Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
10 ANNI DI RECHERCHE (presso Foollyk, Roma, 3 dicembre 2017 ore 17)
Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" - IV edizione (2018)
Leggi il bando di concorso | Raccolta Fondi
 
« torna indietro | leggi il testo | scrivi un commento al testo »

Commenti al testo di Redazione LaRecherche.it
Nicola Romano

Sei nella sezione Commenti
 

 Nicola Romano - 09/05/2015 09:20:00 [ leggi altri commenti di Nicola Romano » ]

Ringrazio molto Leopoldo, Franca, Eugenio, Francesca, Guglielmo e Gianfranco, un caro gruppo di amici antichi e recenti, che mi hanno onorato con i loro interventi che sento sinceri ed affettuosi. Dai commenti su questa pagina, e da alcuni riscontri verbali, in maniera prevalente è venuta fuori una certa corrispondenza tra la mia persona ed il mio modo d’intendere e di attuare la poesia. E qui si potrebbe aprire anche un dibattito sulla coerenza o meno tra il poeta e l’uomo che lo incarna, essendo questa una caratteristica che mi ha sempre incuriosito e che ho potuto osservare in taluni amici scrittori o intellettuali che, non sempre e con le dovute eccezioni, dimostrano una coerenza tra i buoni esiti della loro applicazione ed il carattere personale . Potremmo parlare di "alter ego", di sdoppiamento oppure di una dicotomia tra l’essere e il pensare (i poeti maledetti ne sono un esempio) ma, come diceva Platone, se il pensiero è valido questo si tramuta poi in "arte di Stato". Non so se ho reso bene il concetto, e comunque sia sono contento di questa settimana di permanenza tra le interviste de "La recherche", ringrazio tutti voi ed in particolare quella che ho sempre chiamato "la redazione" ma che adesso intendo nominare nelle squisite persone di Roberto Maggiani e Giuliano Brenna. Grazie ancora

 Gianfranco Martana - 08/05/2015 23:12:00 [ leggi altri commenti di Gianfranco Martana » ]

Bellissime riflessioni, Nicola, grazie. Sono felice che tu abbia citato i poeti meridionali, fra i quali il mio concittadino Gatto. Anche Sinisgalli e Bodini fanno parte delle mie letture, ho colpevolmente dimenticato di citarli, ma per fortuna l’hai fatto tu! Dici anche un’altra cosa che condivido appieno: "l’essenziale è leggere tutti questi autori e dimenticarne le tracce". Verissimo: se ci hanno formato, non è necessario (e anzi è dannoso) tentare di seguirne consapevolmente la strada. Ho apprezzato anche quel tanto di "selvatichezza" che viene fuori dalle tue parole, nel senso di una certa indipendenza e forse indifferenza a certe liturgie inautentiche. Molto condivisibili, infine, le tue considerazioni sul rapporto fra autore e lettore e sugli errori della scuola. Ancora grazie, e buona continuazione con la scrittura poetica (che tu sia un mezzofondista o uno sprinter, se ti sei impegnato al massimo si arriva sempre senza fiato alla fine della corsa).

 Guglielmo Peralta - 04/05/2015 18:19:00 [ leggi altri commenti di Guglielmo Peralta » ]

Conosco Nicola Romano dal 1985, anno in cui cominciai a frequentare "L’Ottagono Letterario", gruppo socio-culturale (poi associazione) fondato da otto poeti, tra i quali Rosario Mario Gazzelli, Giovanni Matta, Salvatore Li Bassi. Devo dire che la poesia di Nicola, che ascoltai inizialmente dalla sua viva voce, calda e pacata e intrisa di grande sentimento e passionalità, attrasse subito la mia attenzione. La sua lettura, anche se non d’attore, è, oggi come allora, coinvolgente perché egli "recita" come gli "ditta" dentro, sì che non c’è distacco tra il poeta e la poesia, e questo connubio perfetto non sfugge a un attento ascoltatore. È una poesia che, in assenza della voce dell’autore, suona come i versi di una bella canzone ancora prima della sua esecuzione. (Davvero Nicola sembra avere appreso la "lezione" dei grandi cantautori citati e c’è un’eco vascorossiana nel testo "in sottrazione", che fa parte della terna di poesie con cui ha partecipato al Premio "Il giardino di Babuk" classificandosi al primo posto.) La sua poesia mantiene, anche nella lettura silenziosa, un’inconfondibile "oralità" giocata su ritmi, cadenze, stilemi e sonorità depositari di una voce, di un parlato che si fa spesso narrazione, racconto e poema della quotidianità. Da questa intervista viene fuori la ’persona’ di Nicola, il suo essere uomo ’rigenerato’ dalla poesia: tanto grande e viscerale è il suo innamoramento per questa ’madre’, cui ogni vero poeta ’deve’ le proprie creazioni. E Nicola è un poeta devoto e vero, amante della bellezza e della verità, la quale, tuttavia, resta per tutti segreta e misteriosa. Dell’uomo onesto e sensibile sono il forte rammarico e la sofferenza (espressi anche poeticamente) per una società, per un mondo che ha fatto sempre di più del dolore e delle tragedie il proprio pane quotidiano. Ma ancora di più egli soffre, in quanto poeta e puro di cuore e, soprattutto, perché la poesia, sorgente di bellezza e unica possibilità di cambiamento, sembra in forte ritardo per la salvezza del mondo. E c’è "pigrizia negli scrittori, che per ora amano rifugiarsi nel passato". La speranza, sembra dire Nicola tra le righe, è nei giovani poeti, verso i quali va tutta la sua attenzione, e nella scuola, la quale deve riparare all’errore di pretendere che gli studenti interroghino l’autore, sollecitandoli invece a lasciarsi dire qualcosa dal testo, dalla poesia. E se la poesia parla, se essa comunica loro tutte le emozioni e la sua grandezza, forse i giovani ne sapranno fare un buon uso, e a quel "lacrimoso silenzio", che è una ’forte’ immagine con la quale Nicola esprime l’impossibilità o la difficoltà di dire a che cosa serva oggi la poesia, risponderà, magari, la poesia stessa con qualche sua sorprendente rivelazione!

