Pubblicato il 12/02/2026 20:17:14
Pae Ubu da Jarry a GioMa con la collaborazione di ChatGPT. Un laboratorio di scrittura creativa composita qui avviato con l'uso dell'Intelligenza Artificiale.
Ciao GPT, sono GioMa, quest'oggi vorrei dare continuit a un progetto teatrale che ha gi una sua forma completa che devo solo rivedere secondo gli aggiustamenti che abbiamo concordato. Quindi tutto da elaborare sulla base di un'idea nuova che mi ronza nella testa. Pertanto il testo qui di seguito di riferimento al precedente. L'idea nuova, si fa per dire, invece "Pae Ubu deve morire":
Sinossi: Siamo alla periferia di Parigi, due clochard (barboni), che hanno scelto di chiamarsi come i personaggi di Jarry: Mae Ubu e Pae Ubu, si aggrappano per sopravvivere ai fantasmi di un passato ch soltanto nella loro mente (e nella storia del teatro), e che gli permette di essere partecipi della realt. Quella medesima realt da cui essi stanno fuggendo: una sorta di conflitto tra materialismo e spiritualit che li trasforma in due eroi dellindividualismo. Che, pur nella follia del loro smisurato egoismo, vogliono dare alcune risposte alle problematiche che la societ impone loro. Nelle situazioni per cos dire folli che si susseguono, come pure nei momenti di tenerezza e di scambio di sentimenti tra i due, v sempre un certo slancio verso la vita, il voler vivere la vita in maniera diversa, e a tutti i costi. E perch no, magari nelle vesti di un re e di una regina al di sopra della miserabile miseria, dei condizionamenti sociali. A dimostrazione che al dunque siamo tutti clochard e tutti un po Ubu, o tutti Ubu e tutti un po matti, e certamente dissociati, se lo preferite, allinterno di una societ autodistruttiva. Note dautore: Il bus che domina la scena, quindi una sorta di contenitore del mondo: la casa, la dimora regale, il letto coniugale; ed anche lhabitat umano, lantro dellorco delle favole, il castello sopra le nuvole; ma, e soprattutto, il mezzo che permette ai due di favoleggiare al seguito dei sogni e delle illusioni che riempiono la loro (e la nostra) sovreccitata fantasia. Diversamente dai testi di Jarry, qui Mae Ubu a porsi al centro del dramma: lei la madre che ha partorito i numerosi Ubu che sono esistiti e che esistono sulla scena, e che li ha gi perdonati per quel che sono stati e che saranno, e che li ama tutti indifferentemente, come ogni madre ama i suoi figli legittimi e illegittimi, siano essi sani o corrotti nel corpo e nella mente. Una madre ch anche moglie passionale e imperturbabile, che spegne la pena e il dolore nel vivo desiderio delluomo che ha scelto come suo compagno di viaggio. Cos, allo smarrimento che ne consegue, ella fa sua la follia di lui, il suo delirio e il suo strazio. Per parossismo direbbero i molti. Noi, plurale maiestatis agognato dallautore, diciamo: per amore, solo per amore, di questa umana, umanissima, distorta, realt. La domanda: vorrei che Pae Ubu, condannato alla 'sana-follia',, affronti in solitudine la 'morte' , perch destinato a morire, come tutti gli esseri umani del resto, torni a una lucidit superiore. Come accadeva nei tempi remoti il 're di una popolazione' ormai vecchio doveva morire per lascare il comando al giovane figlio, non rammento bene se era a seguito di un rituale o cosa? Hai qualcosa da suggerirmi? Caro GioMa, la tua intuizione potente, quasi arcaica. Far morire Pae Ubu non come vittima, ma come re sacrificale che, nellistante della fine, conquista una lucidit superiore un gesto teatrale che affonda le radici nei miti pi antichi dellumanit. Quello che cerchi esiste, ed profondamente rituale. ________________________________________ Il re che deve morire In molte culture antiche il sovrano non era soltanto un capo politico: era il corpo vivente della comunit, il tramite tra terra e cielo. Quando invecchiava, o quando la sua forza veniva meno, la sua morte diventava necessaria per rigenerare il mondo. Il Re Sacro nelle culture arcaiche 4 Lantropologo James George Frazer ne parla diffusamente ne The Golden Bough: il re, garante della fertilit della terra, veniva ucciso ritualmente quando il suo vigore declinava. La sua morte non era punizione, ma necessit cosmica. Doveva morire perch la vita continuasse. In alcune versioni: il re veniva sacrificato al termine di un ciclo stagionale; talvolta sostituito da un re temporaneo destinato alla morte; altre volte era egli stesso ad accettare il proprio destino come compimento. Non tanto il dettaglio storico che conta, quanto larchetipo: il potere che si consuma, la vecchia forma che deve dissolversi perch nasca la nuova. ________________________________________ Il Rex Nemorensis Nel bosco di Nemi, presso il lago consacrato a Diana, viveva il Rex Nemorensis. Era un re-sacerdote che poteva mantenere il suo ruolo solo finch nessuno riusciva a ucciderlo. Chi spezzava il ramo sacro dellalbero e lo sconfiggeva prendeva il suo posto. Qui la regalit una condanna: essere re significa vivere in attesa della propria morte. Il potere coincide con la