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Il carnefice

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Il carnefice

Il carnefice è ancora là,

ci spia dalle torri invisibili

col suo occhio di sparviero:

vuole le nostre budella nella ciotola

                                                del cane:

o magari ne farà cibo per gatti sterilizzati.

 

Il carnefice

ci alletta con i suoi profumi fragranza

                                  di gatta aggressiva

o attraverso i mille shampoo che fanno

rizzare i capelli nelle ritmiche corsie ventilate

                                                 dei supermercati.

 

Perché

il carnefice

 ha ucciso il dio, la dea, che è dentro ognuno di noi

e vive nelle corsie ordinate, nei sotfware delle scrivanie

                                                                        telecomandate,

si nutre

dell’intelligenza minimale d’una ingorda sopravvivenza,

 

ci succhia il sangue

direttamente dalle ragnatele delle nostre precauzioni

sta

nei disinfettanti del contatto, nelle assicurazioni anti-vita,

nei morbi invisibili dei nostri odi

nelle cellule tumorali dei nostri spaesamenti

nelle droghe dei cibi-veleno antimalinconia

 

il carnefice

ci succhia il midollo della gioia

attraverso i telegiornali,

vive nella tana delle nostre polarità annunciate

a gran voce, sui sagrati della moralità,

 

Ma il carnefice non sa

che vivrà

fin a quando di noi si nutrirà

perché il carnefice sa

che basta una voce,

l’inizio di un volo,

il fascicolo letto di un fiore

sulla montagna dei nostri bagliori di deità,

a spazzarlo via.

 

Perché il carnefice

con tutti i suoi segugi,

lo sa

che morirà!

 Giovanni Rossato - 28/06/2019 17:29:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Rossato » ]

Descrizione completa del "carnefice": si nutre di vanità, ha ucciso il Dio in noi,si nutre dell’intelligenza minimale di un’ingorda sopravvivenza, vive delle nostre paure (precauzioni)e ci succhia la gioia nutrendosi e nutrendoci di pseudo morali. Morirà? Certo che si, ma dovesse egli essere noi, periremo insieme.
Grazie Annalisa

 Salvatore Pizzo - 24/06/2019 16:02:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

Un ruolo, più che un mestiere, quello del"carnefice": metafora di un potere che si ritiene eterno condizionamento delle vite altrui, ovvero diritto di alcuni di disporne a piacere. Un ruolo che ritorna come un mantra, forse nel desiderio di esorcizzarne la presenza incombente ingombrante. Ma che, in questi tuoi versi frementi, finisce per esser tratteggiato per quella naturalità che, contrastando con l’immagine che il potere tende a dare di sè, finisce per renderlo per quel che è: espressione del degrado dell’umanità, così compresa nella miseria del possesso e dell’avidità eletta a sistema...
Come sempre: forte, intensa, un fluire inarrestabile di emozioni e sentimenti, a rendere partecipe il lettore d’un moto di sana ribellione, riuscendoci appieno...
Un abbraccio più che mai caro.

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