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Il Firmamento di Dante

Saggio

Annamaria Vanalesti
Società Editrice Dante Alighieri

Recensione di Daniela Iodice
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Pubblicato il 16/03/2018 12:00:00

 

Sui banchi di scuola, ancora fanciulli, docenti appassionati e competenti ci svelavano la differenza fra fiabe, favole, leggende e miti. Tra funzioni di Propp e cicli arturiani o carolingi, apprendevamo che il mito altro non è se non il tentativo di attribuire una spiegazione razionale a fenomeni naturali, di cui non si conoscevano le cause scientifiche, da parte di esseri umani atterriti di fronte a fenomeni, quali le eclissi del sole e della luna, i terremoti, la caduta di un fulmine, la morte, o più semplicemente l’avvicendarsi delle stagioni, il sorgere e il tramontare del sole, lo splendore di un cielo stellato. Fin dalla sua prima comparsa sulla terra l’uomo si è posto e continua a porsi domande sulla natura dell’universo, interrogandosi sulla posizione di ogni essere vivente nell’ordine del cosmo, affascinato dal mistero di quelle leggi dell’equilibrio e dell’armonia che permettono all’Universo stesso di esistere. L’Autrice di questo saggio sull’astronomia e astrologia nel poema dantesco ci accompagna alla riscoperta del percorso compiuto dal pensiero scientifico e filosofico, dagli assirobabilonesi agli studi dell’astrofisica Margherita Hack, a noi contemporanea, all’interno delle più svariate culture, fedi religiose e scuole di pensiero, nella affannosa e costante ricerca di trovare risposte al mistero della vita, fornendo in tal modo un formidabile strumento per coloro che si accingono ad approfondire la conoscenza del pensiero dantesco intorno all’ordine del creato, all’azione delle intelligenze angeliche e degli astri, attraverso il confronto fra gli studi a cui Dante attinge e le più recenti scoperte scientifiche. Quale docente non si è sentito smarrito nell’affrontare il misterioso e affascinante compito di avvicinare i propri alunni alla scoperta della poesia e del pensiero di Dante? Misterioso perché nell’incontro con altre menti, fresche e quasi vergini di studi, la scoperta sempre nuova e sempre rinnovata dello stupore e dell’amore nascente per Dante non finisce mai di commuovere, inducendo a riscoprire il fascino di una professione, l’insegnamento, che ogni momento rende più ricchi e consapevoli di attingere e donare alla mente e all’animo, nostro e altrui, conoscenze straordinarie ed emozioni insostituibili. Toccare gli animi e illuminare le menti, questo il compito di ogni educatore. Toccare gli animi, trasmettendo la dolorosa meditazione dantesca sulla finitezza umana e sulle rovinose condizioni indotte dalla corruzione e dalla sete di potere, che logora gli esseri umani e li perde. Illuminare le menti, attraverso l’indicazione del percorso che conduce alla salvezza grazie alla presa di coscienza del fine ultimo della vita, questo segmento di retta, come afferma il teologo Oscar Cullmann in “Cristo e il tempo”, compreso tra due punti, nascita e morte, sull’infinita retta dell’esistenza di Dio. Il compito di ogni educatore, che Dante attribuiva in primis a se stesso, è quello di mostrare come il fine ultimo del passaggio dell’uomo sulla Terra altro non è se non il perfezionamento morale ed intellettuale. Questo il compito di ogni docente, che Dante stesso ci affida ad ogni apertura di libro, in ogni verso. La straordinaria insuperabile altezza poetica del testo rende possibile veicolare le complesse nozioni teologiche, che sono tutt’uno con quelle astronomiche e cosmologiche disseminate lungo il poema. “Quante volte – confida l’Autrice – mi alzavo dalla cattedra per illustrare alla lavagna riferimenti astronomici e cosmologici, per rendere maggiormente comprensibili versi quali: “Tutte le stelle già dell’altro polo \ vedea la notte... (Inf. XXVI, vv.127-128)”. Oppure: “Dolce color d’oriental zaffiro,\ che s’accoglieva nel sereno aspetto\...(Purg.I, vv.13-14)”. O ancora: “Surge ai mortali, per diverse foci,\la lucerna del mondo… (Par. I,vv.37-38),introducendo una delle perifrasi maggiormente complesse dell’intero poema. Ed è certamente il lungo esercizio in aula tra i banchi, in qualità di docente, le numerose prove in qualità di fine critico letterario, l’umiltà dello studioso, ma soprattutto l’inesauribile amore per il Sommo Poeta, che hanno sostenuto l’Autrice nell’intraprendere e portare a compimento l’impegnativo compito di accompagnare docenti e discenti alla scoperta del firmamento di Dante. La Vanalesti si inoltra in questo “meraviglioso sentiero” sorretta da una raffinata sensibilità poetica, ma anche dalla ferma volontà di approfondire le proprie competenze scientifiche. Ha così intrapreso lo studio delle conoscenze astronomiche e astrologiche dai babilonesi ai nostri giorni, mettendo a confronto la concezione tolemaico-aristotelica con quella copernicana, effemeridi precolombiane e tabulae toledanae, scoprendo con stupore ed emozione il segreto e l’unicità del disegno astronomico e ricostruendo una mappa, non solo del cosmo, ma anche della poesia dantesca. A tale scopo ripercorre le tappe della formazione filosofica e scientifica di Dante, il suo itinerarium mentis in Deum; riflette sullo scontro fra il neoagostinismo della teologia francescana e la riappropriazione e reinterpretazione di Aristotele compiuta dai teologi domenicani di Parigi, non senza evidenziarne le coloriture averroistiche e neoplatoniche; sottolinea come Dante riesca a tradurre in poesia i dati della riflessione e della contemplazione, attraverso una rappresentazione intensamente drammatica e la conquista di un linguaggio unico e inimitabile, intessuto di vibrazioni sottili, aeree levità, incantate soste contemplative, festosa musicalità, sostenuto com’era dalla conoscenza della pittura e della musica che gli derivavano dagli studi cosiddetti “leggiadri”. Ma ciò che maggiormente accende l’interesse dell’Autrice ispirandone le intuizioni più profonde e gli accenti più alti è la poesia del Paradiso, che definisce poesia della Luce e dell’Ineffabile. In verità il Poema è interamente percorso dal motivo della inadeguatezza della ragione umana e della sua incapacità di attingere le verità del mistero divino, ma è nel Paradiso che la proposizione di questo tema preannuncia l’essenza mistica dell’ultima esperienza oltremondana di Dante e raggiunge i vertici della creazione poetica. L’ascesa all’Empireo, segnata da una situazione astronomica simbolica delle Virtù, iniziata in piena luce meridiana, indice del fulgore massimo della grazia divina, viene vissuta come miracolo ed è rappresentata con rapita solennità. Immerso nell’armonia delle sfere e nel bagliore della luce, Dante porta a compimento il proprio percorso di perfezionamento, la sua vicenda individuale diviene parte integrante di quella cosmica, inserendosi nell’ordine divino che vuole assimilare a sé tutte le sue creature. La straordinaria analisi dell’itinerario dantesco in Deum, compiuta dalla Vanalesti, si conclude con la drammatica intuizione della dolorosa consapevolezza in Dante di “un travaglio non del tutto appagato”, per aver goduto solo per un istante della beatitudine eterna, pur portando con sé la speranza dell’Eterno. Possiamo pertanto affermare che l’aspetto maggiormente intrigante di questo pregevole saggio consiste nell’operazione attraverso la quale l’Autrice diviene tutt’uno con l’uomo Dante, ne fa suo l’itinerario e come Dante riconosce la sua immagine in quella divina.

 


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