testo di provato valore.


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