LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Teresa Cassani
Emma

- Se sei un utente registrato il tuo commento sarà subito visibile, basta che tu lo scriva dopo esserti autenticato.
- Se sei un utente non registrato riceverai una e-mail all'indirizzo che devi obbligatoriamente indicare nell'apposito campo sottostante, cliccando su un link apposito, presente all'interno della e-mail, dovrai richiedere/autorizzare la pubblicazione del commento; il quale sarà letto dalla Redazione e messo in pubblicazione solo se ritenuto pertinente, potranno passare alcuni giorni. Sarà inviato un avviso di pubblicazione all'e-mail del commentatore.
Il modo più veloce per commentare è quello di registrarsi e autenticarsi.
Gentili commentatori, è possibile impostare, dal pannello utente, al quale si accede tramite autenticazione, l'opzione di ricezione di una e-mail di avviso, all'indirizzo registrato, quando qualcuno commenta un testo anche da te commentato, tale servizio funziona solo se firmi i tuoi commenti con lo stesso nominativo con cui sei registrato: [ imposta ora ]. Questo messaggio appare se non sei autenticato, è possibile che tu abbia già impostato tale servizio: [ autenticati ]

EMMA

 

Sul portone era stata posta l’onoranza funebre.

Arrivavano alla spicciolata, salivano le scale, si fermavano al primo piano dell’albergo dove era collocata la salma.

“Condoglianze”.

La testa del morto sporgeva dalla bara . La pelle levigata, il naso aquilino, grande sul viso minuto, sigillavano l’ultimo ricordo di lui.

Un secolo di vita era una benedizione passata tra quelle mura: braccia buone a lavorare, figlie a studiare  dalle suore.

Nell’ordine naturale le cose. Quell’anno il mese di dicembre era stato particolarmente freddo in laguna.

Il paese recitò il rosario, stringendosi a circolo attorno al prete intirizzito che diceva i Misteri nella sala grande dell’albergo.

Emma si era vestita di scuro e anche le sorelle.

“ L’eterno riposo dona a lui, o Signore, risplenda a lui la luce perpetua, riposi in pace il nostro fratello Emanuele. Amen”.

Mai più dietro la porta a vetri a guardare i passanti sulla via, mai più a spiare le faville del fuoco nel camino, mai più a rammendare le reti biascicando le conte, mai più seduto col bastone in mano appoggiato tra i sandali.

Riposa in pace. Babbo.

Le colleghe erano arrivate con aria di partecipata commozione.

Le vocine flautate degli alunni avevano rotto il brusio dei conoscenti.  

Grazie. Grazie a tutti.

Era arrivato anche lui: si era fermato all’ingresso con altri del paese.

Occhi al pavimento e braccia conserte.

Cappotto blu. Colore dell’equilibrio.

Le aveva stretto la mano e mormorato qualcosa.

 

Erano passati molti anni da quando lui, occhi socchiusi, le aveva detto di un viaggio a Cuba e di quanto Hemingway avesse amato la loro laguna, con gli spazi tra i canneti che sembravano eterni, i silenzi dolcissimi, il fruscio delle foglie appena mosse dal vento, il richiamo degli uccelli migratori.

Lei gli aveva chiesto, sommessa, di prendere la barca e di risalire i canali, per sentire l’odore dell’acqua placida e un po’ salmastra, i tonfi dei remi che affondavano regolari e le grida dei gabbiani in cielo.

Ma solo alla sera, davanti alla fiamma, i sogni prendevano forme reali e il futuro si faceva presente agli occhi del padre che, seduto in disparte a rammendare una rete, benediva la risata della figlia più bella.

Poi lui, per molti anni, non era più venuto.

Aveva preso il mare. Non per andare in America, di cui tanto parlava, ma in un altro paese di canali dove c’era un’osteria e, tra le siepi stracolme di fiori, i tavoli all’aperto con le tovaglie a quadretti , le panche di legno e un vecchio bancone per la mescita del vino sfuso.

