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Chi ha ragione

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Avevo quasi dimenticato di avere pubblicato, ormai nove anni fa, nell'arco di un paio di mesi, venti poesie da me scritte in francese in un sito transalpino ( "Poésie Webnet" ) , quando l'altro ieri ho ricevuto una mail in cui gentilmente mi si comunicava che era in corso una ristrutturazione del sito e che forse avrei avuto bisogno di una nuova password per pubblicare ancora (ipotesi quanto mai remota, perché la mia vena poetica in francese si è ormai esaurita da tempo) . Ho approfittato, comunque, dell'occasione per leggere gli ultimi dieci "Coups de coeur" (le poesie considerate migliori dalla redazione) , quelli dal 2015 ad oggi, e ho notato che almeno otto poesie (su dieci, ripeto) sono scritte con una qualche metrica e con parecchie rime (ad esempio, "Vaisseau de cristal" , di un certo "Sans Plumot et sa poussière" , inizia così: "Dans un temps dilaté - trop fragile élastique - / Que l'on tend trop et trop jusqu'à ne plus le voir / L'homme marche en déni dans un rythme drastique / L'image du futur reluit dans son miroir... " ) Siccome il sito è parecchio quotato (è probabilmente il migliore di poesia francese) ed esigente (si deve aspettare quasi una settimana per la pubblicazione, e varie poesie vengono rifiutate, vuoi per errori ortografici, vuoi perché ritenute incomprensibili, ecc. ) , mi domando chi abbia ragione, i Francesi o gli Italiani. Nei siti italiani, infatti, le poesie in metrica e in rima (come quelle, sulla "Recherche" , ad esempio di Lorenzo Tosco, di Melandri, di Santoro, di Bettozzi... ) sono di solito tra le meno lette e commentate, mentre altre, a volte magari quasi incomprensibili, sono sovente lodatissime... Ha più ragione chi si collega ad esperimenti fatti ormai cento anni fa (e che forse non desideravano neppure eredi) , o chi, considerandoli ormai superati, recupera una ben più salda tradizione quasi millenaria?

 Ferdinando Battaglia - 06/05/2018 19:56:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Ciao, Antonio, scusami: sono due volte che scrivo un esteso commento in risposta alla tua domanda e sono due volte che mi cade la rete e mi ritrovo da capo. ad ogni modo, in sintesi: memoria e custodia del "classico" (ma vale anche per il sapere manuale: pensiamo ai mestieri), anche come modello attuale di riferimento per la scrittura (quando dico del Melandri patrimonio nazionale non scherzo)", ma non marmorizzazione della Poesia, che è, come ogni lingua, realtà viva e dinamica; certamente non tutti i testi in versi liberi sono poesia, così come non lo sono tutti i sonetti o similari; ovvero rispondiamo prima alla domanda su che cosa sia la Poesia e sui suoi parametri (scientifici) di riconoscimento, dopodiché potremmo avventurarci nelle successive definizioni e meriti di giudizio sui testi (sono convinto oppure mi auguro che ciò mai accadrà). In ultimo: no, la metrica non forza, ma contiene, quando forza vuol dire che qualcosa non ha funzionato durante la scrittura o ha funzionato in qualità minore.

Grazie per gli spunti di riflessione e continua a ricordarci dell’importanza del "classico".

 Antonio Terracciano - 06/05/2018 14:27:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Il principale intento di questa mia pubblicazione era quello di far conoscere il gusto, leggermente diverso rispetto all’Italia, dei poeti dilettanti in Francia. Ammetto che, da partigiano della poesia "classica" , la mia domanda era un tantino retorica e, apprezzando moltissimo i salutari dubbi di Franca, vorrei far sapere a Ferdinando che anche a me piacciono, ogni tanto, le poesie "moderne" , ma gli capovolgo l’obiezione: come a lui a volte le rime (e qui posso essere d’accordo) e addirittura la metrica (ma come farebbe a non esserlo? ) sembrano forzate, così a me troppe poesie "anarchiche" rischiano di non comunicarmi niente, per il linguaggio astruso (non è spesso forzato anche quello? ) , o addirittura "incomprensibile" (uno dei motivi per i quali vengono rifiutate da "Poésie Webnet" certe proposte) . Insomma, il mondo (anche quello poetico) è bello perché è vario, e proprio per questo sento di tanto in tanto il bisogno di scrivere certe considerazioni, per evitare il rischio che, fra non molto tempo, in Italia la poesia "classica" si estingua, come si sono estinte, in tanti campi purtroppo, già molte belle tradizioni italiane ed europee, scalzate impietosamente da certe (non sempre vantaggiose) innovazioni provenienti d’oltreoceano (su questo i Francesi resistono, o almeno ci provano, parecchio più di noi... )

 Ferdinando Battaglia - 06/05/2018 11:35:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Due premesse e una nota:
Sono un incolto e condivido perlopiù il commento di Franca; la nota: il Melandri andrebbe tutelato come patrimonio nazionale, ciò vale anche a dire che "non tutte le metriche escono con il buco". Infine, prima di esprimere la mia opinione in risposta alla tua domanda, a mio miserrimo parere concettualmente erronea, poiché non vedo perché si debbano contrapporre, secondo il dualismo ragione-torto, le diverse modalità del far poesia, una mia richiesta di spiegazione: che cos’è la Poesia ovvero i parametri "scientifici )" con cui decidiamo in assoluto che cosa sia o non sia Poesia. Infine, un mio parere già espresso: le rime davvero riuscite non si "vedono", quando sono troppo evidenti spesso sono forzate; vale anche per la metrica: il numero delle sillabe e la posizione degli accenti dovrà restare " invisibile ", altrimenti si noteranno le forzature, cioè lo scheletro senza la carne.

 Franca Colozzo - 06/05/2018 08:33:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Cosa rispondere a siffatta domanda? Credo che in lingua straniera sia più facile l’assonanza, la metrica, così ad es. in lingua inglese o francese. In italiano, sia perché dall’interno della nostra lingua osserviamo delle forzature sia per il nostro nuovo stile di vita impregnato di tecnologia e di barbarismi, siamo portati a pensare a dei versi ed a trascriverli di getto. Sarà un errore? Se la poesia esce dal cuore e la rima non rappresenta una forzatura a posteriori, cervellotica e studiata a tavolino, allora ben venga! Altrimenti, se queste condizioni preliminari non sussistono, credo che sia opportuno lasciare che la lirica scorra secondo il ritmo dettato dai sentimenti. Laddove manca, insomma, l’ispirazione pura non ci può essere, a parer mio, poesia. Ma anche per me questa dicotomia, con o senza rima, costituisce un rompicapo, cui nessuno pare abbia finora fornito una risposta esaustiva. Sta di fatto che a me personalmente le poesie vengono con o senza metrica e la "vexata questio", che tu hai opportunamente riproposto, resta sempre priva di risposte. Chi dovrebbe fornircele? Esiste un’Accademia in grado di illuminarci su questo percorso? Anch’io ho postulato in passato la stessa questione, ma le risposte ricevute sono state difformi. Qual è dunque la ricetta vera? Resta aperto l’interrogativo sperando che arrivi finalmente un chiarimento in merito. Ma credo che sia quasi impossibile considerati i tempi in cui operiamo. Un saluto affettuoso e buona domenica.

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