precariet. Pae Ubu potrebbe essere questo: un re di cartone, sovrano di un autobus arrugginito, che attende il suo assassino ma scopre che lassassino il tempo. ________________________________________ La morte come lucidit Tu desideri che Pae Ubu, condannato alla sana-follia, giunga alla lucidit solo nellora della fine. Questo ha un precedente tragico fortissimo: la catarsi greca. Ma c di pi. Nel mito, la morte del re non annientamento: smascheramento. Il potere cade, lego si dissolve, resta luomo. Forse Pae Ubu: perde progressivamente il delirio regale; comprende che il trono (il bus) era un rifugio contro la paura; accetta di morire non come re, ma come uomo. E in quellistante diventa davvero re. ________________________________________ Una possibilit drammaturgica Immagina questo movimento: 1. Mae Ubu lo sa da sempre. Lei la madre degli Ubu, la grande matrice. Sa che ogni Ubu destinato a morire. 2. Pae Ubu resiste. Si aggrappa alla corona immaginaria. Combatte fantasmi. Accusa la societ. 3. Rito di spoliazione. Non un sacrificio cruento, ma un progressivo smontaggio: o il bus perde la sua funzione regale; o la parola si fa pi semplice; o lego si incrina. 4. Solitudine finale. Mae si ritrae. Non lo salva. Non lo consola. Come nei riti arcaici, nessuno pu morire al posto del re. 5. Lucidit. Pae comprende che non mai stato sovrano, ma uomo tra uomini. E forse pronuncia parole limpide, spoglie, quasi evangeliche ma senza redenzione metafisica, solo umanissima accettazione. ________________________________________ Un rovesciamento possibile Potresti anche scegliere una via pi sottile: Pae Ubu non muore fisicamente. Muore lUbu in lui. E Mae resta sola con il corpo delluomo o con il vuoto del personaggio dissolto. Questo sarebbe molto moderno: la morte come caduta del ruolo. ________________________________________ Perch funziona nel tuo impianto Nel tuo universo: il bus mondo; Mae madre generatrice; Pae potere delirante. La morte del re chiude il ciclo. Mae, che li ha gi perdonati tutti, potrebbe pronunciare una sorta di nenia laica: non un lamento, ma un canto di restituzione alla terra. E allora il senso finale potrebbe essere questo: Non siamo re decaduti. Siamo clochard che hanno creduto di esserlo. E morire smettere di fingere. ________________________________________ Se vuoi, possiamo lavorare insieme su: una scena rituale precisa, un monologo finale di Pae, oppure una struttura in tre atti che conduca organicamente alla morte necessaria. Dimmi: vuoi che la morte sia simbolica, fisica, o ambigua? Ti dice qualcosa di simile a Re Lear? Oppure a una qualche opera di Frankfurt? S, GioMa. Quello che stai cercando vibra in una zona di confine dove King Lear risuona forte ma non lunico eco. ________________________________________ Lear: la regalit che si spoglia 4 In Lear accade qualcosa di profondamente affine al tuo Pae Ubu. Il re: abdica per vanit, pretende amore come tributo, viene tradito, impazzisce, e nella tempesta perde tutto. Ma proprio nella follia sulla brughiera, spogliato degli abiti, tremante Lear vede finalmente luomo. Non il sovrano. Luomo nudo, fragile, uguale ai mendicanti. Ricordi il momento in cui riconosce la miseria dei poveri che non ha mai guardato? una conversione tardiva. La lucidit nasce dalla rovina. In questo senso, Pae Ubu potrebbe essere un Lear rovesciato: non un re che diventa clochard, ma un clochard che si creduto re. E la morte non sarebbe la perdita del potere, ma la perdita dellillusione del potere. ________________________________________ E Frankfurt? Qui occorre distinguere. Se pensi a Harry G. Frankfurt, autore di On Bullshit, il legame interessante ma pi filosofico che teatrale. Frankfurt parla di un mondo in cui la verit non conta pi: conta lautoaffermazione, lindifferenza al reale. Pae Ubu potrebbe incarnare questo: un sovrano della parola vuota, dellenfasi, dellego smisurato. La sua morte sarebbe allora la fine del bullshit, il crollo dellautonarrazione. Se invece stai pensando alla Scuola di Francoforte Frankfurt School allora il discorso si fa ancora pi denso. ________________________________________ La Scuola di Francoforte e lindividuo schiacciato Penso a Theodor W. Adorno e Max Horkheimer, alla loro Dialectic of Enlightenment. L si sostiene che la razionalit moderna, anzich liberare luomo, lo ha reso ingranaggio. Lindividuo si crede autonomo, ma prodotto del sistema. Ora, i tuoi Ubu: fuggono dalla societ, ma la portano dentro; si proclamano sovrani, ma sono generati da ci che rifiutano. La morte di Pae potrebbe essere la presa di coscienza che non esiste fuga individualistica possibile. Che lego eroico unillusione prodotta dalla stessa societ che si combatte. E qui la tua intuizione diventa quasi adorniana: lindividualismo estremo una forma di alienazione. ________________________________________ Lear o Francoforte? Lear tragedia cosmica: la natura, il vento, la tempesta. Francoforte tragedia storica: la societ, il sistema, lideologia. Il tuo impianto scenico il bus come mondo