Lì aveva raccontato ad altri dei suoi rapimenti . Il volto carico di intense espressioni, avvolto nel fumo della sigaretta.

E a quella ragazza, di scolpite e potenti voluttà, aveva fatto tenerezza il tipo un po’ smarrito, vulnerabile e variabile, che collezionava passioni umane , andando in cerca di leggende e di storie d’acqua da scrivere sul giornale.

Si erano sposati.

 

Il giorno del funerale nevicava.

Dall’albergo al cimitero la strada in salita compiva una larga esse sinuosa, come il corso del Canal Grande, e il corteo silenzioso e ordinato sotto gli ombrelli si avviò a occupare quelle anse.

Una fila bianca di gente si mostrava alle facce del paese.

Oltre ai parenti, ai mariti e ai figli delle sorelle sposate, c’erano quanti avevano mantenuto relazioni con la famiglia o spartito affari.

Lui, in chiesa, si tenne sul fondo di una navata laterale e, al cimitero, a ridosso della tomba più lontana.

Era arrivato il momento formale delle condoglianze.

Sfilavano per porgere la mano a Emma.

“Mi dispiace”. “Emma”..”Professoressa”. “A lunedì”. “Emma”.

Grazie. Grazie. Siete gentili.

La calma della neve, che cadeva , toglieva il respiro.

Si fermarono a pochi metri dall’antica storia , sapendo che non avrebbero trovato le parole.

Sotto la nuvola grigia di capelli, le rughe avevano scavato solchi nel volto di entrambi.

Anche per lui la principale compagna era stata la solitudine, nonostante le pubblicazioni e i riconoscimenti.

Lei, la più bella delle figlie, aveva consacrato la sua vita alla scuola, al padre, alle zie anziane, sforzandosi, in quei trentanni, di non pensare ad altri che a lui.

Ma non sempre c’era riuscita perché sapeva che, al di là dei canali, qualche volta anche lui la pensava.

Mettevano i mattoni a sigillare il loculo col cemento fresco e poi sciamavano fuori dal sacro luogo.

Lei, spalle girate, aveva già preso la curva della strada per tornare a casa.

 Teresa Cassani - 19/11/2018 23:53:00 [ leggi altri commenti di Teresa Cassani » ]

Grazie, Alessandra!

 Alessandra Ponticelli Conti - 19/11/2018 16:22:00 [ leggi altri commenti di Alessandra Ponticelli Conti » ]

Molto bello.
Complimenti!

Leggi l'informativa riguardo al trattamento dei dati personali
(D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 e succ. mod.) »
Acconsento Non acconsento
 
Se ti autentichi il nominativo e la posta elettronica vengono inseriti in automatico.
Nominativo (obbligatorio):
Posta elettronica (obbligatoria):
Inserendo la tua posta elettronica verrà data la possibilità all'autore del testo commentato di risponderti.

Ogni commento ritenuto offensivo e, in ogni caso, lesivo della dignità dell'autore del testo commentato, a insindacabile giudizio de LaRecherche.it, sarà tolto dalla pubblicazione, senza l'obbligo di questa di darne comunicazione al commentatore. Gli autori possono richiedere che un commento venga rimosso, ma tale richiesta non implica la rimozione del commento, il quale potrà essere anche negativo ma non dovrà entrare nella sfera privata della vita dell'autore, commenti che usano parolacce in modo offensivo saranno tolti dalla pubblicazione. Il Moderatore de LaRecehrche.it controlla i commenti, ma essendo molti qualcuno può sfuggire, si richiede pertanto la collaborazione di tutti per una eventuale segnalazione (moderatore@larecherche.it).
Il tuo indirizzo Ip sarà memorizzato, in caso di utilizzo indebito di questo servizio potrà essere messo a disposizione dell'autorità giudiziaria.