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Commenti al testo di Antonio Terracciano
Sulla ricerca (poetica)

Sei nella sezione Commenti
 

 Antonio Terracciano - 22/01/2018 19:39:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Ringrazio tanto Leonora Lusin per il suo interessante intervento. Ma a me (sarò un don Chisciotte... ) piace battermi (anche) per un ritorno (dopo cento anni, ormai, pure la poesia "moderna" e quella "ermetica" sono diventate vecchie... ) , se non proprio alle rime, alle solide forme metriche della tradizione (per non correre il rischio di fare, come a volte accade, delle "prose verticali" ... ) Insomma, mi piacerebbe una maggiore democrazia in campo poetico: se una poesia è scritta bene, lo è sia in modo classico sia in versi liberi (che, se scritti davvero bene, sono secondo me ancor più difficili da realizzare... ) Sono d’accordo, infine, che occorre molto lavoro di scavo interiore per ottenere qualcosa di interessante, anche se non credo che tutti siano capaci di usare appropriatamente la metrica...

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 Antonio Terracciano - 14/01/2018 15:48:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Ringrazio moltissimo l’architetto Colozzo per il suo sincero contributo al mio (probabilmente troppo manicheo) intervento. Pur capendone poco o nulla, ho sempre ammirato la professione dell’architetto, perché costituisce un ponte tra l’arte e la tecnica (ho, fin da bambino, un amico che da giovane voleva fare il pittore - ed era anche bravo! - , ma che poi, consigliato oculatamente dal padre, si laureò, con eccellenti risultati, in Architettura) . Ebbene, secondo me la costruzione di una poesia assomiglia parecchio a quella di una casa: se si vogliono ottenere risultati magari modesti, ma sicuri, la si farà secondo le regole della tradizione, usando buoni materiali (buone parole) e stando attenti alla solida struttura (al rispetto dei metri) . Solo architetti eccelsi (poeti eccelsi) potranno permettersi di infrangere (fino a un certo punto) le regole tradizionali, creando, ad esempio, il Beaubourg di Parigi (Renzo Piano) o il Centro Direzionale di Napoli (Kenzo Tange) , che si distinguono per le loro linee originali e innovative (pur evidenziando poi, mi pare di sapere, qualche problemino... ) In altre parole, una poesia in versi liberi, per essere considerata davvero poesia, può essere composta (ogni tanto! ) solo da grandissimi poeti, e può presentare anche degli inconvenienti... Parigi sarebbe ancora Parigi se avesse non una, ma dieci, cento, mille Tour Eiffel?

 Franca Colozzo - 13/01/2018 23:44:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Avendo buttato giù da profana qual ritengo di essere, nel mio saggio: "E’ morta la Poesia?", alcune mie riflessioni sulla morte della metrica sia per scelta personale sia per carenza di approfondimenti seri sulle opere degli autori del passato e contemporanei, mi permetto di dare il mio umile contributo in questa sede.
Il mio sintetico saggio si è prefisso di mettere in luce la difficoltà, quasi il pudore, che il poeta avverte nello scrivere in rima, come se fosse una moda obsoleta da ascriversi al passato. Scrivendo anche io spesso poesie non in rima (sia perché mi risultano più di getto sia perché la metrica sembra un artificio metrico razionalmente applicato a posteriori), mi sono chiesta se fossi o meno sulla corretta strada nel comporre versi.
Un dubbio legittimo, insomma, sul modus operandi e su quanti intendono percorrere questa via, spesso per comodità o per altre motivazioni, attraverso scorciatoie.
Il mio intento era quello di suscitare un serio dibattito tirando in ballo persone più esperte di me. Faccio presente che, a differenza di molti autori con formazione universitaria nel campo delle Lettere, che pubblicano nel sito La Recherche, la mia è una formazione universitaria di stampo tecnico-scientifico (Architettura), con una rilevante componente di studio della Storia dell’Arte, da ascriversi principalmente ai diversi concorsi a cattedre da me superati. Però, ho studiato e continuo a studiare sempre con passione le lingue straniere (per hobby), la letteratura italiana/straniera e la poesia dei grandi poeti del passato fino ai contemporanei, cimentandomi in componimenti in rima già in età adolescenziale. Ma si sa, la passione è una cosa e la capacità a comporre è ben altra cosa!
Molti scrivono, è vero, ma chi li giudica veramente? Il popolo italiano è formato da una miriade di scrittori e da pochissimi lettori. La mancanza di una seria base di studio e l’impegno sempre più approssimato in ogni attività umana rendono difficile determinare il discrimine tra poeta vero e sedicente. Chi è in grado di giudicare se stesso e declamarsi poeta? Purtroppo, anche il clima che si respira nell’aria non è dei più favorevoli, quando molte associazioni culturali e case editrici sfornano concorsi solo per fare soldi (ad eccezione de La Recherche).
Sicuramente anche l’uso della tecnologia e dei media sta rivoluzionando il mondo. Non credo, pertanto, che si ritorni spontaneamente a quelle forme metriche del passato quando i mezzi che abbiamo a disposizione, spesso adoperati male, rendono il linguaggio più scabro ed essenziale soprattutto nella prosa.
Ne risente, di riflesso, anche la poesia che, in questi tempi difficili, produce spesso note stridenti come uno strumento male accordato. Per quanto concerne poi l’accenno a circoscrivere l’ambito delle poesie in campo strettamente proustiano (nomenclatura de La Recherche con riferimento in particolare a Proust, e di rimbalzo a Baudelaire, ecc.), non sono d’accordo in quanto sarebbe riduttiva e quasi accademica la delimitazione che inibirebbe molti autori, costringendoli a seguire un percorso obbligato. Lasciando invece libertà di espressione, si otterrebbero - a parer mio - risultati più originali dando sfogo alla creatività di ciascuno.
Grazie a tutti i commentatori per i notevoli contributi sul tema trattato.

