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...e poi nessuno apprezza il genio speciale della mia conversazione

quanto il mio cane.

 

Caro poeta, avessi la tua lingua mi getterei nell' afrore della pista

in un valzer esagitato ma mi tocca fare i conti

con la materia bruta del mio canto.

Ma tu scrivi scrivi scrivi

endecasillabi stronzi, endecasillabi sbronzi, bastardi, cinici, bari

lasciami scivolare su bucce di banana a piedi pari, dispari

con i versi slacciati, liberi, in sensi contrari di marcia, liberi di marcire.

E scrivi pure di me, di come merda fresca mi mangiò il mio cane

prima di azzannare alla gola chi osò ingiuriare il mio nome

credendolo il suo, un arsenale a sua completa disposizione.

Scrivi forte come sai fare tu, anche per me.

Io vivo in un giorno di mezzo, non giovane, non vecchio

mai maturo per l' adesso.

E l' azzurro del cielo lo lascio al cospetto

dei miei occhi di un altro momento.

Un cuore diverso mi sarebbe bastato per le prossime tre erezioni

invece non supera l' inverno la croce che non porto al collo ancora.

Liquefatti usciamo dal corpo, come dagli occhi

che non seppero trovarci allo specchio, nel nostro profilo migliore.

E se m' illudo che lei ritorni è solo perchè sono ancora burattino

e il tempo per me di essere un uomo è dilazione del vento

temperatura di un costato trafitto, senza lanciare alcun grido.

Della stessa materia della croce, quando mi ero ritagliato 

il ruolo dei chiodi e l' abbandono da parte di padre.

Ma una ragazza coraggiosa stasera mi ha detto che basta uno scheletro

per cacciarci dentro un' anima a forza

per farla restare fino a decomposizione del corpo.

Ricomincio dall' ossa, allora, a contare i miei passi stentati sul sentiero

finchè non avrò perso anche l' ultima ragione di essere vivente.

Epicamente, troppo ago e fuor di vena, per battere un colpo.

Adescato da un altro piano suono le mie note stonate d' un fiato.

Forte di non avere alcuna buona reputazione da difendere

mi custodisco nella caverna, tra una sortita e l' altra

addestrandomi a dare i nomi giusti alle loro ombre sbagliate.

Purchè la verità non mi confonda e non mi sia mai dimora

lascio che il sangue scorra da ogni fontana

(nello stagno del mio inconscio faccio il bagno coi piranha)

e come il mio cane sono, cane di un solo padrone.

 

 Adielle - 19/02/2018 15:41:00 [ leggi altri commenti di Adielle » ]

Grazie Arcangelo, un caro saluto.

 Arcangelo Galante - 19/02/2018 12:56:00 [ leggi altri commenti di Arcangelo Galante » ]

L’ho sentita come la poesia dei contrasti, ove vi sono il movimento, la stasi e il relativo lato buono che risulta nascere proprio dalle peggiori situazioni, suscitanti la nascita di concitate emozioni. Le parole scelte esprimono sentimenti freddi, in mutamento, i quali costruiscono immagini incisive e amare. Nel testo, come in una successione di palpiti, la verità di sé stessi, ossia il desio di restare fedeli al pensare proprio, emerge, alternandosi al buio di una "programmata" finzione. È la percezione toccante di nuovi modi di viverla, senza calore, aspri e difficili da digerire, dove, quell’emblematico starsene ritirati in un luogo appartato (mi custodisco in una caverna), non fa compromessi con nessuno.
Un amichevole saluto, sensibile poeta!

 Adielle - 19/02/2018 10:09:00 [ leggi altri commenti di Adielle » ]

Grazie Loredana, un caro saluto.

 Loredana Savelli - 19/02/2018 08:57:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

I flussi del tuo pensiero poetico non sono mai scontati. Spiazzano il lettore mettendolo catarticamente davanti ad una materia umana autentica.
Un caro saluto.

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