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La donna giusta

Narrativa

Sándor Márai
Adelphi Edizioni

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 04/04/2014 12:00:00

 

Esiste davvero una “Donna giusta”, ovvero un grande e perfetto amore che resta incrollabile e fermo lungo il corso degli anni e degli eventi e soprattutto è in grado di valicare le differenze sociali? Marai ci fa raccontare da quattro voci diverse una storia d’amore che sembra capace di rispondere a queste domande. Una contadina, di estrazione sociale davvero bassa, diventa cameriera nella casa di una famiglia borghese altolocata, il rampollo della famiglia se ne invaghisce, vivendo metà della sua vita in attesa del momento di poter finalmente sposare la sua donna giusta; nel frattempo si sposa con una donna del suo rango ma lascia naufragare il matrimonio struggendosi per la bella Judit, cameriera della madre. La prima a prendere la parola è appunto l’ex moglie, Marika, che inizia ad illustrare la storia dal suo punto di vista, quello della donna mai amata e tradita, anche se solo nei pensieri. Marika scopre casualmente la verità grazie all’accidentale ritrovamento di un pezzetto di nastro, e questa strisciolina di tessuto sarà il suo personale filo di Arianna attraverso i meandri di una verità scomoda e lacerante. La seconda voce cui è affidato il successivo capitolo/monologo è quella di Peter, il marito, che ricostruisce la sua vita di borghese custode dei valori apparentemente inossidabili ed immutabili della società cui appartiene, alle prese con l’amore verso una donna di rango sociale troppo basso perché la relazione fra i due non assuma le tinte di uno scandalo sociale. Peter, lentamente, si disfa di tutti gli orpelli sociali per sposare Judit, ma quel che scoprirà sarà una grande e dolorosa delusione. Conduce il terzo dei monologhi Judit, ormai lontana da Budapest, raccontando la storia al suo giovane amante, un musicista, al quale è affidata anche la quarta ed ultima parte.

La storia è molto bella e profonda, narrata con la grande maestria di Marai, ed è leggibile come un tentativo di ascesa di una povera contadina verso il mondo magico e sognato della vita agiata e del lusso. Da parte di Peter vi è tutto l’amore possibile tra esseri umani, ma frenato dalla consapevolezza delle difficoltà di una simile unione agli occhi della società. Marika vive un grande ma fatuo amore per Peter, ella cerca di penetrare completamente l’animo del marito, anche usando come pretesto il figlio che darà alla luce durante il breve matrimonio, ma capisce ben presto che nulla sa del marito, e che è impossibile pensare di possedere profondamente una persona che sfugge. Il giovane musicista, infine, rappresenta l’animo scapestrato di un giovane cui una donna fa affidamento per tentare di riscattare con una follia una vita passata nell’attesa e nel calcolo. Tra i quattro personaggi narranti fa capolino un amico di Peter, un affermato scrittore di cui Judit sembra innamorarsi dopo il naufragio del suo matrimonio con Peter. Questi è il personaggio più enigmatico del romanzo, scrittore, amante delle parole sino al punto di non scrivere più romanzi per non imbrigliarvi le parole tanto amate, ma anche consapevole della fine dell’arte, del graduale disinteresse delle persone verso forme più elevate di comunicazione. Questo personaggio, sebbene appaia forse in misura più marginale nella vicenda è quello che invece fa da perno e riesce a portare la vicenda dalla sfera intimista a quella più ampiamente sociale.

Faccio una breve parentesi per dire che il romanzo si pone a cavallo della seconda guerra mondiale, e tra le pieghe delle vicende umane fanno capolino quelle di un Paese di fronte ad un radicale cambiamento, la fine di una società fondata sulla borghesia sostituita dal comunismo portato dai soldati russi, con tutto quello che ne conseguì per la società ungherese.

Alla luce di questi fatti possiamo immaginare come Judit rappresenti il proletariato, l’umile popolo che vuole ad ogni costo impossessarsi di almeno un po’ della ricchezza di cui hanno, sino a quel momento, goduto i pochi borghesi. Peter, come già detto, appartiene all’alta borghesia, e ne è l’emblema, più volte nel romanzo viene sottolineato come la borghesia sia soprattutto uno stile di vita e di pensiero, una società nella società, una tradizione da difendere. Judit, nel suo rappresentare il popolo umile, tenta di entrare in possesso di quanto ha sempre desiderato avere, sin dal giorno in cui per ripararsi dal freddo, con la sua famiglia passò l’inverno in una buca nel terreno. Eccellente metafora questa per sottolineare come i poveri siano frutto della terra, mentre i ricchi di un empireo celeste, lontano ed arduo da scalare. E mentre Judit fa crollare i bastioni del mondo borghese, distruggendo dapprima il rassicurante matrimonio di Peter con Marika, e poi rubando tutto quello che può dai beni del marito, la Storia fa crollare le mura della città stessa. A questo punto interviene il legame con lo scrittore, legame sterile, i due non si toccano nemmeno, Judit passa le ore ad ascoltare le parole o i silenzi dell’uomo, che le parla dell’arte, del suo disfacimento in una società sempre più legata ai bisogni materiali. Ed è qui che la donna, dimentica dei beni e delle ricchezze della borghesia, anela ad un livello superiore, quel che è mancato nei secoli al popolo, ai contadini come lei e la sua famiglia, è soprattutto l’istruzione, l’arte, il bello.

In seguito ad un bombardamento, lo scrittore scompare, Judit visita le macerie della sua casa, ne ritrova i libri abbandonati, i ponti sul Danubio sono stati fatti crollare, il presente si stacca dal passato. Vi è una stasi. Quando i ponti sono ricostruiti, la Storia riprende il suo corso, passato e futuro sono di nuovo in comunicazione attraverso il presente, passaggio in cui tutti si affollano. Ed è sul ponte appena ricostruito che Judit vede per l’ultima volta Peter, poi parte verso Roma, per ritrovare lo scrittore. Si riconcilia e dice addio al mondo borghese che desiderava, rincorre qualcosa di più elevato, ma non ce la fa a raggiungerlo. Trova uno squattrinato e bel musicista cui affida il testimone del popolo desideroso di riscatto. Gli dà i gioielli da vendere per raggranellare qualche soldo e potersi illudere, ancora. Al termine del romanzo troviamo il giovane emigrato in America, grande – nuovo – miraggio del popolo, una terra nuova dove potersi affermare.

La grandezza di questo romanzo, oltre alla sua bellezza e perfezione narrativa sta nel raccontare la Storia attraverso una vicenda apparentemente d’amore, di desiderio, di attesa che mostra in filigrana le attese di una nazione intera.

 


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