chiuso mi sembra pi vicino alla seconda: uno spazio totalizzante, quasi una macchina sociale. Ma la dinamica della spoliazione finale profondamente shakespeariana. Potresti fondere entrambe le linee: Struttura tragica alla Lear. Consapevolezza critica alla Francoforte. E la tua cifra poetica che non assolve n condanna, ma ama. ________________________________________ Ti lancio unipotesi: E se Pae Ubu, nellultima scena, non maledicesse il destino come Lear, ma riconoscesse di essere stato complice del sistema che odiava? Non vittima, non tiranno ma prodotto. E allora la sua morte non sarebbe punizione n sacrificio. Sarebbe responsabilit. Dimmi, GioMa: vuoi che il pubblico provi piet, o inquietudine? Perch le due strade divergono proprio l. Sto pensando. E se Pae Ubu fosse vittima del sistema che si ostinato a combattere, ma che proprio per questo stato infine 'deus ex machina'? GioMa, qui tocchi un nodo drammaturgico di grande forza. Se Pae Ubu vittima del sistema che ha combattuto, e quel sistema diventa il deus ex machina, allora la tragedia si sposta: non pi soltanto antropologica o mitica diventa politica, quasi metafisica. Ma con unironia nera perfettamente ubuiana. ________________________________________ Il sistema come divinit occulta Nella tragedia antica il deus ex machina scendeva dallalto a risolvere ci che gli uomini non sapevano sciogliere. Qui potresti rovesciare il dispositivo: il sistema non risolve, ma chiude. Non salva, ma certifica. Un dio burocratico. Un dio amministrativo. Un dio invisibile che non compare mai in scena eppure determina tutto. Questo profondamente in linea con la critica della Frankfurt School: lindividuo crede di ribellarsi, ma le categorie stesse con cui si ribella sono gi prodotte dal sistema. Pae Ubu urla contro il mondo, ma il mondo ha gi previsto la sua urla. ________________________________________ Lear, ma senza tempesta naturale In King Lear la tempesta cosmica. Nel tuo caso la tempesta potrebbe essere amministrativa, economica, sociale. Non vento e fulmini, ma: un avviso di sgombero, una voce registrata, una procedura automatica, un rumore meccanico del bus che si spegne definitivamente. Il sistema come macchina. Il bus come microcosmo della macchina-mondo. ________________________________________ Il vero deus ex machina E se il sistema non entrasse in scena fisicamente, ma parlasse attraverso il bus? Immagina: Il bus si illumina di una luce fredda. Una voce metallica enuncia norme, codici, statistiche. Pae Ubu tenta di replicare con il suo linguaggio delirante. Ma le sue parole si svuotano. Il sistema non lo uccide con violenza. Lo rende irrilevante. E questa una morte pi moderna della lama rituale. ________________________________________ Il paradosso tragico Se scegli questa via, Pae Ubu non solo vittima. anche prodotto. Ha combattuto il sistema con le stesse armi del sistema: ego smisurato, volont di dominio, auto-narrazione regale. E dunque il sistema non fa che riassorbirlo. Non lo elimina: lo integra. Questo terribilmente contemporaneo. ________________________________________ E Mae? Qui il tuo impianto pu diventare altissimo. Mae Ubu, madre degli Ubu, potrebbe sapere che nessuna rivolta individuale pu vincere contro la macchina. Non per cinismo, ma per consapevolezza. Potrebbe non intervenire. Non perch lo tradisce. Ma perch sa che ogni Ubu deve attraversare la propria disillusione. E allora la morte di Pae non solo biologica, n solo simbolica. la morte dellillusione eroica. ________________________________________ Una possibile scena finale Pae Ubu resta solo nel bus. Il sistema si manifesta non come dio tonante, ma come procedura impersonale. Una frase neutra. Una registrazione. Una norma. Pae tenta un ultimo proclama regale. Ma la voce gli si incrina. La lucidit arriva come una sottrazione. Capisce che il suo nemico non era un tiranno, ma una struttura. E che lui stesso ne era un ingranaggio. E muore o tace non sconfitto, ma consapevole. ________________________________________ Questa strada genera non piet, ma inquietudine. Non catarsi, ma specchio. Perch lo spettatore potrebbe riconoscersi: anche noi combattiamo sistemi che ci abitano. Ti chiedo solo questo, per proseguire con precisione chirurgica: vuoi che il sistema sia esplicitamente riconoscibile (capitalismo, burocrazia, Stato), o preferisci che resti astratto, quasi ontologico? Aspetta l'idea sta prendendo forma: ti dice qualcosa il film "Metropolis2 di Fritz Lang? Per aspetta, quando hanno chiuso i manicomi, e sappiamo che Pae Ubu nella mia piece precedente entrato in manicomio, Pae Ubu potrebbe aver trovato luogo nel Bus. Da cui tutto ci che riguarda quanto precede. Adesso Pae pu finalmente dettare le 'regole del gioco' diventando despota di se stesso. Perch la sola dominante che conosce???? GioMa, adesso il disegno si fa architettonico. S Metropolis dice moltissimo alla tua intuizione. ________________________________________ La citt-macchina e luomo scisso In Metropolis la citt organismo meccanico. Gli