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Un incontro casuale

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Con numerica rapidità si produsse in uno scatto il cuore

forse un tempo perso in un piccolo baratro di luce secolare

come uno sgolarsi degli atomi che cinici ammettevano 

condivisioni postume di spazio, alla carne che li intrise d'anima.

Così, per brevità, accelerò il battito alla vista degli occhi di lei;

sarebbe stato possibile calcolare la quantità di liquido nei condotti

intricati delle vene, forse prendere un polso sarebbe bastato,

dai nervi, dai tendini e le ossa serene, per averne un'idea.

Una vaga sensazione di spossatezza rarefatta su molteplici livelli.

L'incontro in effetti si risolse su piani paralleli e quando rise

i denti bianchi sembrarono tastiere.

Una ciocca dei tuoi capelli per le mie dita intirizzite, pensò

oppure un bacio dietro le quinte di un sesto senso cui alludo

lisciando con l'aria dei polmoni parole leggere, inconsulte

che non cerchino approvazione solo per quietare un certo vivere

da canzoni allusive.

Tenerti le mani, la lingua tra le labbra fino a domani

o ad un giorno qualunque. 

Ma non fu così che si risolse, naturalmente: un'amica la chiamò

e lasciò il locale in una scia di madreperle orfane di meriti.

Continuò ancora un poco a contemplare l'assenza predicata

e la struggente conclusione fu finire da solo la collezione di presagi.

La notte, inoltrata poi, lo condusse tra le nuvole. Spietate.

 

 

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