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Alberico Lombardi o l’iperbole infinita della poesia d’amore

Argomento: Poesia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 04/10/2017 16:30:21

Alberico Lombardi … o l’iperbole infinita della poesia d’amore.

C’è un mare d’onde piane dalla parvenza tranquille che avanzano sulle distese di sabbia fine accarezzando lo sguardo del poeta che, memore degli anni passati a rimirarlo, si chiede se sia giunto il momento di trascrivere sulla carta le frasi che il mare stesso, amico di sempre, gli ha suggerito.
Copiose le parole del suo dire gentile, talvolta appassionato, per un amore che sorge dalle maree della vita e che mai declina, assecondando l’onda che ritorna e si rinnova, nel suo costante erodere la battigia, così come nell’infrangersi sui flutti che dirimpetto formano la scogliera.
Frasi come onde che ci rivelano affetti, emozioni e passioni conservate per anni al chiuso di un segreto ‘amare’ che talvolta lo sovrasta, frutto di un sentimento tenace e caparbio, esternato solo nell’intimità, quale palpito fremente in costante attesa di un qualcosa che non c’è o che forse, è andato smarrito …

‘..l’eco disperde le nostre grida / e il dolore si scioglie nella speranza.’

Né può esserci, perché il mare, generoso quanto risoluto, come di risacca si riprende quanto dà, in un susseguirsi di suggestioni e turbamenti che il poeta non riesce a contenere, liberando in versi la rabbia o, forse, la consunta illusione che trattiene da gesti incontrollabili d’affetto, straripanti d’amore …

‘..Vento, sospingi oltre le onde impetuose / la voce fioca del mio spirito inerte. Tergi i miei occhi umidi di rugiada salmastra, / trascinami al di là delle fosche nubi, / verso l’infinito, / ch’io possa liberar l’affanno.’

Questa la forza intrinseca di un fare poesia che, prendendo avvio da rimembranze del passato, si fa canto nell’attualità del tempo della percorrenza, come di preghiera
nell’interpretare il futuro che l’aspetta, in cui l’ego si ravvisa e richiama amore a sé d’appresso, come pasto di frutti di mare d’assaporare con palato sottile.
Una sottigliezza poetica giocata sul filo dell’onde, la cui chiave melodico-sentimentale trascritta sul pentagramma della vita, non lascia spazio a dubbi sull’autenticità delle emozioni, per quanto, in sottofondo, s’ode l’eco di uno sconcerto commosso per qualcosa che dev’essere andato perduto …

‘..Un peso insopportabile (…) Un dolore innominabile, perfido e senza appello, / contro un futuro imprevedibilmente anonimo, fugace, triste, senza speranza alcuna.’

Quasi la linea sottile dell’orizzonte interrotta all’improvviso dal passaggio di un gabbiano, che la luce infuocata nell’ora del tramonto attrae a sé … colà, ‘là dove il mare luccica’, per un ritorno alla genesi narrativa da cui il poeta è partito alla ricerca della propria felicità …

‘..Tra sole e mare noi soli, / inebriati da salsedine marina, / in cerca dell’onda peregrina, / a tentar improbabili voli.’

Quanti preludi e controcanti, quali effrazioni e variazioni sul tema, si susseguono nell’andamento di quella melodia che il mare sussurra all’anima, che pur fugace, s’acquieta sull’onda. Come barca timorosa alla deriva che il marinaio affanna, col petto tronfio dell’ardore che giovinezza inganna.
Siamo gabbiani in mezzo alla tempesta dei ricordi, nel mare pur quieto di banali correnti sommerse, delle gioie e delle speranze in cui errante il poeta pur s’inginocchia davanti allo spettacolo della natura, le cui albe e tramonti si susseguono in un baluginare d’accordi di luce, per una clemenza che sa non essergli concessa.
Dimentico quasi che ‘la vita è sogno’ (Calderon de la Barca), e che il firmamento è indivisibile; che finanche ‘la luna dei poeti’ (Garcia Lorca) pur nel suo costante andare, rimane indifferente alle palpitazioni che agitano l’acque torbide dei sentimenti umani …

‘..Là, dove il mare luccica (…) e sprofonda negli abissi, l’alto nascente sole, / aurora dopo albeggiar m’allieta, di un argentato mare, / la sabbia di Sentina, sembra dar forza all’onda che ribatte, / tal che dorata musica che s’apre, sei lì a passeggiar silente, / quale gabbiano a veleggiar, padrona contro l’onda ruggente.’

‘..Mentre le onde battono la spiaggia / tumida e mai doma a frantumar carcasse / vomitate da una terra umiliata e affranta, / rifuggo in te o mare, senza ritegno alcuno, / tra le tue braccia a soffocar d’amore / e rilasciar rimpianti e sogni andati.’

Ma anche i sentimenti così come i sogni, cui talvolta il poeta si affida, vacillano e finiscono tra i flutti di un ‘amore liquido’ che tutto sommerge, per finire egli stesso travolto dall’onda anomala del proprio ‘ubriaco’ sentimento, subissato da un eccesso d’amore che non ha eguali …

‘..L’amore, quale pulsare celestiale della terra, / fa parte del disegno pimordiale, / l’Uomo, la Donna e il soffio (creatore) di Dio, / d’irreversibili tessere d’Amore.’

