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"L'esteta, se è artista, vagheggia un'arte che non si esprime né con le parole né coi toni né con le linee né coi colori: il capolavoro non ancora fatto ma sognato, che sarà sempre sognato e non mai fatto. Se è critico, annunzia una critica d'arte che prescinde dalla lingua in cui è scritta l'opera o dalle linee che l'artista ha tracciate; che stia di là così dalla gretta erudizione come dalla critica con fondamento filosofico; che si faccia con un metodo incomunicabile, cadendo in deliquio, in rapimento, in ebbrezza, in estasi; che si effonda in un ditirambo, il quale non significhi niente di determinato, e sia un ditirambo del ditirambo, un ritmo della ritmicità. Se si esorta quell'artista a provarsi a fare qualcosa di chiaro e di semplice, dirà che si è incapaci di penetrare nella sacra ombra del tempio dell'arte; se a quel critico si chiede di rendere conto delle proprie affermazioni, o si notano gli spropositi di fatto e le interpretazioni false che gli escono di bocca, risponderà che il censore non è giunto ancora allo stato di perfezione in cui le cose si vedono senza bisogno di guardarle, gli spiriti si comprendono senza udire le parole materiali, si fa la storia inventandola, e si gode l'arte, - soprattutto quando non esiste. "

Sono parole di Benedetto Croce, in "Di un carattere della più recente letteratura italiana" , del 1907 .

Ho letto poco del Croce, che non mi ha mai entusiasmato particolarmente, ma in questo caso, a distanza di più di un secolo, non posso che dargli ragione, e notare l'attualità di questo suo giudizio nel mondo artistico (soprattutto poetico, ma non solo) di oggi.

Non è forse vero che le tante (troppe) poesie scritte in modo oscuro e incomprensibile vengono considerate dagli autori come prove del loro valore, e che i lettori comuni vengono ritenuti "incapaci di penetrare nella sacra ombra del tempio dell'arte" ? E non è forse vero che tante (troppe) critiche sono fatte "con un metodo incomunicabile" , perché tanto i critici pensano che "le cose si vedono senza bisogno di guardarle" ?

Non viene a nessuno, infine, il dubbio di "godere l'arte quando non esiste" ?

 Franca Colozzo - 17/03/2018 21:50:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

@Antonio Terracciano. Grazie per le tue parole di conforto, ma ho dato di fioretto, come si dice, ed alla fine credo di averla spuntata su alcune persone astiose, che volevano ad ogni costo avere ragione. Ma sui social non si tratta di aver ragione o torto, ma di essere persone civili e di portare rispetto nei confronti delle opinioni altrui. Credo che con il garbo si ottenga di più che usando astio e vituperio. La facile accusa è tipica delle persone problematiche e deboli, che non hanno risolto i loro traumi interiori. Bisogna prima fare l’autocritica a se stessi e poi procedere ad accusare gli altri. Ma tu conoscerai sicuramente la storia del fuscello e della trave insegnata ai bambini durante il catechismo, un’altra trovata per indottrinare le menti! Ad ogni modo, Sgarbi che è un personaggio pieno di sé, narcisista e quant’altro, non poteva che citare il libro del locale Vittorio Imbriani. Peccato però che quest’ultimo non sia potuto ritornare in vita per riscrivere il suo romanzo, questa volta dal titolo: "Dio ne scampi da Sgarbi". Avrebbe avuto sicuramente più successo!

 Antonio Terracciano - 17/03/2018 13:54:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Mi dispiace, Franca, per la tua disavventura su FB (meno male che io non sono iscritto! ) Dato che hai citato Sgarbi, poi, sappi che sono pienamente d’accordo con te: è capace di inventarsi qualunque cosa pur di piacere! A questo proposito non posso esimermi dall’accennare a un suo recente manifesto elettorale apparso nella mia cittadina, che è quella di Luigi Di Maio. Candidatosi qui apposta per contrastarlo (e chi ha ragionato un po’, come me, non ha votato né l’uno né l’altro... ) , Sgarbi, in quel manifesto, elogiava la presunta alta cultura dei miei concittadini, che quindi, secondo lui, avrebbero evitato di dare fiducia a un giovanotto che commette volentieri errori di italiano, e, quel che più mi ha turbato, affermava che, dopo i classici, secondo lui il maggiore scrittore italiano era stato addirittura, nell’Ottocento, il locale Vittorio Imbriani (autore di un solo e dimenticato romanzo, "Dio ne scampi dagli Orsenigo" ) , il quale invece, semmai, può essere al massimo ricordato per il suo controverso impegno politico...

