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Commenti al testo di Domenico Cara
Stringere l’aurora

Sei nella sezione Commenti
 

 Maria Teresa Savino - 25/10/2011 19:46:00 [ leggi altri commenti di Maria Teresa Savino » ]

E’una poesia molto intensa che ha bisogno di lettori attenti ai minimi significati della parola,esperti (quali lettori) della poesia contemporanea,scevri di pregiudizi e, soprattutto, disposti a porsi in sintonia con il pensiero e la sensibilità del poeta.
A me le poesie del libro sono piaciute.

 Monia Gaita - 20/10/2011 11:05:00 [ leggi altri commenti di Monia Gaita » ]

"Stringere l’aurora" è una raccolta straordinaria in cui l’eclatante scolpitezza della scrittura, dato da sempre scontato per Domenico Cara, semina dappertutto meraviglia, profonde rotaie sul sentiero delle emozioni rivelate, polìmiti tessuti di materia salvatrice a saziare il digiuno delle certezze e dei possessi duraturi. Chi conosce la produzione letteraria di questo grande autore, sa a quali altezze abbia abituato i suoi lettori...Questo è un altro tuo numero d’eccezione, caro Domenico, un’altra appassionata vertigine al cui magnifico apparato di luci, suoni e voci, ci pare già, in qualche modo, di appartenere. Angariata da tanta cattiva poesia, ti leggo e mi consolo...
Un affettuoso saluto
Monia Gaita

 Marzia Alunni - 09/10/2011 23:29:00 [ leggi altri commenti di Marzia Alunni » ]

In "Stringere l’aurora" il poeta Domenico Cara incede con eleganza nel campo, elusivo e profondo ad un tempo, delle ricerche esistenziali. L’aurora non è solo il mito della classicità che ben conosciamo, neppure la nuda metafora del sorgere, splendido e puro, della nascita. Piuttosto vengono in mente certe profonde pagine ’aurorali’ che grandi filosofi, come Nietzsche, hanno elaborato. E’ una coscienza dilatata che rende evanescenti i confini, sfuma le immagini dal campo lungo e mette a fuoco un intra-vedere che è pure un oltre-vedere:
"…cerco di cambiare pronuncia per dire / verità diverse, cercando di schiarirmi / la vista che osserva in più punti / la vita errata, errante, contraffatta…” (Scavi indivisi)
Dall’immanenza di un io dialettico e affabile a contatto con le cose e gli enti si giunge all’evocazione del Nulla, della Morte come variabili da considerare, ma senza ingiustificata enfasi, nel solco di un divino che non si lascia auroralmente stringere perché l’ora della verità (l’aurora), conduce verso “occulte rive”, come apprendiamo dalla citazione di Lagerkvist in calce all’opera di Cara.
Tema collaterale, ma per nulla da trascurare, è “il respiro dello Ionio”, presente in alcune salmastre ariosità, nei versi che sanno di colore e luce, potentemente evocatori di un Sud mai obliato, per la bellezza struggente e barocca, esibita però con un senso antitetico di sobrio incanto.
Non si può tacere in ogni caso la dimensione della forma che in Cara assume spesso la portata del virtuosismo, associata ad essa c’è la tematica metalinguistica. Nelle sue poesie infatti la comunicazione è un soggetto di appassionate riflessioni e interrogativi non disgiunti dalla sfera esistenziale e aurorale della testualità. Marzia Alunni

 Maria Grazia Cabras - 09/10/2011 19:16:00 [ leggi altri commenti di Maria Grazia Cabras » ]

“Stringere l’aurora” attingere forse? a un nuovo indefinito inizio/indizio cercare seme che rinasca e pane dentro vite contraffatte s-covare un equilibrio nello stare al mondo-- in bilico comunque-- tra realtà deformate feticci e apocrife memorie dove la parola smuove/si muove felina sorprende tende agguati

Suggestiva fantasmagorica la scrittura di Domenico Cara.
Auguri e grazie per questa appassionante lettura.

 Franca Alaimo - 08/10/2011 18:23:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

E’ "la vita errata, errante, contraffatta" la materia inesauribile di cui ancora una volta Domenico Cara scrive, tracciando percorsi fisici e psichici che sono dei liberi flussi di coscienza nel tempo e nello spazio; gli occhi catturati dai più piccoli dettagli, sui quali la memoria proietta resistenze affettive ( "i feticci evanescenti del paesaggio"), e dai quali il cuore si slancia verso sempre aperte domande metafisiche, alla ricerca di crepe e intercapedini in cui fare inabissare e fermentare le parole, se è vero che "in tutta la lingua è una luce inter-detta".
Il cammino della parola imita nei suoi improvvisi deragliamenti, negli alleggerimenti descrittivi e nelle inquietanti oscurità la qualità stessa dell’essere al mondo d’ogni uomo, che impara "come stare nel mondo" fra "dissipazioni", "solchi di spostamento" e "scissi resoconti d’esperienza" in una sorta di labirintico ricercare che talvolta naviga sulla "scialba onda della Storia", talvolta in prossimità del Nulla. Ma le luci della Beltà e dello Spirito sono là, tra gli intrichi della realtà. Alle spalle il lessico vermiglio dell’infanzia,l’aurorale inizio...


