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Ritorno ad Erat

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Sugli spalti di Erat ci rivedremo
tra i guerrieri nel ferrigno clamore
delle spade i lampi orrido clangore
nell'aurea tua armatura supremo

 

Veginto amico mio di bagordi
nei postriboli d'Erat lussuriosa
dissipammo la giovinezza ansiosa
gai canti turgidi seni ingordi

 

Ora ci attende una ferale azione
forse l'ultima della nostra vita
il barbaro oramai preme alle porte

 

Vita tanto incerta ci toccò in sorte
ma ora non abbiamo via d'uscita
giù la visiera inizi la tenzone

 

 Arcangelo Galante - 13/01/2018 16:48:00 [ leggi altri commenti di Arcangelo Galante » ]

Si, Angelo, me ne ero accorto.
Non l’ho scritto, in quanto, sul tecnicismo utilizzato nell’impostazione dello “pseudo sonetto”, non nutrivo dubbio alcuno, data la tua innegabile preparazione.
Debbo nuovamente ringraziarti.
Ad maiora semper!
Buona giornata, amico lontano. :-)

 Angelo Ricotta - 13/01/2018 16:40:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

E poi fa rima con azione per chiudere lo pseudo sonetto.

 Arcangelo Galante - 13/01/2018 16:38:00 [ leggi altri commenti di Arcangelo Galante » ]

Grazie, davvero!
Contento, del pronto riscontro.
Un cordiale saluto. :-)

 Angelo Ricotta - 13/01/2018 16:35:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

Dimenticavo "tenzone". L’ho usato proprio perché è un termine che rammenta il medioevo nella sua accezione guerresca.

 Angelo Ricotta - 13/01/2018 16:10:00 [ leggi altri commenti di Angelo Ricotta » ]

Occasionalmente riaffiora nei miei pensieri il periodo del Medioevo con le sue affascinanti storie leggendarie. Com’è noto è una fascinazione comune. Fantasticavo sulla vita delle persone dell’epoca, sui cavalieri, sui trovieri e trobadori, e d’improvviso mi è venuta l’idea di celebrare questa epopea con una poesia. Mi è sembrata romantica la storia di due amici, ormai vecchi, che si ritrovano sugli spalti per difendere la città della loro giovinezza assediata dai "barbari". Dovevo trovare un nome per uno dei due e l’ho chiamato "Veginto" che mi suonava, non so bene perché, molto "medievale" ma non coincidente con qualche nome a me noto. Poi dovevo trovargli un titolo. Non mi veniva niente che mi piacesse allora ho pensato di fare, banalmente, l’anagramma di "terra" ma ho dovuto eliminare una r per eufonia. Quando compongo qualcosa, sia esso poesia o racconto, non mi documento mai prima. Lascio scorrere la fantasia e completo lo scritto. Poi vado a controllare su web e libri per accertarmi di non aver scritto sfondoni e se per caso avessi usato nomi già noti. Puntualmente scopro, con mia meraviglia, che questo è il caso! A volte per questo modifico i nomi, altre volte li lascio. E infatti ho scoperto che Erat compare, come nome di luogo e città, ne La Saga dei Belgariad di David Eddings! Erat è anche un villaggio del Camerun. Davvero è difficilissimo inventarsi qualcosa di completamente nuovo! Veginto invece non l’ho trovato (c’è un Vegito nei Manga).

 Arcangelo Galante - 13/01/2018 11:21:00 [ leggi altri commenti di Arcangelo Galante » ]

aro Angelo,
pur coltivando la mia passione nel leggere ed il desio d’apprendere, non nascondo la mia ignoranza nel non essere preparato su alcuni temi che, generosamente, proponi nel sito de La Recherche.
E non mi vergogno a scriverlo, poiché non si può imparare tutto in fretta, giacche, il tempo, deve fare il proprio corso.
Premessa lasciata, conosco Herat scritto con la lettera “h”, e quindi credo di non errare, rileggendo il testo, dicendo che mi pare si riferisca alla famosa città dell’Afghanistan occidentale, nota per l’importazione di varie cose, tra le quali la meravigliosa pietra dei Lapislazzuli, che adoro (scusa la mia divagazione).
Ritornando al testo, lo stesso risulta quasi una disamina fatta sulle tue impressioni, oppure con un interlocutore, ove esponi quanto accadde, allora.
La chiusa mi ha suggerito questa riflessione, perché hai concluso la poetica opera, dicendo: ......”giù la visiera inizi la tenzone”, ove, non credo tu abbia scelto, casualmente, il termine “tenzone”, per esprimere un contrasto di idee, di pensieri concitati, ricordandomi pure che, in epoca medievale, era lo scambio di componimenti poetici, in forma di botta e risposta, tra due poeti che si confrontavano, talora scherzosamente, su argomenti differenti.
Ti sarei grato, nel caso volessi chiarirmi l’interpretazione di questo scritto, ed il perché sia stato intitolato “ritorno”.
Con gentilezza, mi congedo, in attesa di una delucidazione.
Buon proseguimento letterario, con le parole e col cuore!

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