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Dal taglio della bocca alla stanza dei bottoni

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Ha superato le mie barriere

costumanza di brevetti e pedalate

ha elargito saette come fossero puttane

agli angoli delle strade

ha sedotto e poi rotto da sè

tutto quello che fosse ancora invulnerabile.

Ha prodotto fotoni come biglie, come pigne

grandi come palle, come bestemmie, più grandi del corpo celeste.

Una notevole quantità di luce insomma

buona per la stagione delle tenebre:

quel tempo passato senza amare.

Quel rito pagano di sopravvivere a se stessi.

Lo capisco dagli occhi e ne ho paura da vendere.

Ma se mi credessi ti porterei in grembo come un ventre.

Per partorire sogni proibiti con i tuoi occhi

ed il mio modo di scrivere.

Ma la sintassi del mio apprendere non conta le virgole.

Così capisco una cosa per un' altra

e nemmeno io mi credo. Mi complico la vita.

Se ti potessi rendere felice mi comporterei diversamente.

Così s' arrende la fantasia all' evidenza dei fatti.

E l'io perdente trova di nuovo il modo di farsi avanti.

La successione delle tregue a dirimere la guerra.

Fosse il misticismo la scusa per non provare a scoparti sul tavolo?

Adesso che mi parli, che mi chiedi perdono

per non essere venuta prima a salvarmi.

Invento la prossima disfatta. Con la cura dei cani per le scarpe.

Proietto immagini sullo spazio bianco tra le ghiandole.

Porto il collare per gli insetti e la museruola per i denti.

I morsi che riuscirei a dare!

Strapperei la carne a brani, altro che raccoglitori vegetariani

l' animale supremo pronto ad impadronirsi del Mondo.

Ed ecco che fine abbiamo fatto.

Tutto sbagliato, nemmeno montato al contrario.

Sui vascelli dell' etere, confindustria dei miei capodanni.

Di quando le vene pompavano a sangue.

E rincorrevo le stelle cadenti prima che le esaudissero gli altri.

Adesso fammi prigioniero, accettami per quello che sono

e tu lo sai e io lo cerco, per il tempo a noi concesso.

Lascia pure che vaneggi ma fammi riprendere.

Non sei tu, sono ancora io, se sapessi dove finisco!

La mappa delle vertebre.

Avrei le chiavi della stanza, la vista migliore.

Olocausti dalla finestra.

 

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