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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Via dei barbari

Poesia

Oronzo Liuzzi (Biografia)
Edizioni L’Arca Felice

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 11/05/2010 12:00:00

<il tempo per amare………………>
<si è dissolto………………………>
divinità che viaggia in incognito
<non esiste traccia…………………>
oltre il tempo e senza sogno.
invio una email:
leceneridellamore@violenza.it
…attendo……………………………
<la luce sfuma la sua luce…………>
si evidenziano i bidoni dell_indifferenza.
e lo sguardo indifeso si congela.
…attendo.

La poesia di Oronzo Liuzzi, in questa plaquette di 20 componimenti, attrae per il carattere modernista, è una scrittura che si sostiene su variegate modalità espressive – per certi versi fa venire alla mente uno scrittore quale Zanzotto, con i suoi segni grafici a integrazione dei significati sonori.
Le poesie sono composizioni da osservare, il suono da solo non completa il senso del testo, la poesia è visivamente espressa, i versi cadono in una sospensione di significato, le parole cessano suono e corso, per lasciare, nello spazio dei punti di sospensione, la possibilità al lettore di evaporare nel proprio mondo di sensi e significati. Sembra che le parole siano usate per dare intonazione a un canto, come la nota “la”, affinché il lettore possa avviare il proprio, le sospensioni lanciano le parole in una sorta di risonanza nella cassa armonica di chi legge, liberamente modulate o vibrate dal pizzicare delle parole che seguono. La lettura, in questo modo, si fa interessante e coinvolgente, sia dal punto di vista della composizione, che dal punto di vista dei significati che i testi, nell’insieme del tessuto narrativo poetico, vanno delineando. Si parla di un “vecchio vento ossessionato dall_odio delle genti”, si parla di sconfitti, “scrivo la storia degli sconfitti mi dico”, di un potere che “manovra l_impossibile”. Vi è nella raccolta una leggera brezza di divino che l’attraversa, rappresentata dal vento “che raccoglie i pensieri della storia”, e l’ammissione, dal sapore agostiniano, “non riuscirò a recepire il pensiero infinito del Dio / vivente”, presente nel mondo con la sua “bellezza divina”, che accompagna la storia dell’uomo e il suo dolore.

Il linguaggio è un gesto, “l_ombra insegue il gesto del linguaggio”, ed è inseguito dall’ombra, forse dall’ombra della modernità, per certi aspetti rappresentata dalla spersonalizzazione informatica sonora dei blog, “spengo il blog”. L’intercalare frequente di “mi dico” o "diss’io”, fa pensare a una persona avvolta, sola, nel proprio pensare, magari davanti a un monitor. Le parentesi angolari, “<” e “>”, che l’autore usa qua e là per aprire e chiudere i versi, danno, per l’appunto, una connotazione, per così dire, informatica, all’insieme della plaquette. Infatti, tali parentesi, evocano i cosiddetti TAG, marcatori usati nel linguaggio HTML per la realizzazione di siti web, i TAG vengono inseriti all’inizio e alla fine di un testo e vengono interpretati dai browsers (per esempio Internet Explorer) in modo da dare al testo un tipo di formattazione/evidenza (esempio: rosso, grassetto, corsivo, grande, piccolo, ecc.) in base al TAG utilizzato. Allo stesso modo, qui, le parentesi angolari, sembrano voler modificare il senso della frase che racchiudono affidandogli una colorazione e una dimensione aggiuntiva che altrimenti da sole non avrebbero, una sorta di metalinguaggio, che apre a significati altri.
La plaquette è corredata da un pensiero visivo dello stesso autore: tre lettere giganti dentro un carrello da spesa: la parola come merce, la parola che si compra, la parola sacrificata alla logica dell’usa e getta… una bella meditazione - libri sugli scaffali dei supermercati, purché si legga?

Grazie a Oronzo Liuzzi per questa bella prova di scrittura, singolare nel suo genere, che potrà aprire interessanti strade di lavoro poetico, che chiamo volentieri “informatico”.

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