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Commenti al testo di Francesco De Girolamo
Come ai giorni dell’oro - inedito

Sei nella sezione Commenti
 

  Sara Dimatera - 22/12/2016 15:57:00 [ leggi altri commenti di Sara Dimatera » ]

Molto bella!!

Cordiali saluti

Sara Dimatera

 antonio meneghello - 22/12/2016 14:53:00 [ leggi altri commenti di antonio meneghello » ]

Caro Francesco
ritrovare la tua poesia a distanza d’anni è un sollievo.
Il tempo trascorso e la distanza che separa
sono presto dissolte dal sentire luminoso dei tuoi versi
ed un philo di sentimento ci riunisce
per incontrare, comprendere e condividere.
Affinchè sia Natale una speranza

un caro abbraccio ed un sincero augurio a te e famiglia
ed a tutte le amiche e amici della poesia
sempre vostro Antonio m.

 Lig E. Norant - 20/12/2016 07:52:00 [ leggi altri commenti di Lig E. Norant » ]

Mi scuso con i precedenti commentatori per lo spazio bianco "rubato": un atto involontario dovuto alla gestione della scrittura da smartphone.

 Lig E. Norant - 20/12/2016 07:15:00 [ leggi altri commenti di Lig E. Norant » ]

Per me che sono un principiante sia nella lettura sia nell’ignoranza, nonché uomo senza cultura o consapevolezza di cultura, leggere questo testo, dopo aver sfogliato qualche pagina sulla poesia in genere, significa vedere in atto che cosa significa la forma, che vuol significare metro, rima, insomma i cosiddetti "ferri del mestiere" in mano ad un bravo poeta (al contrario o mediocre, di caso in caso, si può solo apparire "apprendisti stregoni", compilatori di sillabe ma ancora non autentici poeti, ché alla forma sempre infonde un’anima ovvero sono un tutt’uno); ma non si può certo, anche per quanto fin qui detto, tutto ridurre alla struttura formale del sonetto, magnifica " gabbia" che imprigiona ed imprigionando il discorso lo esalta, ne custodisce l’essenza inebriante, l’esperienza esultante della lettura ogni volta rinnovata, poiché grande vi è dentro la parola scritta: Traluce in filigrana la funzione vitale della memoria, bacio del linguaggio, bacio fiabesco che ridesta dal sonno immobile del never more; o lo “sguardo riemerso sembra riuscire/a ridestare, come ai giorni dell’oro.”
L’oro ritrovato “nel silenzio presente, sorda luce,/corolla di fermenti che si schiude//alla ferma fiducia, all’accoglienza/del tuo fertile vuoto, delle nude,/
tenui trame, disperse nell’assenza”.
Mi sembra mortificare il testo citarne solo alcuni passaggi, ché tutto l’insieme è così forte e bello, pure nel tono montaliano del discorso (magari Montale non c’entra nulla, ma si sa, gli ignoranti diventano grevi quando ostentano il poco di un sapere non veramente posseduto - direi kitsch -; tuttavia quel “corolla di fermenti che si schiude”..., sarà per l’endecasillabo o per il verbo, ma “Falsetto” mi ritorna in eco…), perché è un tono - in questo al forte si contrappunta il montaliano - attenuato dai colori riflessivo-esistenziali.
Perdoni l’Autore e i suoi stimabili lettori la mia incursione intrusiva.








 Marina Raccanelli - 19/12/2016 18:07:00 [ leggi altri commenti di Marina Raccanelli » ]

una trama sofferta e insieme gioiosa, limpida, di versi: da leggere in trasparenza, mi è piaciuto in particolare quel "filo inafferrabile" che ricuce gli ossimori del mondo
un saluto e un augurio di Buon Natale
Marina Raccanelli

 Lucianna Argentino - 19/12/2016 14:53:00 [ leggi altri commenti di Lucianna Argentino » ]

Molto bello questo sonetto in cui la speranza e la luce raccontano di ciò che sembra andato e perso mentre invece è ancora vivo e torna a farsi presente, si ridesta, si schiude sotto lo sguardo sempre nuovo di ciò o di chi attende con fiducia. Suggestiva l’immagine del filo inafferrabile - la memoria?- che ricuce le assenze.