 francesca luzzio - 03/05/2015 20:22:00 [ leggi altri commenti di francesca luzzio » ]

Conosco da un po’ di tempo ormai NICOLA e ciò che scrive su se stesso, la sua poesia e la poesia in genere è perfettamente rispondente all’opinione che mi sono progressivamente creata intorno lui e la sua produzione letteraria: una persona seria e colta, che ha trovato nella poesia l’espressione più autentica di se stesso e della poliedrica realtà che ci circonda

 Eugenio Nastasi - 03/05/2015 18:23:00 [ leggi altri commenti di Eugenio Nastasi » ]

Conosco Nicola Romano da quando, nel 1995, in giuria con Anna Maria Bonfiglio e altri notevoli scrittori siciliani, assegnandomi il premio "Insiemenell’arte" a Palermo mi diede la misura di quanto reggeva la mia scrittura poetica nella versione libro edito, dopo il boom dell’"Alfonso Gatto" che avevo guadagnato cinque anni prima.
Avere stabilito un contatto con lui è stato, per me che cercavo sempre di consolidare l’ulteriore nella scrittura, un continuum di spessore e di grande, salutare amicizia.Leggere il poeta Nicola Romano è mettersi in ascolto di una voce ormai consolidata, una voce in grado di coniare versi di sicuro riferimento. Se mi è consentito la sua poesia, insieme a quella di Dante Maffia, è uno dei miei metronomi, una sorta di diapason che subito ti dà la dimensione del parlare-scrivere per relazionare col lettore la ragione del "vivere" piuttosto che quella del "campare": dunque un grado etico, un diffuso movimento gnomico che attraversa il suo dettato e si fa lievito. Per questo la scelta del cartaceo in poesia è condivisa: un libro di valore ti rende lettore "inferenziale", come scrive Umberto Eco, ti apre alla ricerca, al confronto, ad approfondire, a migliorarti. Nicola Romano appartiene a questa razza di scrittori e non è poco.
Grazie Nicola e naturalmente grazie ai "piccoli maestri" Roberto e Giuliano.

 Franca Alaimo - 03/05/2015 16:15:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

Conosco da anni Nicola Romano e la sua poesia. Leggendo questa intervista ritrovo la sua misura, la sua obiettività nei confronti di se stesso e degli altri (che ispira anche la sua gratitudine, altra cosa rara, nei confronti dei maestri). Trovo molto interessante che egli sottolinei la mediterraneità del suo poetare come conseguenza non solo di determinate letture, ma anche di un ineludibile influsso che i luoghi abitati hanno sull’immaginario e sul calore e colore emotivo dell’ispirazione, anche perché condivido pienamente questa tesi.
Che poi egli dica di nutrire soltanto l’ossessione circa il destino della poesia, così da parlare di un "lacrimoso silenzio" come sua personale reazione nei confronti del suo ruolo ormai così circoscritto nella società contemporanea, equivale a una dichiarazione d’amore verso questa forma d’arte, che viene ribadita anche dall’interesse che egli manifesta nei confronti dei poeti giovani, che non è solo una dichiarazione teorica, ma un suo concreto modo di fare.
Sono una lettrice dei versi di Nicola fin quasi dai suoi esordi; ed è vero che, pur restando fedele a se stessa, la sua poesia ha senz’altro acquisito, nel tempo, raffinatezza e maturità di stile, come conviene ad ogni percorso condotto con amore e studio. Colgo qui l’occasione per ringraziare Nicola come poeta ed amico.

 leopoldo attolico - 03/05/2015 15:07:00 [ leggi altri commenti di leopoldo attolico » ]

Grazie Nicola , è come aver sentito dal vivo la tua voce .