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LÂ’orsacchiotto Carver

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O di come sognarti mi stanca

 

Questo traduttore millenario, in pensione dallo scopo

mira al pareggio più che altro, a deglutire.

A volte, nei sogni che faccio quando le redini sbrigliano

la matassa delle mie dita offese, tu traduci i miei versi

in tedesco e in francese, in aderenza al petto che s'alza per i respiri

coi miei colpi di tosse a segnalarti gli a capo

e finirei ogni frase con un amore mio soppalcato sul palato.

Ma la stragrande maggioranza dei miei agguati

ti ha lasciata a prendere il Sole sulla spiaggia

o a sorseggiare una bevanda in due pezzi

di cui uno solo mio, in onore all'attaccamento alla tua maglia

il più vicino al cuore, alla giusta distanza dal ventre di ghisa.

Che vuoi da me? Quale passo falso devo ancora compiere

per ricevere un segno della tua presenza? 

Il doppio senso di una resa?

Come fossi una dea capace di crearmi da una costola.

Come fossi la ricompensa per un'azione coraggiosa.

Non ti bastano tutte le parole che ancora ti rincorrono

o il sangue versato nella scatola?

Anche un cane merita una carezza

se lo incontri randagio per strada in cerca di una casa.

Così abbaio alla Luna, nella codifica rituale degli astratti

annusando l'aria che tira dalla finestra socchiusa.

 

 

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