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Commenti al testo di Gaetano Lo Castro
La caverna

Sei nella sezione Commenti
 

 Gaetano Lo Castro - 19/02/2018 21:46:00 [ leggi altri commenti di Gaetano Lo Castro » ]

Sul celebre caso Majorana esistono diverse ipotesi, e quella citata da te, Antonio, è una di esse.
Un’altra ipotesi è quella relativa all’espatrio di Ettore in Sudamerica. Un’altra ancora, la più accreditata, è quella secondo la quale si sarebbe ritirato nel monastero di Serra San Bruno in Calabria, dove sembra che fosse in vita ancora negli anni Novanta. Questa ipotesi è stata sostenuta anche da Leonardo Sciascia nella sua opera "La scomparsa di Majorana". Quando Giovanni Paolo II andò in visita al monastero, fece un accenno alla presenza di Ettore in quel luogo. Su questa ipotesi, alla quale anch’io credo, ci sarebbe ancora tanto altro da dire. Coloro che sono interessati a questo misterioso caso e ancora non lo conoscono, possono fare una personale ricerca su internet e farsi una propria opinione.
Ciò che io voglio evidenziare è la figura di Ettore Majorana, figlio della Sicilia, fisico geniale, e la sua eroica coerenza di grande scienziato con la sua coscienza di cattolico, senza compromessi. Compromessi apostatici che invece molti cattolici fanno facilmente con la mentalità del mondo, in questi nostri giorni oscuri. Persino il vertice della Chiesa.
Non praevalebunt!

 Antonio Terracciano - 17/02/2018 22:45:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Testo breve e chiaro, adatto soprattutto a un pubblico giovanile che magari neppure sa chi fu Majorana. E’ quasi certo (ho una testimonianza personale, anche se indiretta) che egli, spaventato dalle possibili conseguenze delle sue scoperte fisico- matematiche (leggi bomba atomica)
inscenò (davvero pirandellianamente) il suicidio, per poi rifugiarsi in un convento presso Napoli, dove morì di morte naturale negli anni Cinquanta. I suoi colleghi ricercatori (i "ragazzi di via Panisperna" ) non si posero alcun problema di coscienza, ma per Ettore la questione fu ben diversa, innanzitutto perché molto cattolico, poi, se vogliamo, per il suo carattere alquanto solitario, e infine forse anche perché era siciliano, di una regione cioè dove le idee illuministiche non sono mai penetrate davvero fino in fondo (fin nelle loro più tragiche conseguenze) .

 Gaetano Lo Castro - 17/02/2018 21:48:00 [ leggi altri commenti di Gaetano Lo Castro » ]

Hai fatto bene, Arcangelo, a far notare l’importanza della speranza, perché senza la sua luce la nostra caverna platonica resterebbe in una oscurità pressoché totale. E questo non possiamo certo permettercelo.
Ti ringrazio e ti saluto!

 Arcangelo Galante - 17/02/2018 13:50:00 [ leggi altri commenti di Arcangelo Galante » ]

Non posso che condividere l’ottima disamina, lasciata da Giulia Bellucci!
Il componimento, dona una intima riflessione di speranza, al lettore, affinché, pure se il mondo sta attraversando un periodo oscuro, è possibile intravedere la luce, in fondo al tunnel.
Infatti, l’autore descrive il giungere di tale luminosità, dopo il buio della notte e il conseguente rischiararsi delle considerazioni proprie, mediante il dipanarsi delle umane emozioni, nel dialogo esposto.
Pensieri e riflessioni corrette, associate anche al ciclo naturale della notte e del giorno, adoperato, metaforicamente, nel contesto della visione descritta.
Pubblicazione introspettiva, molto apprezzata. Grazie moltissimo, per l’interessante condivisione.
Cordialmente, saluto!

 Gaetano Lo Castro - 17/02/2018 13:03:00 [ leggi altri commenti di Gaetano Lo Castro » ]

Ho già letto qualcosa della tua "robaccia". Mi è piaciuto il tuo senso dell’umorismo. Appena potrò continuerò a leggerti volentieri. Vorrei avere più tempo da dedicare a La Recherche, rispetto al poco che posso adesso.

 Ivan Pozzoni - 16/02/2018 21:04:00 [ leggi altri commenti di Ivan Pozzoni » ]

Grazie a te! Se riesci, dai un’occhiata alla mia robaccia!