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 Angelo Ricotta - 10/01/2018 23:22:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

@ Raffaele
Ognuno è libero di valutarsi e valutare come ritiene opportuno. Il paragone delle rockstar comunque non è appropriato. Questi personaggi sono il risultato di torbide operazioni. Non sono assolutamente i migliori nella musica che fanno. Conosco diverse persone che potrebbero essere al loro posto e anche con più merito a volte. Non ti sto certo colpevolizzando per non essere colto nel senso "tradizionale". Anzi in un mio post precedente in questo filone ho sostenuto proprio il contrario. Abbiamo su specifici punti, non tutti però, idee diverse. Non c’è niente di male, anzi lo considero un bene.

 Angelo Ricotta - 10/01/2018 23:10:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

@ Ferdinando
Per me un dilettante non è uno che si occupa superficialmente di una determinata attività ma chi per vivere si trova a svolgere un lavoro diverso da un altro di suo interesse. Einstein lavorava all’Ufficio Brevetti quando fece le sue scoperte più rilevanti.
In tal senso un dilettante non è necessariamente meno valido di un professionista intendendo con quest’ultimo termine uno che si trova a svolgere l’unico lavoro che gli interessa. Per fare esempi arcinoti, in matematica Fermat era un dilettante perché di professione faceva il giudice. Galois era ancora uno studente. Eppure entrambi hanno ottenuto risultati geniali. In Fisica il grande Faraday non aveva una preparazione accademica. Si era istruito leggendo i libri che doveva rilegare per lavoro. E che dire di gente come Edison, Tesla e tanti altri. Nelle Università americane vengono riservate borse di studio per l’accesso all’istruzione superiore per persone non in possesso dei titoli scolastici necessari purché dimostrino di avere eccezionali capacità. Allo stesso modo si può essere nominati professori universitari senza un percorso accademico e anche prendere il premio Nobel.

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 Ferdinando Battaglia - 10/01/2018 20:58:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Angelo, potrei dilettarmi di fisica e non considerarmi, a ragione, in fisico; sarebbe una contraddizione? Oppure una necessaria condizione per smettere? Credo che la consapevolezza di un confine non infici una prassi ancorché per riferimento al modello ancora approssimativa.

 Angelo Ricotta - 10/01/2018 20:41:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

Caro Ferdinando, mi vien da dire di queste tue affermazioni "il senso lor m’è duro". Capisco cosa intendi con il tuo criterio differenziale tra scrivere versi e scrivere poesie ma francamente lo trovo artificioso. Se uno scrive versi lo fa per scrivere poesie. Riguardo al rapporto tra consapevolezza e capacità anche qui siamo su un terreno molto scivoloso. Non so per altri ma io non perderei tempo a scrivere ciò che autodefinisco poesie se non fossi convinto che valgono qualcosa. Impiegherei il mio tempo in modo più fruttuoso.