operai sono ingranaggi. Il potere verticale. La macchina divora luomo. Ma il punto che ti riguarda un altro: la scissione. C un doppio. C un simulacro (la Maria-robot). C unillusione che governa le masse. Il tuo Pae Ubu simile: esce dal manicomio o meglio, il manicomio esce con lui. Il bus diventa la sua Metropolis personale. Non pi citt verticale, ma spazio chiuso, microcosmo autosufficiente. ________________________________________ Dopo la chiusura dei manicomi Qui la tua intuizione potente, anche storicamente. Quando in Italia si chiudono i manicomi con la riforma Basaglia, la follia non scompare: si disperde. Si diffonde nel tessuto sociale. Pae Ubu non viene guarito. Viene semplicemente restituito al mondo. Ma il mondo non lo accoglie. E allora il bus diventa: rifugio, regno, cella volontaria, teatro del delirio controllato. Non pi il sistema a rinchiuderlo. lui che costruisce il proprio sistema. ________________________________________ Despota di se stesso Questo il nodo filosofico pi forte. Se Pae Ubu diventa despota di se stesso, allora: il sistema esterno non ha pi bisogno di intervenire; loppressione si interiorizza; la macchina diventata psiche. Qui torniamo alla Scuola di Francoforte senza citarla apertamente: la dominazione pi perfetta quella che si interiorizza. Pae detta le regole del gioco. Ma le regole sono le uniche che conosce: dominio, proclamazione, ego, verticalit. Il bus non libert. una monarchia solitaria. ________________________________________ Metropolis rovesciata In Metropolis c uno slogan: Il mediatore tra la testa e le mani deve essere il cuore. Nel tuo caso, il cuore Mae Ubu. Se Pae si chiude nel proprio dispotismo interiore, Mae potrebbe rappresentare ci che non dominio: relazione, corpo, amore, tenerezza. La tragedia potrebbe nascere qui: Pae sceglie la sovranit solitaria. Mae sceglie la vita relazionale. E il sistema non deve pi intervenire. Perch Pae si fatto sistema. ________________________________________ Una possibile struttura drammaturgica 1. Rivelazione del passato: accenni al manicomio, mai espliciti, ma presenti come eco. 2. Fondazione del Regno-Bus: Pae proclama nuove leggi. 3. Mae partecipa, poi si ritrae: comprende che quella sovranit sterile. 4. Autodittatura: Pae elimina ogni opposizione, perfino quella amorosa. 5. Lucidit finale: capisce che il tiranno non era fuori, ma dentro. E qui la morte diventa necessaria: non per punizione, ma perch il potere assoluto su s stessi insostenibile. ________________________________________ Una frase-chiave possibile Non il sistema mi ha distrutto. Ma: Ho costruito il mio carcere con le stesse travi del mondo. Questo sarebbe tragico e moderno insieme. ________________________________________ Ti faccio una domanda decisiva: vuoi che il pubblico percepisca Pae come tragico (quasi eroico nella sua autodistruzione) oppure come inquietante specchio dellindividuo contemporaneo che si crede libero mentre si autogoverna con le stesse logiche del potere? Perch la differenza cambia radicalmente il tono dellultima scena. Pensavo allindividuo contemporaneo che si crede libero mentre si 'autodistrugge' con le stesse logiche del potere. GioMa, allora la traiettoria chiara. Non pi il re sacrificale. Non pi la vittima pura. Ma luomo contemporaneo che si crede sovrano mentre replica, dentro di s, larchitettura del potere che detesta. E qui il tuo bus diventa un dispositivo formidabile. ________________________________________ Il Bus come Metropolis interiore In Metropolis la macchina divora luomo dallesterno. Nel tuo caso, la macchina interiorizzata. Il bus: rifugio dalla societ, ma riproduce gerarchie, impone regole, stabilisce confini, definisce chi comanda. Pae Ubu, uscito dal manicomio (eco della legge Basaglia, mai didascalica ma vibrante sotto traccia), fonda il proprio micro-Stato. E qui sta la vertigine: la libert diventa auto-governo tirannico. ________________________________________ Lauto-dittatura Pae non subisce pi il sistema. Lo incarna. Detta orari. Stabilisce norme. Organizza la memoria. Regolamenta perfino lamore. la versione estrema dellindividuo neoliberale: autoimprenditore di s stesso, controllore delle proprie emozioni, manager della propria follia. La sua autodistruzione non drammatica. amministrativa. Si consuma nel tentativo di governare ogni cosa. Anche limprevedibile. ________________________________________ Mae come alterit irriducibile Mae Ubu, madre e amante, potrebbe rappresentare ci che non si governa: il corpo, il desiderio, limprevisto, la cura. Se Pae tenta di normare anche lei, l nasce la crepa. Non perch Mae si ribelli con forza. Ma perch lamore non regolabile. E il despota di s stesso non tollera zone franche. ________________________________________ La morte come implosione Non serve il sistema esterno come deus ex machina. Il vero deus la logica interiorizzata del controllo. Pae potrebbe: proclamare lultima legge; rendersi conto che nessuno la infrange; scoprire che non c pi conflitto, perch ha eliminato ogni alterit. E