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Il raggio verde

Narrativa

Blaise Cendrars
Ocra gialla – Via del Vento

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 31/08/2012 12:00:00

Scorrendo la biografia di Frédéric-Louis Sauser, alias Blaise Cendrars, ce lo immaginiamo alle prese con viaggi di ogni tipo, con qualunque mezzo a qualunque latitudine. Appare quindi naturale vederlo spaparanzato sul ponte di una nave, anzi una bagnarola, in mezzo all’Oceano a fare null’altro che a godersi la vita e il sole, rinfrescandosi di tanto in tanto in una piscina improvvisata sul ponte dall’equipaggio. E’ quanto narrato nelle 26 pagine di questo racconto marinaro, che rende intatto il gusto di una indolente navigazione di chi non ha alcuna fretta di giungere a destinazione. Nel racconto troviamo le immancabili leggende marinaresche, come quelle relative ad immani catastrofi pronte ad abbattersi sulla nave nel momento in cui questa varca la linea dell’Equatore. La tranquilla navigazione del nostro uomo è disturbata dalla comparsa di un misterioso personaggio che si colloca indisturbato, e senza chiedere il permesso, accanto alla piscina ove sguazza Cendrars. Il nuovo arrivato è preda di alcuni dei peggiori vizi, a detta dell’autore: spara agli uccelli, cosa considerata iettatoria, e scatta foto in continuazione. Il gelo fra i due pare sciogliersi quando fa capolino in cielo il raggio verde, strano fenomeno che accade nelle giornate più luminose. L’intruso, dal bizzarro nome di Delœil, avvertito da Cendrars ammira l’effetto luminoso, con gli occhi, senza scattare foto, e si fa una breccia nel cuore del compagno di viaggio. Da questi primi contatti ad una vera conversazione il passo è breve, sino a scoprire che i due si erano già conosciuti, in Guerra, quando Cendras, legionario si era ritrovato tra le fila di Delœil, nel settembre del ’15. La guerra li aveva uniti, la vita divisi e ora il mare li aveva uniti di nuovo: i due potevano finalmente bere insieme. La breve narrazione si legge tutta d’un fiato perché narrata in modo veloce ed avvincente; Cendrars riesce a racchiudere fra le parole tutta la magia della luce accecante del sole, il rincorrersi di nubi e uccelli nelle distese azzurre. Leggendo sembra di avvertire il lento cigolìo dei legni della vecchia nave, pare di aver avuto come compagni in un qualche viaggio il cuoco, il cameriere e il barman, silenziosi di una ubriachezza cupa e clienti essi stessi dell’unico cliente a bordo. L’atmosfera marina è resa in tutta la sua essenza e la sua ricchezza di immagini da colui che fu definito il “Matisse della scrittura” il quale, oltre girovago avventuriere ed infine Legionario, fu prolifico ed appassionato scrittore. Se la guerra gli aveva portato via il braccio destro, il braccio della scrittura, dovette imparare a scrivere con la sinistra, dando l’impressione che le sue parole sgorgassero direttamente dal cuore. Il volumetto è tradotto ed annotato dal bravissimo Antonio Castronuovo, che ripescando questo titolo ha voluto rendere omaggio al cinquantennale della morte dell’Autore, ma anche ha saputo proporre ai lettori italiani un autore tra i meno noti ma che meriterebbe una maggiore diffusione. Il testo venne pubblicato la prima volta il 30 giugno 1938 sul settimanale “Candide” e quindi venne inserito nella raccolta di racconti dall’emblematico titolo di La vita rischiosa, per le edizioni Grasset. Un ringraziamento al curatore, quindi, per aver riproposto un testo che rischiava l’oblio, per la bella traduzione e le impareggiabili ed utilissime note esplicative e biografiche che aiutano il letture a contestualizzare l’autore, e a capirne aspetti che in una breve lettura come questa rischierebbero di restare irrisolti. Chiudo con una citazione di Cendrars che cita a sua volta, da pag. 11: “Si stava troppo bene sul ponte. Niente sarebbe riuscito a farmi scendere. Neppure una donna…

…Il vino del sole trangugia il mare di sera…

…L’ho ritrovata!

- Cosa?

- L’eternità.

E’ il mare che si sposa col sole.”

Ma questo omaggio nel testo originale è in tedesco.

Buona lettura e buona navigazione.


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