 Loredana Savelli - 08/10/2011 16:20:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Trovo superbi questi versi, così ricchi di immagini e con un lessico così lussureggiante da tramortire quasi il lettore: in particolare ho apprezzato "Donna di mare", "Beltà", "Ira d’Africa", e altre ancora tra cui l’ultima, "Scavi indivisi", in cui pare che l’Autore confessi candidamente il suo "gioco" del quale si compiace:
"cerco di cambiare pronuncia per dire
verità diverse, cercando di schiarirmi
la vista che osserva in più punti
la vita errata, errante, contraffatta

resto sorpreso del gatto che diventa
custode della casa, atteggiandosi
a padrone della sonnacchiosa portineria,
con una maschera benigna, forse rigida-
mente cartesiana, nell’ameno riposo
a cui mi avvinghio con innumerevoli
parvenze, chiome di pensieri, evi indivisi,
profili d’insonnie, esclamazioni d’ogni luce".


 salvatore violante - 07/10/2011 19:07:00 [ leggi altri commenti di salvatore violante » ]

Di Domenico Cara, recentemente, avevo letto sul libro quarantunesimo di "Secondo Tempo" una lunga sequela numerata di aforismi particolari:ognuno d’essi mi è parso una sorta di racconto strizzato, una pagina minima di un romanzo ridotto a profumo. Adesso con l’ebook su La Recherche L’aurora si stringe in una lingua vera il cui impasto ricostruisce se stessa e la realtà facendola nuova e possibile. Si sente in questa lingua la sua nascita per la poesia, da un flusso incontrollabile ed inarrestabile che spinge come un cavallo di razza, o come in un mare procelloso, su parole che lottano continuamente in bilico tra il voler essere ed il dover essere, tra il dentro ed il fuori, il conscio e l’inconscio. Ma in assenza di Metafisica. Non c’è afflato lirico: c’è musica, ritmo: le immagini scorrono talvolta in apnea, spesso lentamente, forse per realizzare un’assenza di peso, un’aria estatica: da quì può venire un’idea di trascendenza.

 Paolo Colona - 07/10/2011 19:03:00 [ leggi altri commenti di Paolo Colona » ]

Senza pudore (1991)
<<Al chiaroscuro di frammenti passionali, / eludendo oasi scomparse; riconosco i feticci / di cui resta errante tenerezza. Ridacchio, / Donna meneghina, e di noi l’estate frugale / e dura salvava il rituale privato, / retto da memorie, ingabbiati nella vicenda / rugginosa di stabilimenti arcaici. / Odori d’Africa, sposa soffice, inzuppata da / tragitti fatti a nuoto, / lutulenta in itinere e / polverosa all’afa crepuscolare. / Voluttà nidificanti, amnesie imprevedibili / sfiorano l’epoca delle finzioni: salsedine / e menzogne introvabili nella preghiera. / Nuda, non evita l’Oceano di sfiorarci all’aurora.>>
Più che di poesia parlerei di attribuzione al proprio ingegno di un’opera altrui, o di parti di essa!

 Narda Fattori - 07/10/2011 14:16:00 [ leggi altri commenti di Narda Fattori » ]

La poesia di Cara si è andata sempre più definendo anticanonica e al di fuori di mode e sperimentalismi. Impegnata, oserei dire civile, questa poesia ci riporta al presente e ci costringe con leggera forza a starci, a non sfuggire alle brutture, alle storture e a continuare a cercare un diverso modo di esperire. La maestria di Cara lo salva da un certo appesantimento e sovraffollamento di immagini; l’abbiamo cara perchè un maestro commette solo errori veniali e costringe l’allievo ( il lettore) a riflettere ulteriormente sulla scrittura poetica.

 leopoldo attolico - 06/10/2011 12:04:00 [ leggi altri commenti di leopoldo attolico » ]

Più che in altre occasioni , mi sembra che qui la tecnica di Domenico tenda a definirsi in un’acquisizione di forza e di perentorietà ; sarà forse per l’aggettivazione , che si carica di ulteriore espressività laddove la contemporaneità si sente urgere dietro lo schermo della cordialità lessicale . Con questa scelta D. dà nuove prospettive alla propria sperimentazione : la sua è una scelta di calibrata coscienza antimetaletteraria , che coniuga il lavoro sul senso della poesia con l’articolazione dei temi ( la lingua , la storia , il presente ) di cui questa poesia non rinuncia a farsi carico .

Con un grazie a Domenico e a La Recherche -
leopoldo