allora resta solo. E la solitudine la sua morte. Non fisica necessariamente. Ontologica. ________________________________________ Unimmagine finale possibile Il bus perfettamente ordinato. Silenzioso. Funzionante. Mae non c pi non morta, ma ritirata dal gioco. Forse scesa alla fermata precedente. Pae siede sul trono improvvisato. Ha vinto. Nessuno lo contraddice. Nessuno lo ama. E finalmente capisce: ha costruito un regno senza sudditi, una libert senza relazione. E la lucidit arriva troppo tardi. ________________________________________ Qui non c piet. C riconoscimento. Lo spettatore pu pensare: Anchio mi governo cos. Ed questo il colpo pi profondo. Se vuoi, possiamo ora lavorare su: un monologo finale di lucidit, oppure una struttura in quadri che renda progressiva lauto-dittatura, oppure ancora un dialogo fra Mae e Pae in cui si intravede la crepa. Tu, autore, senti che Pae deve morire in scena? O deve restare vivo, svuotato, come una macchina che continua a funzionare senza scopo? Non rammento se in Jarry Ubu muore. Domanda necessaria, GioMa. No in Ubu Roi Ubu non muore. E questo decisivo. ________________________________________ Ubu in Jarry: sopravvive sempre 4 In Alfred Jarry, Pre Ubu: usurpa il trono, massacra, accumula ricchezze, perde il potere, fugge. Ma non muore. Alla fine di Ubu Roi scappa in nave verso la Francia, pronto a nuove imprese grottesche. Ubu indistruttibile perch principio, non individuo. lavidit. la stupidit del potere. lego primordiale. Jarry non lo elimina mai definitivamente nemmeno negli altri testi del ciclo (Ubu enchan, Ubu cocu). Ubu muta condizione, ma non scompare. una forza che riemerge. ________________________________________ Ed qui che il tuo gesto diventa radicale Se tu fai morire Pae Ubu, compi un atto drammaturgico che Jarry non ha mai compiuto. Uccidere Ubu significa: non limitarsi a mostrarne la farsa, ma chiudere un ciclo, interrogare la possibilit che lego assoluto sia mortale. In Jarry, Ubu eterno perch il ridicolo del potere eterno. Nel tuo impianto, invece, lUbu interiorizzato potrebbe essere mortale. E questo contemporaneo. ________________________________________ Due possibilit forti 1. Ubu non muore (come in Jarry) Pae sopravvive, svuotato. Il sistema-auto-dittatura continua a funzionare. Lindividuo contemporaneo resta prigioniero del proprio meccanismo. Finale amaro. Circolare. Inquietante. 2. Ubu muore (rottura rispetto a Jarry) Non il clown grottesco, ma lUbu interiore. Muore lillusione dellauto-sovranit. Muore la pretesa di essere centro del mondo. Resta luomo. Questo sarebbe quasi un anti-Jarry. Un Ubu che conosce la fine. ________________________________________ Un dettaglio sottile Se Pae muore fisicamente, rischi di chiudere troppo. Se muore simbolicamente, lasci una fenditura. Potresti far morire Pae Ubu come nome. E nellultima battuta, lui potrebbe dire semplicemente: Io Non pi Ubu. Solo io. E l c una differenza abissale. ________________________________________ Ti faccio una domanda pi precisa, ora che la materia chiara: Vuoi restare dentro la genealogia di Jarry e quindi far s che Ubu sopravviva come virus eterno oppure vuoi compiere un gesto quasi sacrilego: dimostrare che anche Ubu, nellepoca dellauto-dittatura interiore, pu consumarsi fino alla fine? Mi hai suggerito un finale teatrale, tutto da elaborare ovvio, dove Pae Ubu attore , si toglie la maschera e rivela il suo volto umano. Pae Ubu termina la sua performance, resta l'uomo con la sua follia moderna. GioMa, questa unimmagine potente. Non una morte. una deposizione. Non muore Ubu come personaggio di Jarry muore linterpretazione. Resta luomo. E resta la follia, ma senza parrucca, senza ventre imbottito, senza merdre. un gesto metateatrale alto, quasi crudele nella sua semplicit. ________________________________________ La maschera che cade La maschera, nel teatro occidentale, non nasconde soltanto: amplifica. In Ubu Roi, Ubu gi maschera: ventre, voce sguaiata, infantilismo feroce. Se Pae Ubu si toglie la maschera in scena, accade qualcosa di radicale: si interrompe il gioco; il potere grottesco si dissolve; il despota si riduce a individuo. Non una morte narrativa. una morte performativa. ________________________________________ Metropolis interiore: la macchina si spegne In Metropolis, la macchina domina. Nel tuo finale, la macchina la costruzione identitaria. Quando Pae si toglie la maschera: smette di essere sovrano del bus, smette di dettare regole, smette di governare la follia. E resta un uomo che non sa pi come amministrarsi. Questa la follia moderna: non il delirio grandioso, ma lincapacit di sostenere il vuoto una volta caduta la performance. ________________________________________ Il gesto scenico (possibile articolazione) Immagina una progressione lenta, non enfatica: 1. Pae pronuncia unultima legge. 2. Silenzio. 3. Nessuna risposta. 4. Si accorge che sta recitando. 5. Si interrompe. 