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Maria

Poesia

Aldo Nove
Giulio Einaudi Editore

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 20/03/2008

Aldo Nove è nato a Varese nel 1967, la sua opera “Maria” è stupenda. E’ una raccolta poetica costituita da trenta poesie che sono dei veri e propri canti, ciascuno di sette quartine di endecasillabi. I versi si dipanano con ritmo sostenuto, di tanto in tanto trovando pause che segnano il tempo del pensiero. Dalla prima poesia fino all’ultima, il poeta, percorre con abile sapienza, non solo poetica ma soprattutto storico-evangelica e forse anche di fede, le vicende di Maria, dal concepimento del figlio Gesù-Dio alla morte in croce, alla resurrezione e alla stessa assunzione di Maria, la quale appare, fin dal primo verso, bambina più grande del Creato, come colei che è già compresa in Cielo, contenente il Paradiso stesso. La silloge è un filo continuo di meditazioni, di pensieri che aiutano a focalizzare la grandezza di questa bambina sognata finanche dai sogni: “[…] Ma i sogni la sognavano più forte / del sogno che a ogni nato è dato in sorte / prima che nel silenzio della morte / le vite si ritraggano contorte / […]”.

Nel suo percorso narrante Nove ha la capacità di mettere in luce i sentimenti e i pensieri dei fatti che avvengono lungo la narrazione evangelica, come se avessero una loro soggettività; lo stesso Angelo che porta l’annuncio, davanti a Maria trova il suo stesso senso. La quarta poesia, dove il poeta descrive l’annunciazione, è un capolavoro, è l’Angelo che parla lungo i ventotto versi: “Dentro di te si compia ora il mistero. / Tu sai: senza di te, non era vero / l’inizio. Tu, lo inveri. Io non ero / senza di te. Sì, c’ero, ma non ero // davvero. Come tutto. Tu sei il senso. / Io sono qua nella tua casa immenso. / Ho deposto le ali. Ti conosco / da sempre. Sono la luce del bosco, // il raggio che al mattino dà la vita: ma solo tu sei la luce infinita. / Da te avvierà ogni cosa il suo percorso: / tu sei l’acqua del mare, io solo un sorso. // […] // Tu sei ciò che sarà e che io divento”.

Il poeta è abile nel procedere talvolta con affermazioni che tenta subito di allargare nel significato, come un cerchio d’onda sull’acqua che cerca di prendere dentro tutto il lago ma che inesorabilmente si smorza, per quanto ampio sia, così il poeta cerca di allargare i confini del senso delle parole e del loro naturale limite, riuscendo nell’intento, utilizzando talvolta il gioco di accostare parole dal senso opposto. In questo modo riesce a rendere il grandissimo mistero di Maria, del Figlio che concepisce, del suo amore verso di lui. “Così che tutto in te miracoloso / fosse compreso, e tutto fosse sposo / di te che eri soltanto una bambina / che ha per confine dove si sconfina // […]”; e “[…] Canto / che avvolge la tua stanza come manto di luce che s’irradia nell’incanto / del ventre tuo che diventando santo // è fragile e possente e le distese / attorno a te degli alberi e le stelle / dormonoi nel tuo ventre, in te discese. // […]”.
Un pensiero spetta anche a Giuseppe: “Giuseppe. Era il suo sposo. Sulla terra / così sancito. Matrimonio e guerra, / custodia del bestiame, paradiso / spezzato, sogno d’unità diviso // […] // Un uomo ed una donna uniti come / un verbo che diventa un solo nome: quel nome è dentro te, e ora sei tu, / è dentro la tua carne, ed è “Gesù””.

In conclusione è un poema importante che penso sia molto interessante da leggere, almeno per chi ama la poesia, per l’abilità di scrittura ma anche per la profondità di pensiero. Nove, in questi pochi versi, riesce veramente a rendere naturale ciò che è da sempre uno dei più grandi misteri: la figura di Maria e del suo concepimento. Chi è credente troverà sicuramente un rinnovato slancio verso il mistero dell’amore di Dio.

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