 Gaetano Lo Castro - 16/02/2018 19:29:00 [ leggi altri commenti di Gaetano Lo Castro » ]

Grazie, Ivan, per quest’altro tuo apprezzamento del mio stile.

 Ivan Pozzoni - 16/02/2018 15:52:00 [ leggi altri commenti di Ivan Pozzoni » ]

Il tuo stile è molto interessante

 Gaetano Lo Castro - 15/02/2018 22:53:00 [ leggi altri commenti di Gaetano Lo Castro » ]

Cara Giulia, il tuo giudizio lusinghiero sul mio testo teatrale è una risposta alla domanda che qualche volta mi rivolgo sul fatto se i miei testi siano inutili o servano a qualcosa. Cioè se essi servano a portare qualche raggio di luce nella caverna platonica, nel nostro mondo provvisorio. Ciò mi incoraggia a continuare con la scrittura.
Nella nostra caverna c’è molto bisogno di luce, specialmente nel presente, in cui l’oscurità viene spacciata per luce, il regresso morale viene spacciato per progresso sociale. La stessa scienza, che dovrebbe essere sempre al servizio della vita e del bene, viene invece spesso utilizzata per dare la morte e per fare il male. Il risultato è che nella nostra caverna c’è sempre meno luce e sempre più buio, e si è sempre più ciechi.
Ma non bisogna permettere che la tristezza e il pessimismo si insinuino nella fede cristiana, perché essa deve rimanere congiunta alle altre due virtù teologali: la speranza e l’amore. Infatti nella lotta tra tenebra e luce, anche se sembra che sia la tenebra a prevalere, vince la luce.
Per migliorare il nostro mondo, ognuno può dare il proprio contributo, piccolo ma importante, non soltanto perché tante gocce formano un mare, ma anche perché nella scienza esiste il cosiddetto "effetto farfalla", cioè una piccola causa può determinare una grande conseguenza, nel bene o nel male.
E in più noi, che siamo nell’età matura, possiamo contribuire col condividere ciò che abbiamo imparato dalle nostre esperienze di vita. Sempre con fiducia e ottimismo.
Ti ringrazio per il tuo commento e il tuo giudizio!

 Giulia Bellucci - 15/02/2018 08:08:00 [ leggi altri commenti di Giulia Bellucci » ]

Un testo di grande pregio e significato. Si tratta di un monologo teatrale il cui protagonista è lo scienziato Ettore Majorana, scomparso trentenne e di cui nulla si è saputo con certezza, solo varie ipotesi e testimonianze. Il monologo si svolge in una caverna per richiamare il mito del filosofo Platone. La caverna rappresenta la realtà in cui vive l’uomo. Essa è poco illuminata e la luce vi entra da una apertura cosicché l’uomo all’interno non riesce a vedere in modo chiaro la realtà esterna ma solo le ombre proiettate da un fascio di luce. Questa è la condizione di partenza dell’essere umano. Ma l’uomo ( e qui Majorana cita la frase che compare nell’Inferno di Dante Alighieri, per bocca di Ulisse) ha un pensiero e un’anima oltre un corpo e quindi ha il dovere di dipanare quelle ombre per il bene di tutta l’umanità. La scienza deve perseguire tale obiettivo ma non è facile poiché, come accadde a Hiroshima e Nagasaki, c’è il rischio che le sue scoperte possano essere usate contro l’umanità stessa. Questo è il dramma vissuto dal protagonista che liberamente sceglie di scomparire senza lasciare tracce prendendo spunto dalla vicenda di Mattia Pascal, personaggio di Pirandello e suo conterraneo. Un testo che merita di essere letto e che fa meditare.
Io penso che, nonostante i grandi progressi fatti dalla scienza nell’ultimo secolo, siamo ancora nella caverna e della grande verità che l’uomo cerca si sa poco. La vita è un mistero bellissimo e l’uomo rischia di distruggerlo e non è colpa della scienza ma dell’uso che diabolicamente si può fare delle sue scoperte. Mi fa paura e non per me stessa perché a cinquant’anni ho poco da vedere ancora... anche se la scienza ora avanza come un missile... Ho paura per la responsabilità che sento nei riguardi di coloro che ho messo al mondo. La scienza progredisce ma il senso etico e del bene collettivo a volte sembra invece regredire...È solo un mio triste pensiero. Ti chiedo scusa se mi sono dilungata. Un cordiale saluto.