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Luoghi e situazioni di quelle ’Storie della città di Dio’

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Er specchietto indove
me specchiavo
li ricci de mamma
e locchi
rubbati ar celo...
Er bottone strappato
a la camicetta
pura come er foco.
Trastavere...de notte...
le zanide,
na canzona strappata
a un bare,
lST dargento...
Me sento
vive in quelle notti,
e moro
de giovent

P.P.Pasolini, Beguine



In una fredda giornata del gennaio 1950 P.P.Pasolini giunge, come noto, a Roma insieme alla madre Susanna chiudendo cos il tormentato ultimo periodo friulano e inaugurando finalmente la sua vita nova nella capitale; unesperienza che sar inaspettatamente ricca di esperienze umane e di fervore artistico. In questo primo squarcio del suo lungo soggiorno romano lapproccio poetico di Pier Paolo con la citt avverr mediante uninstancabile trascrizione sulla pagina dei pi minuti avvenimenti di vita capitolina: questi saranno raccolti dal giovane scrittore con lenorme sensibilit di un animo in condizione di piena adesione per non dire comunione con loggetto del suo amore: la plebe romana.
Il composito materiale frutto di questa meravigliosascoperta confluir poco pi tardi in Ragazzi di vita, mentre ci che rester fuori da questo progetto andr a finire nel 1965 nella raccolta Al dagli occhi azzurri.
Ma molti altri pezzi narrativi di questo primissimo periodo romano (50-52) rimangono ancora inediti in volume fino alla tragica morte dellautore, e solo il paziente lavoro di Walter Siti nel 1995 li riporta alla luce e allattenzione degli studiosi. Il frutto di questa fatica la raccolta Storie della citt di Dio della quale prenderemo in considerazione in questo breve saggio, proprio i racconti del 50-52, quelli che meglio illustrano il primo palpitante avvicinarsi di Pasolini alla realt romana. Troppo spesso e con troppa facilit queste prove narrative sono state considerate dalla critica mero momento di preparazione a Ragazzi di vita e per questo frettolosamente e, forse, colpevolmente accantonate: le pagine che seguiranno vogliono portare il loro piccolo contributo alla rivalutazione di questo periodo della prosa pasoliniana.
Lelemento che caratterizza in maniera pi evidente Storie della citt di Dio , come accennato, lineludibile tematica centrale: Roma. La capitale non solo il teatro di tutte le situazioni affrontate nella raccolta (tranne i due excursus di Santino nel mare di Ostia e Terracina), ma anche il motore immobile di ogni narrazione, la fonte inestinguibile di ispirazione poetica, il nucleo centrale di tutta la riflessione pasoliniana dellepoca.
Roma, dunque; ma forti sono le differenze nel modo in cui tale comune sostrato si concretizza nel fare narrativo.
Infatti lincompiutezza, lindeterminatezza, la tecnica del non finito dominanti, per esempio, nei racconti coevi di Al dagli occhi azzurri, non trovano quasi riscontro nei racconti delle Storie della citt di Dio. Lo stesso potremo affermare per la tecnica narrativa simile a quella della sceneggiatura cinematografica, tanto usata in Al... quanto pressoch assente nei piccoli racconti di Storie.... E che dire dei toni da documentario sociologico propri dei brani della prima raccolta nonch di quella vena sottilmente decadente, tutti elementi che non trovano quasi riscontro nei pezzi raccolti a cura di Walter Siti?
Tante le diversit dunque fra i racconti pur cronologicamente omogenei contenuti in queste due opere, ma degne di nota e passibili di sottolineatura anche le differenze interne fra i vari pezzi di Storie della citt di Dio.
Sulla base di queste sar lecito organizzare il materiale preso in considerazione in tre diversi paragrafi: il primo tratter de La bibita, Il palombo, e Domenica al Collina Volpi, i primi due del 50 il terzo del 51; il secondo paragrafo verter su Santino nel mare di Ostia e Terracina entrambi pi o meno del 51; il terzo comprendente Ragazzo e Trastevere, La passione del fusajaro, Da Monteverde allAltieri, tutti e tre del 50, e Roma allucinante e Castagne e crisantemi entrambi del 51. Come vedremo la prima parte avr come oggetto una resa quanto pi realistica della realt sottoproletaria conosciuta da Pier Paolo; la seconda si differenzia dalle altre per la tematica particolare, marina, che, come vedremo in seguito, ha una rilevanza tutta sua nelluniverso fantasmatico di Pasolini; la terza, che forse la pi significativa, riguarder racconti in cui lautore cerca soprattutto lo scavo nellinteriorit dei suoi personaggi in pezzi che possiamo definire piccole prose darte.
Passiamo ora decisamente, alla lettura e alla comprensione pi profonda di queste piccole, a volte deliziose a volte sconvolgenti, Storie della citt di Dio.


