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Precipizi di luce

Poesia

Teresa Ferri - Aligi Sassu
Interlinea edizioni

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 23/08/2013 12:00:00

 

Dialoghi con Aligi Sassu

 

 

Il titolo, “Precipizi di luce”, ben rappresenta la sensazione iniziale che si ha prendendo in mano questo libro; tutti noi, appassionati lettori, sappiamo bene l’importanza che hanno la vista e il tatto in relazione al libro che andremo a scegliere, almeno come impatto iniziale. La veste grafica è uno degli elementi importanti di un libro, insieme al titolo. Ebbene, questo libro attira sia per il titolo che per la veste, se lo si prende in mano e lo si sfoglia, anche distrattamente, si rimane intrappolati nella propria curiosità, trascinati dentro le pagine dai variegati, in tonalità e temi, disegni/pitture che fanno capolino dalle sue pagine: si tratta della riproduzione di 50 tavole del maestro Aligi Sassu (rimando a wikipedia per la biografia del maestro). Ma se lo sguardo si sposta sulla pagina a fronte, rimane attratto dalle poesie, veloci e incisive, di Teresa Ferri, altrettanti quadri in versi che accompagnano le tavole di Sassu, imbastendo con esse un vero e proprio dialogo. Ed ecco il punto di forza del libro, il fatto che si tratta di un dialogo tra due anime che si esprimono nelle pagine per mezzo di due discipline artistiche diverse, senza cadere in una sudditanza di una rispetto all’altra o di un artista rispetto all’altro. Ho avuto varie esperienze dirette riguardo alla scrittura di testi poetici su immagini, in particolare su immagini fotografiche; non è una cosa semplice scrivere a partire da immagini che sono, di fatto, già arte e poesia di per sé stesse – così come non è facile scrivere un libro di poesia a quattro mani –, senza rischiare di cadere in un banale inseguimento di temi, stili e contenuti. Non mi pare il caso dell’eccellente lavoro di Teresa Ferri, la quale riesce a scrivere prendendo l’ispirazione di avvio dalle tavole pittoriche, come se iniziasse a meditare su di una realtà che ha di fronte e di cui sta facendo esperienza diretta, riuscendo ad estraniarsi da ciò che la circonda, ciò si percepisce dai confini che stabilisce nella sua composizione in versi, da tale estraniamento percettivo ella si proietta all’interno della pittura, donando a tutti noi eccitanti momenti di extraterritorialità esistenziale (si può dire?). Mi sovviene l’esperienza del ballo in cui due ballerini, in perfetta sintonia, per quanto indipendenti nell’interpretazione e nel seguire la musica, donano ciascuno sé stesso all’altro unendosi ad esso, pur mantenendo la propria peculiare bellezza e bravura diventano, insieme, nell’abbraccio, qualcosa d’altro e di nuovo nell’unione perfetta che scaturisce dal comune intento, il ballo. Così in questo libro si raggiungono tali perfezioni altre, ciascuno dei due artisti ha la propria peculiarità artistica, ma uniti creano ed entrano in un nuovo schema di bellezza, dando vita ad un’opera d’arte ben definita, apprezzabile e distinta dalle singole parti che la compongono.

I tratti del maestro Sassu, in alcune tavole, sembrano soltanto abbozzati, è come se prelevasse una realtà recondita, invisibile, restituita alla visione degli occhi del mondo. I colori in alcune tavole sono solo accennati, come a far sì che non abbiano il sopravvento sul tema dettato dalle linee. Altri quadri hanno invece colori forti ben contrastati, due o tre colori, non di più, a voler segnare delle differenze e dei confini nei pensieri dei soggetti narrati. Insomma un pittore eclettico nel tratto e nella colorazione dei propri soggetti, ma senza dubbio con un carattere deciso e uno stile riconoscibile. Teresa Ferri ci accompagna in questa galleria proponendo i suoi altrettanto decisi colori in versi, con acume e decisa ispirazione poetica.

 

 

Le sorelle 1965, di Aligi Sassu

 

 

Dissonanze

 

Di uguale colore i capelli corvini,

diversi i volti, gli sguardi,

ma entrambe parlano lo stesso linguaggio,

oscure dolcezze ad arte stillate,

bufera di rose spiumate tra note.

 

Di pietra il dolore negli occhi dell’una

immoti e fissi su un punto impreciso,

la vita o forse il nulla

la smorfia esagnato su labbra carnose.

Forse di mondi intravede foschie.

 

D’onice arguto le pupille dell’altra,

voraci di vita le labbra,

come ape golosa di un cuore di fiore.

Fughe per cieli e biscrome tradisce

lo sguardo sagace, del filo d’erba

curioso e dell’intero rosaio.

 


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