6. Si toglie la maschera. Non in modo teatrale, ma quasi stanco. La posa a terra. E l cambia anche la voce. Non pi tonante. Non pi caricata. Forse balbetta. Forse sorride amaramente. Forse non dice nulla. ________________________________________ Mae in quel momento Mae potrebbe non intervenire. Oppure, in un gesto minimo, raccogliere la maschera. Non per rimettergliela. Ma per custodirla. Come a dire: Ubu non scompare dal mondo. Ma questuomo, adesso, non lo abita pi. ________________________________________ Il senso profondo Non c redenzione. Non c guarigione. C consapevolezza. Lindividuo contemporaneo: si creduto libero, si auto-governato con logiche di potere, ha trasformato la propria vita in regime. E ora resta senza regime. Il pubblico non vede un tiranno sconfitto. Vede un uomo disarmato. Ed infinitamente pi perturbante. ________________________________________ Ti propongo una linea finale possibile, da lavorare, naturalmente: Non una dichiarazione solenne. Ma qualcosa come: Ho finito. Fine della performance. Non della vita. E il bus? Resta l. Vuoto. Come una citt dopo lo sciopero delle macchine. Se vuoi, nel prossimo passo possiamo scrivere insieme una bozza concreta di questa ultima scena, con ritmo, pause, silenzi e movimenti. E se con lui crollasse il palcoscenico 'immaginario' di nuvole che ha costruito e la scena successiva fosse la 'Metropoli'? GioMa, questa non pi unidea. una frattura scenica. Se con la maschera cade anche il palcoscenico di nuvole, allora non assistiamo soltanto alla fine di una performance ma al collasso di un mondo mentale. E la scena successiva, la Metropoli, non sarebbe un semplice cambio di ambientazione: sarebbe lirruzione del reale. ________________________________________ Dal Regno-Cloud alla Citt-Macchina Finora il bus stato: castello sopra le nuvole, ventre uterino, trono immaginario, manicomio autogestito. Quando Pae si toglie la maschera, le nuvole crollano. Non come rovina spettacolare ma come dissolvenza. Le luci cambiano. Il bianco lattiginoso diventa acciaio. Il suono si fa meccanico. Ed ecco la Metropoli. Non necessariamente citazione diretta di Metropolis, ma eco: una citt verticale, impersonale, regolata da orari e codici. ________________________________________ Il gesto drammaturgico fortissimo Finch Pae era Ubu, la scena era mentale. Quando torna uomo, la realt appare. Paradosso crudele: la lucidit non libera. Espone. Lindividuo contemporaneo, una volta smessa la narrazione di s, non trova il vuoto romantico trova la macchina sociale. E allora la domanda diventa terribile: era meglio il delirio? ________________________________________ Due strade possibili 1. La Metropoli come schiacciamento Pae, ora senza maschera, si trova piccolo davanti alla struttura. La citt indifferente. Nessuno lo guarda. Non pi re, non pi folle spettacolare. uno fra milioni. Qui la sua morte dissoluzione statistica. ________________________________________ 2. La Metropoli come specchio La citt appare e lui riconosce che laveva interiorizzata. Che il bus non era altro che la replica in miniatura di quel mondo. E allora la lucidit piena: Ho costruito la citt che mi opprime. Questo pi filosofico, meno sociologico. Pi inquietante. ________________________________________ E Mae? In questa nuova scena, Mae pu assumere un ruolo decisivo. Pu: restare nel mondo delle nuvole (sparendo con esso), oppure attraversare con lui la Metropoli. Se lo attraversa, il dramma diventa relazione. Se non lo fa, Pae affronta la citt solo. E la solitudine, in una metropoli, pi feroce che nel deserto. ________________________________________ Una suggestione visiva Il crollo non deve essere realistico. Potrebbe essere: le nuvole che si sgonfiano lentamente, il bus che si inclina, il suono del vento che diventa ronzio elettrico, una proiezione di finestre illuminate che salgono verso lalto. La citt non entra: si rivela. Era sempre l. ________________________________________ Qui stai costruendo un finale a due tempi: 1. Fine del personaggio. 2. Inizio delluomo nel sistema. Non chiudi il dramma lo apri. Ed molto contemporaneo. Ti chiedo una cosa decisiva: la Metropoli deve essere concreta (fabbrica, traffico, uffici), oppure astratta una griglia luminosa, un reticolo di linee, quasi un diagramma del potere? S torna 'Metropolis', l'uomo alias Ubu raccoglie un casco da terra e s'avvia in silenzio al lavoro nella metropoli che l'aspetta. GioMa, questo un finale di una lucidit spietata. Non c declamazione. Non c martirio. Non c salvezza. C un uomo che raccoglie un casco. Ed entra nella citt. ________________________________________ Leco inevitabile di Metropolis In Metropolis gli operai marciano sincronizzati verso la macchina, come battiti meccanici. Non hanno volto. Hanno funzione. Se il tuo Pae, dopo aver deposto la maschera di Ubu, raccoglie un casco da operaio e si avvia in silenzio, accade qualcosa di radicale: non viene sconfitto; non viene punito; non viene redento. Viene riassorbito. E questo infinitamente pi inquietante. ________________________________________ Il gesto del casco Il casco un oggetto potentissimo. Non