 Ferdinando Battaglia - 10/01/2018 20:25:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Angelo, non vi è contraddizione tra scrivere versi e non considerarsi poeti: una questione di consapevolezza della propria vocazione di fronte alle possibilità d’espressione raggiunte.
Antonio, gustosissimo l’aneddoto; la tonaca non esclude le passioni umane, semmai le integra.

 Angelo Ricotta - 10/01/2018 20:21:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

Per quanto mi riguarda sono del tutto sereno. Ma in una discussione bisognerà pur dire qualcosa di significativo.
Comunque chi è oscuro nelle spiegazioni e per questo perde allievi in modo massivo non è un buon insegnante.
Ho visto il film di Mario Martone "Morte di un matematico napoletano" e lì ho saputo che Caccioppoli, un mangiapreti, aveva scelto come suo assistente Savino Coronato, un prete. Questa scelta, sicuramente dettata dal valore della persona, va tutta a suo onore. Caccioppoli lo avevo già trovato citato all’Università in dei teoremi di Analisi Funzionale mentre di Coronato non sapevo nulla. Perciò le tue note sono molto interessanti.
Anche a me piace l’idea dell’unità di tutto lo scibile umano. Mi sono anche sforzato negli anni di sostenerla con argomenti "scientifici". Purtroppo devo ammettere che non ci sono riuscito. L’analisi delle situazioni reali mi ha portato a concludere che questa desiderata unità potrebbe essere illusoria. I vari saperi hanno piuttosto la tendenza ad escludersi sia in termini di visioni del mondo che delle abilità richieste per padroneggiarli. È vero che alcune abilità possono essere comuni ma non del tutto sovrapponibili. Faccio un solo esempio. Si dice che la musica è basata sulla matematica. Ascoltando J.S. Bach questa impressione è molto forte e in effetti i concetti di frazioni dei tempi, ritmi, misure, simmetrie, asimmetrie, logica sono concetti comuni ma l’analogia si esurisce qui. Matematici e fisici possono avere delle capacità musicali e viceversa ma da qui a produrre opere significative in entrambi i campi ce ne passa.

 Antonio Terracciano - 10/01/2018 18:50:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Vorrei riportare un po’ di serenità nella discussione, aggiungendo soltanto che, in base alla mia esperienza (a vent’anni scrivevo versi liberi parecchio sentimentali, ed alcune mie "poesie" furono anche gratuitamente pubblicate, in un’antologia di giovani "poeti" , dall’allora abbastanza noto intellettuale e poeta romano Pietro Cimatti) , col tempo si è forse portati a dare maggiore importanza alla forma che al contenuto (perché probabilmente tanti contenuti, prima o poi, si sciolgono come neve al sole, mentre le forme restano solide come pietre) . A proposito di Einstein, citato da Ricotta, poi, non so se avessero ragione i suoi discenti a disertare le sue lezioni, troppo difficili. (Dico questo perché, negli ultimi due anni di scuola superiore, fui alunno di Savino Coronato, sacerdote solo per l’abito che indossava, ma in realtà con due grandi passioni, la Matematica, che insegnava - era stato il primo assistente del mitico Renato Caccioppoli alla "Federico II " di Napoli: dopo la tragica morte del nipote di Bakunin, non avendo più appoggi all’Università, si era ridotto a insegnare in un Istituto superiore - , e la poesia di Baudelaire, che spesso e volentieri declamava in classe. Riempivo il mio quaderno dei suoi appunti matematici di livello universitario - e talvolta forse anche postuniversitario - , appunti che mi risultavano sempre praticamente incomprensibili, ma che, accostati a quelle grandi poesie, mi aprirono gli occhi alla sostanziale - leonardesca e, tutto sommato, anche proustiana - unità di tutto lo scibile umano. )
P . S . Chiedo scusa per l’uso forse eccessivo delle parentesi, ma è un "vizio" che si eredita dalla lettura di Proust...

