LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Annalisa Scialpi
Ricordi di scuola

- Se sei un utente registrato il tuo commento sarà subito visibile, basta che tu lo scriva dopo esserti autenticato.
- Se sei un utente non registrato riceverai una e-mail all'indirizzo che devi obbligatoriamente indicare nell'apposito campo sottostante, cliccando su un link apposito, presente all'interno della e-mail, dovrai richiedere/autorizzare la pubblicazione del commento; il quale sarà letto dalla Redazione e messo in pubblicazione solo se ritenuto pertinente, potranno passare alcuni giorni. Sarà inviato un avviso di pubblicazione all'e-mail del commentatore.
Il modo più veloce per commentare è quello di registrarsi e autenticarsi.
Gentili commentatori, è possibile impostare, dal pannello utente, al quale si accede tramite autenticazione, l'opzione di ricezione di una e-mail di avviso, all'indirizzo registrato, quando qualcuno commenta un testo anche da te commentato, tale servizio funziona solo se firmi i tuoi commenti con lo stesso nominativo con cui sei registrato: [ imposta ora ]. Questo messaggio appare se non sei autenticato, è possibile che tu abbia già impostato tale servizio: [ autenticati ]

 

Vagavo coi miei libri sottobraccio;

le parole cadevano come inutili mattoni

che sbucciavano i piedi, rallentando il passo.

 

La luce si affacciava appena,

sbucando tra i faggi,

mentre ruminavo sorrisi coi compagni,

vittime della stessa omertà.

 

La rabbia feroce stagnava nelle inconcludenze;

sulle nostre teste già pesava il marchio della colpa:

la stessa colpa che i nostri padri subirono e versarono

nei nostri crani come pece nera, vischiosa.

 

Nella stagione delle grande moratoria

cullavamo i nostri demoni come bambini;

i nostri cervelli erano già segnati con marchio di fuoco.

 

Da un campanile un vecchio calvo con la faccia mangiata

suonava la nostra ritirata;

e noi continuavamo a pattinare sul ghiaccio

sui cervelli dei padri ridotti a stalattiti,

mentre madonne informi assorbivano

le nostre madri.

 

Continuavamo

a mangiare pani di lievito azzimo,

strappando a morsi le sere,

dove nessuno ci stava a guardare.

 

Dove nessuno sapeva

del nostro infinito dolore.

 Salvatore Pizzo - 19/03/2019 03:26:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

Letta e riletta: bellissima canzone che ti entra nel cuore con triste melodia; disegnando di ricordi e di emozioni, il quadro dell’esistenza; così vero, quasi palpabile, della prima ingiustizia tra le tante, impartitaci più per tradizione che per religione:il peccato originale...
Non so se ho centrato il tuo intento, mia cara Annalisa, però so che l’ho sentita molto e l’ho sentita molto bella.
Sempre felice di leggere di te.
ciao

Leggi l'informativa riguardo al trattamento dei dati personali
(D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 e succ. mod.) »
Acconsento Non acconsento
Se ti autentichi il nominativo e la posta elettronica vengono inseriti in automatico.
Nominativo (obbligatorio):
Posta elettronica (obbligatoria):
Inserendo la tua posta elettronica verrà data la possibilità all'autore del testo commentato di risponderti.

Ogni commento ritenuto offensivo e, in ogni caso, lesivo della dignità dell'autore del testo commentato, a insindacabile giudizio de LaRecherche.it, sarà tolto dalla pubblicazione, senza l'obbligo di questa di darne comunicazione al commentatore. Gli autori possono richiedere che un commento venga rimosso, ma tale richiesta non implica la rimozione del commento, il quale potrà essere anche negativo ma non dovrà entrare nella sfera privata della vita dell'autore, commenti che usano parolacce in modo offensivo saranno tolti dalla pubblicazione. Il Moderatore de LaRecehrche.it controlla i commenti, ma essendo molti qualcuno può sfuggire, si richiede pertanto la collaborazione di tutti per una eventuale segnalazione (moderatore@larecherche.it).
Il tuo indirizzo Ip sarà memorizzato, in caso di utilizzo indebito di questo servizio potrà essere messo a disposizione dell'autorità giudiziaria.