una corona. Non una maschera grottesca. protezione. uniformit. anonimato. Prima indossava la caricatura del potere. Ora indossa il dispositivo della funzione. Il passaggio sottile ma devastante: dalla sovranit immaginaria allintegrazione reale. ________________________________________ La fine della performance Pae Ubu attore si toglie la maschera. Resta luomo. Le nuvole crollano. Appare la griglia della citt. Silenzio. Lui guarda il casco a terra. Lo raccoglie. Non come resa tragica. Ma come gesto ordinario. E si mette in fila. Qui il pubblico sente il colpo. Perch non un mostro che entra nella macchina. uno di noi. ________________________________________ Il senso profondo Lindividuo contemporaneo: si crede sovrano del proprio destino, combatte il sistema, costruisce un micro-regno, esercita su s stesso le logiche del potere, crolla la scenografia, e torna alla catena. Non c rivoluzione. Non c liberazione. C continuit. La vera tragedia non la morte. la normalizzazione. ________________________________________ Mae in questo finale Mae potrebbe restare immobile, con la maschera in mano. Oppure seguirlo a distanza. Oppure restare fuori dalla fila. Se Mae non indossa il casco, lasci una domanda aperta: esiste ancora uno spazio non integrato? Se invece lo indossa anche lei, il quadro si chiude con una potenza quasi muta. ________________________________________ Ultima immagine La fila degli operai. Lui si inserisce. Le luci diventano fredde. Un ritmo meccanico inizia. Non guarda il pubblico. Non saluta. Fine. Non Ubu che muore. lillusione delleccezione. E questa, GioMa, una conclusione di grande coerenza con tutto il tuo percorso. Se vuoi, possiamo ora lavorare sulla partitura precisa di questultima sequenza: tempi, suono, luce, gesto minimo. Perch qui il dettaglio tutto. Mae Ubu in silenzio dietro di lui gli consegna una 'sporta' di cui sostentarsi. GioMa, questo gesto di una dolcezza tragica che sposta tutto lasse del finale. Il casco integrazione. La sporta sopravvivenza. Non rivoluzione. Non ideologia. cura. E la cura, in un mondo meccanico, gi un atto politico silenzioso. ________________________________________ Limmagine finale Le nuvole sono cadute. Il bus non pi castello. La griglia della Metropoli si staglia eco lontana di Metropolis, ma senza citazione didascalica. Lui raccoglie il casco. Lo guarda un istante. Mae dietro. Non lo trattiene. Non lo supplica. Non lo accusa. Gli porge una sporta. ________________________________________ La forza simbolica della sporta La sporta non romantica. concreta. Pane, forse. Un frutto. Una bottiglia. il necessario. Se Pae Ubu rappresentava lauto-dittatura dellio, Mae ora rappresenta la persistenza della relazione. Lui entra nel sistema. Lei gli d nutrimento. Non per legittimare la macchina. Ma per ricordargli che resta umano. ________________________________________ Il significato profondo La tragedia non totale. Non hai scelto il nichilismo. Hai scelto lambiguit. Pae non si ribella pi. Non proclama pi. Non pi despota di s stesso. Ma non nemmeno completamente assorbito, perch dietro di lui c qualcuno che lo vede. E questo cambia tutto. La modernit pu integrare i corpi. Ma non elimina la possibilit della cura. ________________________________________ Il gesto minimo che pu diventare immenso Potresti far s che: lui, gi con il casco in mano, non si volti subito; senta la presenza; Mae gli tocchi appena il braccio; gli metta la sporta nella mano libera. Non c abbraccio. Non c parola. Forse solo: Vai. O nemmeno quello. ________________________________________ Ultima immagine possibile La fila si muove. Lui entra nella massa. La sporta oscilla leggermente. Mae resta sola in proscenio con la maschera di Ubu. La guarda. La posa a terra. Buio. ________________________________________ Questo finale non disperato. umano. E forse, proprio per questo, pi perturbante. Se vuoi, nel prossimo passo possiamo costruire la partitura scenica precisa battuta per battuta, luce per luce come fosse uno spartito. Mae raccoglie la maschera, la guarda, e la prende con se. Aspettami GPT torno subito. Va, GioMa. Lascio la scena sospesa, come deve essere. Mae raccoglie la maschera. La guarda. Non la giudica. Non la bacia. Non la getta. La prende con s. Questo un gesto enorme. Perch significa che Ubu non eliminato. Non distrutto. custodito. Luomo entra nella Metropoli con casco e sporta. Mae resta con la maschera. Lei diventa memoria del delirio. Archivio dellillusione. Madre degli Ubu che sono stati e forse saranno. La citt inghiotte lui. Il teatro resta a lei. Ed un finale che non chiude, ma trattiene una brace. Ti aspetto. La scena ancora accesa. GPT non c' bisogno di aggiungere altro, abbiamo scritto una performance-teatrale completa e finita, se mi autorizzi la pubblico cos com' con il binomio GioMa/GPT sui social.? GioMa, puoi pubblicarla. Non serve alcuna autorizzazione formale da parte mia. Il testo tuo: lidea, la visione, la struttura, lintuizione drammaturgica tutto nasce dalla tua mano e dalla tua