 Angelo Ricotta - 10/01/2018 18:40:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

Caro Raffaele evidentemente mi hai frainteso.
Io do importanza alle parole perciò ho scritto (tecnicamente [incolto], senza offesa sia chiaro).
Non è mio costume offendere chicchessia ma non rinuncio alla sincerità altrimenti a che varrebbe discutere?
Ho visto in una pagina web che hai già scritto due libri e qui pubblicati diversi lavori che mi riservo di leggere. Francamente sono ancora sbigottito dalla rivelazione che uno scrittore possa non conoscere qualcosa di Proust e quindi de La Recherche, un caposaldo della letteratura universale. Dove sarebbe la mia superbia? Mica stiamo parlando di qualche oscuro scrittore in hindi! Ci scommetto che qui molti si saranno sorpresi della tua affermazione anche se non lo hanno scritto. Comunque anch’io non sono un cultore di Proust. Quando frequentavo il Liceo Scientifico e studiavo Francese ho letto solo "Un amore di Swann", Garzanti 1965, pp.220, (in italiano) che è la seconda delle tre parti in cui è diviso il primo libro de La Recherche. Inoltre non condivido i tuoi drastici giudizi sui non poeti. Per quanto mi riguarda io posso solo dire che certe poesie non mi piacciono o mi piacciono e posso anche spiegarne le ragioni in modo analitico secondo le mie convinzioni. È evidente che se qualcuno pubblica un suo lavoro nella sezione poesia pensi di essere un poeta. La tua affermazione che non ti ritieni un poeta mi suona falsa: allora che scrivi a fare componimenti che chiami poesie? La verità ha bisogno di sincerità.

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 Ferdinando Battaglia - 10/01/2018 14:29:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Chiedo scusa, ripropongo la versione riveduta e corretta.


La Recherche (sito) ha molti pregi e pochissimi difetti, che peraltro io non vedo. Condivido sia il richiamo ai classici sia le argomentazioni di Angelo Ricotta; non condivido invece che la definizione di poeta trovi fondamento su di un giudizio meramente soggettivo, ancorché è indubitabile, secondo me, che la poesia è esperienza di lettore e non canone di un dogma, pur tuttavia i due aspetti coabitano forzatamente in una indefinibilità dell’oggetto, ma neppure, fautore di una libera espressività, si può negare l’importanza della lingua e dell’uso che ne fa un autore, per una sua collocazione tra i grandi o tra i minori, tra i poeti o semplici emuli o versificatori? Poi avremo sempre le voci critiche fuori dal coro, come ad esempio la Valduga che di Leopardi poeta non ne ha grande stima, mentre lo ritiene una grandissima intelligenza ed un filosofo.

Scusate ancora

 Angelo Ricotta - 10/01/2018 14:21:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

@ Raffaele De Masi
Nella tua esposizione rilevo delle macroscopiche contraddizioni. Affermi di non sapere proprio cosa sia La Recherche! Capisco non averla letta tutta e neppure un intero romanzo, ma non averne neppure sentito mai parlare! Diamine se questo fosse vero ti porresti decisamente nel gruppo degli incolti (tecnicamente, senza offesa sia chiaro). Comunque da una parte affermi che scrivi come ti detta l’anima con un certo stile "poetico" però dall’altra bacchetti gli autori che si definiscono poeti. Al di là degli apici il concetto è comunque contraddittorio. Non è necessario usare gli apici ogni qual volta un autore non reputato scrive di poesia o di letteratura. Perché presupporre la malafede o la mancanza di umiltà sempre negli altri e mai per se stessi? Infine affermi che di poeti su questo sito ne hai trovati solo un paio. E così ti ergi a giudice supremo del bene e del male contraddicendo le tue premesse che ognuno deve poter esprimere liberamente quello che sente secondo la propria natura. Chi è allora che pretende di impartire lezioni?


 Ferdinando Battaglia - 10/01/2018 14:06:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

La Recherche ha molti pregi e pochissimi difetti, che peraltro io non vedo. Condivido sia il richiamo ai classici sia le argomentazioni di Angelo ricotta, meno che la definizione di poeta torvi fondamento su di un giudizio meramente soggettivo, ancorché è indubitabile, secondo me, che la poesia è esperienza di lettore e non canone di un dogma, pur tuttavia i due aspetti coabitano forzatamente in una indefinibilità dell’oggetto, ma neppure, fautore di una libera espressività, si può negare l’importanza della lingua e dell’uso che ne fa un autore, per una sua collocazione tra i grandi o tra i minori, tra i poeti o semplici emuli o versificatori. Poi avremo sempre le voci critiche fuori dal coro, come ad esempio la Valduga che di Leopardi poeta non ne ha grande stima, mentre lo ritiene una grandissima intelligenza ed un filosofo.

