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Commenti al testo di Roberto Maggiani
Sulla strada per Leobschütz

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 Gian Maria Turi - 23/06/2012 16:53:00 [ leggi altri commenti di Gian Maria Turi » ]

A prescindere da ciò che l’autore sa o non sa sulle cose della Shoah e degli altri genocidi commessi dai nazisti durante il loro breve e infame passaggio nella storia d’Europa, devo dire che trovo insopportabili questi esercizi di stile e di retorica su argomenti tanto disumani, tanto più che l’autore se ne è formato una conoscenza libresca e immaginaria, mentre ancora oggi si possono leggere i testi dei testimoni e delle vittime - che sono davvero parecchi e tremendi. E non c’è bisogno, tanto meno come esercizio letterario, di rivangare certi orrori come se si sapesse di cosa si sta parlando.

Si potrebbe obiettare che, allora, tutta la produzione letteraria e filmica dell’olocausto è invalida se non prodotta da testimoni e vittime. Risponderei che è senz’altro vero, escludendo le indandigi storiche ma includendovi dentro "La vita è bella" di Benigni, acclamato dal pubblico dei gentili come mea culpa postumo e disinnescato e da quello ebraico come l’ennesimo spunto per ribadire il loro tremebondo status attuale, dentro e fuori da Israele, attraverso il vittimismo. In nessuno dei due casi si ricorda davvero, ma si usa la Shoah per fini di oggi ben altri dall’avvisare e ammonire sui rischi di derive autoritaristiche, xenofobe, omofobiche, razziste come fu il nazismo.

(E anche sul nazismo ci sarebbe in lungo discorso da fare, dal quale mi autocensuro per non passare per filoqualcosachenonsono.)