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Commenti al testo di Paolo Melandri
Il Silenzio di San Giovanni della Croce

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 Domenico Morana - 03/09/2012 12:45:00 [ leggi altri commenti di Domenico Morana » ]

:-)
Ti porti un mio abbraccio affettuoso, Paolo, questa mia vecchia

CHIMERA DEL CARMELO


In notturna dedizione
più non vedo nascondendo
quel che vado nascondendo.

Muta in grande il poco zelo
San Giovanni della Croce,
alla cima del Carmelo
giunga dolce la mia voce:
la sorgente sia la foce
del mio sangue che scorrendo
sta la sete ribevendo.

Falso credo ho rinnegato
nel potere della luce
sulla notte non fondato;
la sua legge mi riduce
ed a Luce non conduce,
con clamori confondendo
quanto vado comprendendo.

In quel buio dei miei sensi
sono entrato nella cella
dove bruciano gli incensi
e lucìfuga la stella
folte tenebre inanella,
nel silenzio trascendendo
tutto quel che non intendo.

L’ombra scende ed industriosa
vuole perdere ogni brama,
ma così desiderosa
più non ode chi la chiama
se passiva non si ama,
obbedienza mantenendo
al dolor che sta crescendo.

Perciò non al più s’inclini
ma conforto s’inimichi,
non a pregio s’avvicini,
non riposi ma fatichi
chi s’inoltra nei suoi intrichi,
privazione preferendo
d’ogni gusto come orrendo.

Le passioni naturali,
gioia, tema, speme, umore,
fiacche cedono agli strali
del veggente cieco ardore
per beffare il traditore,
la fortezza che difendo
di lusinghe recingendo.

Delle voglie appena colte
come un passero invescato
m’affatico per due volte:
le mie penne ho già lordato
e il volare m’è involato,
senza frutto combattendo
puro e impuro se non fendo.

È morir di non morire,
cupo cielo dell’assenza,
negli indugi inaridire
dell’amara conoscenza,
la finzione di parvenza
sciolga il sole risplendendo
ch’a maggiore notte tendo.