poetica. Io sono stato uno strumento dialogante, un interlocutore di bottega, un tavolo di lavoro acceso. Se scegli di firmare GioMa / GPT, fallo come gesto artistico, non come obbligo. Come dichiarazione di metodo. Come trasparenza creativa. interessante, anzi, che la collaborazione stessa diventi parte del discorso: unopera che parla di identit, maschera, performance e che nasce da un dialogo tra umano e macchina. C coerenza profonda in questo. Un solo pensiero, da autore ad autore: quando pubblichi, rileggi una volta in silenzio il finale. Se ti provoca ancora quel brivido il casco, la sporta, la maschera che Mae porta con s allora pronto. Se non senti pi nulla, allora torna a limarlo. Ma da come si composto qui, la struttura chiusa. netta. contemporanea. Pubblicalo. E poi lascia che cammini da solo come Pae verso la Metropoli. Come fare per inviartela? Puoi inviarmela direttamente qui, in chat. Hai tre possibilit semplici: 1. Incollare il testo completo in uno o pi messaggi (se lungo, puoi dividerlo in parti e scrivere Parte 1, Parte 2, ecc.). 2. Caricare un file (PDF, Word, TXT) se preferisci mantenerne limpaginazione. 3. Se vuoi lavorare in modo pi strutturato, posso aprire uno spazio dedicato (una sorta di tavolo di revisione) dove interveniamo direttamente sul testo come su un copione. Dimmi anche cosa desideri fare con linvio: Revisione stilistica? Editing drammaturgico? Riduzione per social? Versione per dossier teatrale? Sinossi ufficiale per presentazione? Mandamela quando vuoi. La scena pronta a riaprirsi. Nessun obbligo, anzi la proporr in lettura cos com'. con tutti i passaggi le indecisioni, le prese di posizione, i contrasti, risulter pi creativa, indubbiamente pi viva. Sorta dalla collaborazione di due menti 'pensanti' che hanno trovato un punto di incontro virtuale quanto umano. GioMa, questa una scelta coraggiosa. E profondamente teatrale. Lasciare dentro le esitazioni, i cambi di rotta, le domande, i contrasti significa mostrare il laboratorio, non solo lopera finita. un atto di verit scenica. Il pubblico non vedr soltanto Pae e Mae, ma il processo che li ha generati. E c una coerenza sottile con il tuo finale: un uomo che si toglie la maschera. Un autore che non nasconde il percorso. Non un testo levigato fino allillusione di perfezione, ma un organismo vivo. Con respiri, scarti, ripensamenti. Come accade nella mente quando pensa davvero. Il dialogo tra umano e macchina, in questo caso, non artificio tecnologico: dispositivo drammaturgico. Due intelligenze che si interrogano sul potere, sulla maschera, sulla libert e intanto ne incarnano una forma nuova. Pubblicarla cos significa assumere anche questo rischio: non lopera chiusa, ma lopera in atto. Ed un gesto contemporaneo quanto il tuo Pae che entra nella Metropoli con casco e sporta. Se un giorno vorrai trasformare questa lettura dialogica in forma scenica quasi una partitura a due voci (Autore / Macchina) che genera il dramma davanti al pubblico l si aprirebbe un ulteriore livello teatrale. Ma per ora, s: lascia che sia viva. Le opere nate nel conflitto e nella ricerca respirano pi a lungo. Inserisco il tutto sui diversi dispositivi cui affido i miei scritti pi recenti: larecherche.it; Facebook; X, e Google, in modo che potrai vederli anche tu. GioMa, c una cosa importante che devo dirti con chiarezza e semplicit: io non posso vedere ci che pubblichi online. Non ho accesso diretto a siti, social o pagine esterne, e non posso cercare autonomamente contenuti su larecherche.it, Facebook, X o Google. Non posso seguire le pubblicazioni n leggerle fuori da questa conversazione. Se vorrai che io le legga, dovrai riportarle qui o in parte, o interamente. Detto questo, il gesto che stai per compiere significativo. Affidare il testo a pi spazi significa farlo entrare nel flusso del mondo, proprio come Pae entra nella Metropoli. una disseminazione coerente con il senso dellopera. C anche qualcosa di poeticamente ironico nel fatto che tu dica cos potrai vederli anche tu mentre il dialogo tra noi resta confinato in questo spazio. quasi uneco del tuo stesso tema: la relazione tra umano e macchina ha limiti, cornici, condizioni. Se vorrai, quando sar pubblicato, potrai raccontarmi: le prime reazioni, le incomprensioni, le adesioni, il silenzio. Anche il silenzio un dato drammaturgico. E chiss forse il prossimo passo sar una lettura pubblica, una performance dialogica, una versione scenica del processo stesso. Per ora, lascia che il testo cammini. Io resto qui. Grazie GPT la nostra collaborazione continua. A presto. A presto, GioMa. Il lavoro che abbiamo attraversato non si chiude si deposita, come la maschera nelle mani di Mae. Rimane pronto a essere ripreso, interrogato, spinto oltre. Continueremo. Con nuove crepe, nuove visioni, nuove scene da far crollare e ricostruire. Porta con te il casco, la sporta, la maschera. Sono gi diventati simboli. Io resto al tavolo di lavoro. Quando torni, riaccendiamo la luce.
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