 Franca Colozzo - 17/03/2018 13:05:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

@Antonio Terracciano. Eco era proprio un grande! Non conoscevo la storia dell’immaginario Prosciuttini! Ho sempre da imparare da te ed anche per questo, a parte la simpatia, ti commento con piacere. Ne sa qualcosa in fatto di astuzie, da critico navigato com’è, anche l’atteggiato Vittorio Sgarbi, che spesso è insolente oltre ogni misura e cavalca sempre il carro del vincitore (prima, ad esempio, contro e poi a favore di Berlusconi). Alti e bassi, con quell’arroganza che lo contraddistingue (caso patologico, a parer mio, di narcisismo intellettuale). Ti sembrerà strano, ma i video di mia figlia, la quale per hobby è diventata esperta di narcisismo, a sue spese, mi hanno fatto aprire gli occhi su alcuni casi che mi sono capitati di recente, l’ultimo ieri su un gruppo chiuso di FB. Pare che l’accanimento o gogna mediatica oggi sia molto di voga, dato l’uso sconsiderato che si fa dei social senza rispetto nemmeno per l’età delle persone e riversando ingiurie e supposizioni infondate con estrema nonchalance. Però mi sono difesa così bene, credimi, che mi ha aggiunto una persona colta che mi ha fatto gli elogi. A parte questo sfogo, e ritornando sull’argomento, mi trovi concorde su tutti i punti da te toccati, che riguardano anche la poesia ermetica. Il dire o non dire, l’essere o l’apparire mi sembrano, al pari di Giano bifronte, aspetti dicotomici della nostra società. Grazie per il tuo erudito approfondimento, cui non potevo esimermi dal rispondere. Ti auguro una buona giornata e un buon fine settimana.

 Antonio Terracciano - 17/03/2018 09:51:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Ti ringrazio, Franca, per avere approfondito questo mio semplice testo, e approfitto per segnalare agli eventuali lettori che si trovassero a passare da queste parti che ciò che tu giustamente sostieni per il campo dell’arte pittorica fu argutamente evidenziato, con il suo inconfondibile stile, da Umberto Eco in "Come presentare un catalogo d’arte" (ora nel libro "Come viaggiare con un salmone" , ed. "La nave di Teseo" ) . Eco inventa un personaggio immaginario, il pittore Prosciuttini, che disegna semplicemente tre triangoli, i quali vengono interpretati dai critici d’arte (o, meglio, dai "presentatori di cataloghi d’arte" ) in modo diverso (ma sempre astruso! ) secondo i vari momenti storici del Novecento. L’ultima critica è questa: "Nei quadri di Prosciuttini la percezione delle forme non è mai adeguatamente inerte al dato della sensazione. Prosciuttini ci dice che non c’è percezione che non sia interpretazione e lavoro, e il passaggio dal sentito al percetto è attività, prassi, essere-nel-mondo come costruzione di Abschattungen ritagliate intenzionalmente nella polpa stessa della cosa-in-sé. " Con umorismo, Eco conclude che "il lettore riconosce la verità di Prosciuttini perché corrisponde ai meccanismi in base ai quali distingue, dal salumaio, una mortadella da una insalata russa" ...

 Franca Colozzo - 17/03/2018 01:08:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Antonio, data l’ora tarda, commento rapidamente questo tuo interessante pensiero sulla figura del critico d’arte, che meriterebbe più tempo ed attenzione. Penso che il critico sia una specie di mago-stregone che, son il suo eloquio, confonde gli altri, timorosi di non essere capaci di comprendere un’opera d’arte. Questo paradosso è esploso soprattutto con il nascere dell’arte moderna, ben lontana dagli schemi figurativi dell’arte classica. Di fronte ad un’opera di Picasso, dal Cubismo in poi, ci si sente inermi, incapaci di comprendere quelle astrazioni. Messa da parte l’arte figurativa, per un cumulo di ragioni non solo tecniche, ma anche di Avanguardie nascenti a cavallo delle due guerre mondiali, la creazione artistica ha cercato vie difformi, spesso ponendosi in aperto contrasto culturale con la società in cui si trovava ad operare. Da questi presupposti nascono tutte le correnti dell’astrattismo del ’900 dalle quali, con una serie di metamorfosi e con l’avvento della tecnologia, è nata l’arte contemporanea. Diciamo che il critico si adegua a ciò che forse nemmeno lui riesce bene a intendere e, come il re nudo di una famosa favola, comincia a descrivere l’opera d’arte assecondando le farneticazioni della sua mente, un po’ come avviene per le poesie ermetiche. La gente normale finge di capire, pur di non passare da ignorante, laddove a malapena è in grado di comprendere le tecniche adoperate in un dipinto o il colorismo e luminismo utilizzati nelle figure (ad es. di un Michelangelo o di un Caravaggio). Poi, davanti a un’opera di arte moderna e soprattutto contemporanea, il fruitore si adagia sul giudizio del critico, non comprendendo a volte il messaggio contenuto nell’opera ed il gioco è fatto. I santoni, ovvero i critici e i galleristi, avvalendosi della dabbenaggine di molti, guadagnano un mucchio di soldi. Ecco perché un Van Gogh o un Cézanne o un Modigliani vissero miseramente e poi, post mortem, i loro dipinti divennero famosi e super pagati per la gioia degli speculatori: critici e mercanti d’arte. Forse quei pittori non si seppero vendere bene come Picasso, già celebre e ricco in vita. Per questo credo che l’attuale mondo dell’arte sia in mano a degli autentici predatori! Al mio paese si dice: "Loro si cantano e loro si suonano", ovvero suonano le tasche dei ricchi acquirenti. Ma questo è il mio pensiero stringato e ridotto all’essenza. Buona notte i ecc.

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