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Commenti al testo di Paolo Melandri
Oltrevita di un infante

Sei nella sezione Commenti
 

 Lorenzo Mullon - 03/05/2015 13:53:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

bella!
che l’amore significhi aver paura è verissimo
in certe situazioni è proprio così
l’amore è una parola astratta che non vuol dire niente se non si approfondisce il significato
anzi, in ogni epoca acquista una valenza diversa
e ognuno, all’interno di ogni epoca, la interpreta a modo suo
per amore si scatenavano e si scatenano ancora le guerre più devastanti
all’esterno nel mondo, e all’interno della mente (che poi l’interno della mente è ovunque!)
amore vuol dire tutto e il contrario di tutto
da parte mia, credo che l’amore sia quello descritto da Apollinaire
quando senti il tuo centro dappertutto
non sei più confinato nel piccolo "io" ego o come lo vuoi chiamare
allora finisce la violenza ~ la più terribile, quella contro se stessi ~ e inizia la comprensione, e la gioia

 Nando - 03/05/2015 11:22:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

Una poesia davvero molto bella, di cui già i precedenti commenti hanno detto di bene e di molto; personalmente, leggermente deformato da me stesso e dalla mia idea dell’Autore, vi ritrovo echi della vita del Cristo; e forse anche del Cristo in un dialogo interiore a posteriori con la Madre.

 Cristina Bizzarri - 03/05/2015 10:50:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Un monologo, ma rivolto a un tu che può essere: il tu dell’io parlante stesso nel suo essere diventato uomo; un tu onniscente, all’interno o all’esterno - o entrambi - dell’io parlante; un bambino mai nato, una potenzialità inespressa e, forse per questo, rimasta unita al tutto. Simbolico o reale. Non saprei quali di questi sia il destinatario della tua poesia - forse tutti, o nessuno. In ogni caso un testamento spirituale di qualcuno che, ormai, ha abbandonato uno statodell’essere, è entrato in un altro. Morte e rinascita. Era necessaria questa premessa per poter accedere al significato. Chi parla così non può essere che qualcuno dotato di grande sensibilità e libertà interiore, qualcuno che pensa e sente come un "io" e non come un "noi". Qualcuno che è uscito da un recinto e "ora" abita un territorio aperto - quale e dove sia questo territorio al lettore non è dato sapere, può solo immaginare e, volendo, tentare delle proiezioni.
E proprio per questo, per come si pone "in ænigmata", questo testo è davvero interessante e fa lavorare il pensiero, l’immaginazione, la fantasia!

 Laura Costantini - 03/05/2015 10:49:00 [ leggi altri commenti di Laura Costantini » ]

Mi e’ piaciuta veramente molto, mi ricorda "il giovane Holden" di Salinger, un romanzo che ho amato, parla la tua poesia di quella estraneita’ agli altri di un animo particolarmente sensibile, perche’particolarmente profondo, e di quei pensieri dell’infanzia talmente intimi da caratterizzare l’ intera propria esistenza senza neanche, a volte averli rivelati, neanche a se’ stessi.
( perdonate gli apostrofi al posto degli accenti...l’ impostazione della tastiera e’ stata modificata...prima o poi tornero’ ala norma)

 cristiana fischer - 03/05/2015 10:42:00 [ leggi altri commenti di cristiana fischer » ]

se è autobiografia è una bella analisi... fino ai giocattoli non così tranquilli "quel nocciolo lo lascio"
ah!