1


Il tratto distintivo dei racconti La bibita, Il palombo e Domenica al Collina Volpi, rappresentato da unesplicita e, direi, ingenuamente evidente trascrizione, quanto pi fedele possibile, di brevi episodi romani di vita vissuta. Le vicende oggetto della narrazione, sono di una disarmante semplicit, di unassoluta quotidianit e, anche per questo, di uninedita freschezza. Non avvertiamo in queste pagine n la sensibilit sottilmente decadente, n la comicit grottesca, n i toni da documentario sociologico che abbiamo sottolineato quali caratteristiche di Al dagli occhi azzurri; non troviamo nemmeno quellesigenza di penetrazione psicologica che animer pi pagine delle stesse Storie della citt di Dio. In questi tre brani sembra, invece, dominante una genuina voglia di porsi sullo stesso livello della vita di questi giovanissimi sottoproletari, di questi fratellini minori dei ragazzi di vita (1).
Esempio evidente di quanto detto il raccontino La bibita ambientato sul galleggiante di Orazio fra Ponte Garibaldi e Ponte Sisto. Il protagonista Nando,

...un ragazzino di dieci anni, magro, storcinatello, con un ciuffo biondo largo sulla faccina stenta, dove una grande bocca sorrideva senza sosta(2).

Notiamo subito come Nando appaia gi di primo acchitto ben diverso dai complessi protagonisti dei racconti di Al dagli occhi azzurri: il suo sorridere senza sosta ci testimonia gi quella che vedremo essere la sua indole serena e gioiosa, cos differente dallatteggiamento dei ragazzi pi grandi ironici, strafottenti e tranquilli(3). Pier Paolo fa la conoscenza di Nando e scopre e ci mostra la condizione di questo ragazzino sempre allegro(4): Nando povero, abita nelle baracche di Via Casilina, ma ammette tutto questo con un candore e con una mancanza di pudore che ci colpiscono e quasi ci commuovono.
Nando a differenza dello squattrinato Pier Paolo, ha in tasca cento lire: forse era andato allelemosina(5). Con folle prodigalit, con spensierata generosit, il bambino spende tutti i suoi soldi per offrire da bere ad un Pier Paolo stupito e commosso:

Mi venne un nodo alla gola, tanto che non avevo la voce per ringraziarlo...(6).

Pier Paolo promette a Nando che si sarebbero incontrati di nuovo e che questa volta avrebbe offerto lui un bel giro in barca:

Adesso non vedo lora che venga marted, per far divertire un poco Nando; sono senza lavoro, non ho soldi, ma del resto anche Nando possedeva soltanto quelle cento lire. I milionari sono senza fantasia...(7).

Termina con questa riflessione il semplicissimo racconto dellepisodio vissuto con il piccolo Nando.
Come vediamo Pasolini, che vive in questi primissimi anni cinquanta un periodo quasi disperato dal punto di vista economico, trova ricchezza, generosit e vita proprio fra quegli ultimi a cui dedicher gran parte della sua attivit non solo artistica ma anche umana.

