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Commenti al testo di Roberto Maggiani
Poesie del terrore

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 Roberto Maggiani - 04/11/2014 22:06:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Riguardo all’esperienza del terrore, mi piace, come ho già detto, quanto dice Saverio.
Tutti noi ne portiamo l’esperienza archetipica, è qualcosa che risale molto prima della nostra personale nascita in quanto uscita dal grembo, risiede nella nostra epoca primitiva di genere Homo. Il terrore era là fuori nelle situazioni in cui la belva ti assaliva e non avevi scampo, o vedevi sbranare un membro della comunità, oppure nel periodo di cannibalismo degli Homo antecessor, databile a un milione di anni fa, quando un figlio poteva esserti facilmente sottratto, scuoiato e divorato dalla tribù vicina; ancora, nella situazione in cui anche un minimo incidente toglieva ogni possibilità di sopravvivenza, l’esperienza del buio, della tempesta, della non conoscenza iniziale, si tratta di fatti che risiedono nel nostro passato remoto, innestati nel nostro inconscio, esperienze di terrore che si sono stratificate nelle nostre interiorità e salgono filtrate, sopite, ci danno l’impressione di conoscere il terrore.
Ma ciò a cui mi riferisco io nella recensione, è l’esperienza attuale e quotidiana del terrore che, per fortuna, neppure tu Saverio hai fatto, almeno questa è stata la tua risposta alla mia esplicita domanda. A differenza dell’esperienza di "Eros corale" in cui l’esperienza sessuale è una esperienza a noi tutti molto comune anche nella quotidianità. Il terrore e una esperienza che non è usuale fare, almeno nell’Occidente. E questo si ravvisa nelle tue poesie. Quando un poeta parla di una esperienza diretta o parla di una elaborazione interiore, il suo panorama poetico cambia, la sua scrittura cambia, ma forse è solo una mia impressione. Un abbraccio.

 Loredana Savelli - 04/11/2014 16:10:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

“La macchina di finzione
sopraggiunge
alla non parola”

Una delle “terribili” poesie di Bafaro mette in guardia dalla “non-parola”. “La macchina di finzione” sopraggiunge quando la parola (leggo: ricerca della verità) non è andata oltre, è rimasta al di qua della soglia del terrore, ben lontana dalla “spiaggia inviolata”. Dunque lo strumento-parola può scavare il confine dell’umana autodifesa, arrivando a lambire ciò che più terrorizza, l’oscuro senso della morte, infine. Morte intesa come negazione del buono, come deformità, come paradosso, come tradimento. Il senso del terrore è capace di inquinare qualsiasi percezione sensoriale, così le ombre sono “malora”, il riso è “maligno”, la profezia è un “debito” e un “sacrificio”, la neve come “una droga”, il cuore una “spugna di sangue coagulato”.
Molte analisi, più competenti, merita l’opera di Bafaro, cui fanno da eccellente controcanto le opere visive di Piero Crida: l’insieme moltiplica l’efficacia comunicativa.

Mi piace citare la poesia di pag.26.

“ Seguo un maestro oscuro
la cui voce non oscura
in un giorno non oscuro
chiede chiaramente
un’educazione alla morte”.

Spietata come l’onestà.

Complimenti a Saverio Bafaro, artista in decollo!

 Franca Alaimo - 03/11/2014 23:31:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

Condivido quello che dice l’autore sull’esperienza del terrore. E’ un sentimento universale (comincia con il pianto quando si nasce: quale trauma deve essere il mondo esterno per il neonato, le sue forme, la temperatura, e perfino la luce?) che cerchiamo di fare arretrare per non venirne sopraffatti. Mi viene in mente proprio in questo momento un passo di Lucrezio nel De rerum natura, in cui il poeta latino descrive il terrore degli uomini primitivi al calare delle tenebre, prima della scoperta del fuoco. Sepolto com’è nel profondo, bisogna chiudere le palpebre e scendere, scendere. Si può fare anche una riflessione sul dilagare del terrore, oggi, nei film, nella letteratura: un modo per esorcizzarlo o per guardalo in faccia per non dimenticarsene?

 Roberto Maggiani - 01/11/2014 02:21:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Grazie a te caro Saverio. Trovo interessante il tuo commento.

 Saverio Bafaro - 31/10/2014 15:16:00 [ leggi altri commenti di Saverio Bafaro » ]

Grazie, caro Roberto, per questa tua nota che mi pare più di una lettura, è un percorso vero e proprio di riflessione a partire dal mio testo di cui ammetto sicuramente la non facilità, principalmente perché va a scavare a molti livelli. Ne approfitto per dire, invece, che l’esperienza del terrore, non soltanto è stata vissuta da me con i dovuti filtri tali da preservare la mia mente dal funzionare come la realtà dei fatti vuole, ma credo sia stata vissuta universalmente da tutti, semplicemente abbiamo fatto in modo di sradicarla e allontanarla il più possibile fino ad "alienare" quel tipo di esperienza. Un tentativo di riprendere in mano il "lato oscuro" e mescolarlo con la luce è per me, appunto, questo mio libro. Spero di trovare altre suggestioni da parte di altri lettori. Un caro saluto a tutti.