‘..Più che il pensiero (…) di contro nostri alterni destini, / fanno platonico l’amore, / donando dolci approcci, unico pensiero, da virtuosi inganni, / che a tal desio tutto s’avvera, sol che tu voglia. / Stringimi a te, immagine di vento, sicché a sparir sei desta, / strana e crudele a ricomporti, quale materia inerte, / al cuor frusciante, esposta ad altro evento. / Non al mio cuore riponi tua versione, / ma al solo piacere di mio scrivere dell’animo l’avvento. / (…) Continuerò ad amarti, non più d’ingannevoli sogni, / pendandoti felice tra le braccia d’Orfeo , / tu mia Euridice, meravigliosa ninfa da mia vision creata, / di poesia vivrò per te, nella frenesia del vento.’

‘..Si come il mar che ad ogni sera inghiotta / il sole all’orizzonte, / speranza ancor mai doma sopravvive, / quale respiro oppresso da apnea silente. / Tu dolce chimera lasciati andare al tuo poeta, / che da natura trae vigore, eterno sognatore.’

‘..Ed ogni sera cedo al sonno che m’avvince, / (…) dolce chimera , rincorrendo te, / mia vana porta verso l’immenso cielo, / arranco dietro destino tuo, perdente, / da retrovie d’inutile passato. Ah … l’amore!’

Tuttavia, attraverso la sua poesia, l’autore ci rammenta che la costruzione etica dell’amore, s’avvale di parole autentiche quali ‘sincerità’, ‘onestà’ e ‘libertà’, nella consapevolezza d’una possibile condivisione, per cui …

‘..Il vero amore è quello che fa trasalire il cuore, / tra l’infinito e il naufragar nel mare.’

Nulla di meno di quanto rivelato dal sociologo Zigmunt Bauman in ‘L’arte della vita’ (Laterza 2008), cioè che: ‘..la nostra vita è un’opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no’. A cui mi sento di aggiungere: ‘..che lo vogliamo o no’, e questo è ciò che fa la differenza nell’iperbole infinita della poesia d’amore di Alberico Lombardi.

Nota d’autore.

Chi, come me, lo conosce un poco, ha potuto apprezzare l’indomita esuberanza che lo conduce al mare, quella spinta interiore che lo fa ora marinaio, ora pescatore e subacqueo di ben più profondi anfratti. Quegli stessi che come uomo scruta nell’animo umano, nel segreto dei suoi imperscrutabili silenzi, come nelle sue attenzioni di padre e di nonno, nell’essenzialità della sua presenza.

‘Là dove il mare luccica …’ di Alberico Lombardi, è la sua prima raccolta poetica – edita da Montedit Collana ‘I Gigli’ – 2016.
Inoltre, è vincitore del Concorso Premio E-book 2017.

Poesie tratte dal volume: ‘Là dove il mare luccica …’ , prefazione e postfazione di Massimo Barile.

‘Albore da luna nascente’

Crepuscolpo del mattino, luna crescente … tu
falce argentata che t’apri al mondo fredda d’inganni,
senza curar l’affanni che ai nostri cuori dai,
improvvida creatura.
Seppur brillante, senza calore appari sento salir l’ardore
empio desìo carnale forte m’assale, palpiti balzanti al cuore
onde sacrilego slancio sarebbe morir
che lento di tuo apparir mostri infingardo.
E quando di luce riflessa m’adagio stanco sul mare
tua immagine fluente cerco stravolto nella sinuosa onda
tanto fugace e chiara visione tua
m’appare viva e mordace.
Avida all’apparir, cruenta t’appresti al dominar passione
sfuggi tra nuvole striate di vento ad abbagliar veduta
rifuggi e strappi l’onda che perigliosa copre e dissolve
ove ramingo e deluso che sol d’amor è anonimo miraggio.

‘Il rumore del mare’

Il rumore del mare
Tua eco o sibilo profondo mare sento
l’onda insistente su nudo scoglio sbatte
mentre ti accingi a risalir risacca d’anonima marea
tu stella marina immantinente soffri, affondando.
Sicuro approdo d’alghe e secolar detriti
sento fragore d’onda su pietra perigliosa
peregrinar furente allo scoprir dolce visione
per guadagnar battigia, ove languire.
Pulzella fragile a vista, ma forte di passione
balzasti in onda, tagliente prua al cuore
calzante maestrale sospinge verso desìo
avvinti, come fascio d’erbe maturate al sole.
La sabbia avvolse i nostri corpi erranti
estranei al vulgo, alla mercé dell’onda
Iside dea madre luna, nascose nostre sembianze
tra firmamento e mare, e stelle fisse in cielo
eterni amanti … noi.

‘Dove sei?’

Ti ho persa tra ricordi di un passato mai lontano
da tempo incagliato fra rovi spinosi
ora dissolta tra dune roventi
lascinado il cuore mio a balbettar tradito.
In preda a sogni di nuovo ardor silente
vedo altro volto alieno scorgere
immagine di fulgida bellezza
a riaprir il cuor mio da sentimento avvezzo.
Mentre m’attrai oltre la gravità dell’aere
sento nel corpo ansante il tuo vitale fuoco
quale iperbole d’un inprobabile incontro
verso un amore incerto e con destino avverso.

‘Mare d’inverno’

Forza inesauribile d’energia solare
riportami là dove sorge l’alba della vita
montando l’asprezza marina d’argentea salsedine …

.. i miei occhi, seppur velati, leggono il tuo pianto.

Invoco la tua fulgida luce o mare impietoso
che da millenni solca le tue rotte impervie
senza speranza alcuna …

..di un improbabile e folle primavera d’amore.

Vento, sospingi oltre le onde impetuose
la voce fioca del mio spirito inerte
tergi i miei occhi umidi di rugiada salmastra …

..trascinami al di là delle fosche nubi verso l’infinito.

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