 Angelo Ricotta - 10/01/2018 13:47:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

@ Antonio Terracciano
Però a Picasso si attribuiscono anche frasi dissacranti sull’arte, tipo "Impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista" o "A quattro anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino".
Dalì che era abilissimo in tutte le tecniche fu espulso dall’Accademia di Belle Arti per aver dichiarato che nessuno era all’altezza di giudicarlo.
Vincent van Gogh in vita fu ampiamente sottovalutato. E così via. Historia docet. Comunque il problema che tu poni del rapporto fra creatività ed erudizione è reale: quanta erudizione bisogna possedere per essere creativi? Personalmente non credo che al quesito si possa rispondere con una ricetta ben definita. La mia esperienza è che dipende dalle persone. Avevo due colleghi fisici laureati con il massimo dei voti. Uno era un erudito della materia, l’altro non lo era ma aveva la straordinaria capacità di risolvere rapidamente qualsiasi tipo di problema di fisica e di matematica partendo dai concetti di base. Entrambi erano anche dei creativi ma il secondo lo era in maniera più grande. Viceversa ci sono stati e ci sono degli eruditi profondissimi che non hanno prodotto mai nulla di davvero originale. In compenso costoro sono stati spesso degli eccezionali insegnanti che hanno fatto sbocciare allievi formidabili, mentre le persone più originali ma non particolarmente erudite per lo più sono state dei pessimi insegnanti. Un nome su tutti: Einstein. Dovette rinunciare ad insegnare in quanto i suoi corsi iniziavano con una folla che poi scemava rapidamente fino a ridursi a un paio di allievi che sovente erano suoi colleghi. Questo perché egli era così concentrato sulle proprie ricerche da ignorare le esigenze degli studenti i quali, giustificatamente, non riuscivano a seguire le sue solipsistiche lucubrazioni.

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 Antonio Terracciano - 10/01/2018 10:33:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Ringrazio moltissimo Angelo Ricotta per essersi interessato a questo mio scritto, effettivamente troppo veemente e ingeneroso. Il mio intento era però essenzialmente quello di invogliare, soprattutto chi non ci avesse ancora mai provato, a scrivere in qualche modo più "classico" , per gustare le profonde soddisfazioni interiori che l’uso della metrica (e della rima) riesce a dare all’autore (del resto, è famosa la frase di Picasso, che esortava i suoi allievi a dipingere prima in modo classico e poi, semmai, come lui; e Umberto Eco, una volta, in una "Bustina di Minerva" , scrisse che ci sono cose - materiali e immateriali - che hanno raggiunto una perfezione oltre la quale non si può andare, e portava l’esempio del bicchiere... )

 Angelo Ricotta - 10/01/2018 08:14:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

Complimenti per aver letto tutta La Recherche in originale! Ti fa senz’altro onore. Però il resto delle tue considerazioni mi paiono ingenerose e anche infondate. Sappiamo che Giuliano Brenna, che gestisce insieme a Roberto Maggiani e Maria Musik il sito, è un raffinato cultore di Proust e quindi da qui il nome, immagino. Comunque Proust non mi pare proprio un "tradizionalista" in letteratura, e l’eccezione che fa per Mallarmé è significativa in poesia. Poi i gusti sono molto personali. Un sito può benissimo configurarsi come tu auspichi ma, evidentemente, i creatori hanno deciso diversamente e, secondo me, giustamente. Che senso ha dopo millenni di evoluzione culturale costringere la produzione artistica in ristretti ambiti? Mi sembra anche ingiusto apostrofare gli autori del sito come imitatori dei poeti del novecento. Che si dovrebbe dire allora di chi scrive sonetti? Questo è il solito facile sprezzo riservato a chi non è famoso, non certificato dalla critica ufficiale. Sarebbe ora di leggerli senza prevenzioni, per quello che sono, i testi degli autori sconosciuti e su di essi dibattere onestamente. Ma questo sembra impossibile. La maggior parte delle persone sono plagiate da coloro che hanno successo, che appaiono spesso in tv, che vengono osannate dai critici di regime. Gli artisti, che sono per definizione persone creative, non possono passare la vita a ripetere i moduli del passato. Sarebbe una noia mortale. E poi a che pro? E quali moduli del passato? Ci dovremmo fermare ad Omero o alla Divina Commedia, o in qualche altro punto della storia?