La medesima freschezza descrittiva e la stessa adesione spontanea al reale, sono le caratteristiche centrali de Il palombo .
Anche qui il protagonista Romol, una figura poco pi che sbozzata, unimmagine dai contorni non completamente definiti. Pier Paolo ci racconta, con toni niente affatto patetici, un giorno di quotidiana lotta per la vita del giovanissimo sottoproletario. Romol per sopravvivere ruba dei pesci ai Mercati Generali: due merluzzi e, appunto, un palombo. Da Testaccio che era tutto in fervore(8), il giovinetto corre fino al mercato della Maranella per vendervi il frutto del furto; ma arrivato sul posto si rende conto di quanto fosse fradicio il palombo. Romol, che Pier Paolo ci descrive col suo bel ciuffo biondo, non si perde danimo; con del sangue ridona il colore rosso al pesce e con due limoni ne cancella lodore di ammoniaca. Venduto cos il palombo Romol torna felice verso Trastevere.
Quale il senso di questo breve e quasi ingenuo racconto? In effetti la motivazione che porta Pasolini a scrivere questo come la maggior parte degli altri pezzi di Storie della citt di Dio, una e ben riconoscibile: egli sta vivendo il momento del suo primissimo contatto con Roma e sta raccogliendo, amorosamente quanto disordinatamente, sprazzi di vita capitolina che riporta immediatamente sulla carta. Dal calderone di stralci, pezzi e raccontini che ne deriva, nascer anni dopo quel romanzo del tutto compiuto eppure decisamente episodico che Ragazzi di vita.
In ultima analisi quindi, d origine a questi raccontini quella piena adesione vitale che, in questo periodo, unisce a doppio filo Pier Paolo e lamato mondo sottoproletario, e che assume in questi primi racconti di Storie della citt di Dio, le forme di unimmediata trascrizione documentaristica e, nelluso, ancora sporadico, del dialetto, mimetica.
In questa direzione si collocher in seguito, una scelta ancor pi onnicomprensiva e consapevole, del romanesco quale forma espressiva di tale momento della sua ispirazione: questa tendenza trova la sua espressione in racconti successivi al periodo qui preso in considerazione, ad esempio in quel Rievocazioni del Riccetto apparso su Orazio nel55 e ora inserito in Storie della citt di Dio.
La via per Ragazzi di vita e Una vita violenta prende, in questo modo, forma.

Agnolo, Fabbr, Alfredino, Gino, Giannino, Alvaro, sono i protagonisti di Domenica al Collina Volpi, altro breve racconto animato da una schietta riproduzione della realt sulla pagina. Il brano ha come oggetto una semplice partita domenicale di calcio giocata da questi ragazzini di Monteverde: ma in fondo la partita solo un pretesto. Qui quello che preme pi a Pier Paolo guardare i suoi ragazzi in uno dei momenti in cui essi sono forse pi spontanei, il momento del gioco. Sembra che lautore, con grande semplicit e pieno di autentico affetto, si sia accomodato ai bordi del campo per ascoltare i discorsi dei giovincelli prima della partita e per vederli divertirsi in piena libert, da vero e proprio spettatore.
Per la cronaca la partita fu persa 5-0 dai giovani di Monteverde e, dopo di loro, Pasolini osserva entrare in campo per fare quattro tiri gli accompagnatori, un po pi anziani(9). Nella descrizione di questi vediamo accendersi per un attimo quella sensibilit sociologica che abbiamo sottolineato quale caratteristica principale di molte pagine di Al dagli occhi azzurri:

Dopo poco erano tutti zuppi di sudore ma non volevano togliersi le giacche della festa - o le maglie di lana celeste con le strisce nere o gialle - a causa del carattere del tutto naturale e scherzoso della loro esibizione. La massima preoccupazione loro era quella di non parer fanatici: e poich - a dire il vero - un poco fanatici lo erano, giocando sotto quel sole, cos vestiti, avevano sfoderato unallegria rumorosa e minacciosa, da togliere qualsiasi voglia di trovare qualcosa da ridire nei loro riguardi(10).

Questi se ne vanno e subito il campo si riempie di altri ventidue maschietti gioiosi e stridenti, che incominciano a giocare

...contro il silenzio delle periferie e del cielo storditi dal sole meridiano(11).


2


I racconti Santino nel mare di Ostia e Terracina fanno parte di una pi ampia ispirazione marina che coglie Pasolini fra la fine degli anni 40 e linizio degli anni 50 e che fa capo al mai terminato Romanzo del mare.
Questispirazione fa parte delluniverso fantasmatico di Pasolini da sempre, come testimoniano i pezzi di ambiente friulano aventi come ambientazione il mare (per esempio la gita a Caorle di Amado mio), ma qui nella capitale la non meglio precisata attrazione per il mare prende pi volte le forme del fascino subito per il mare di Roma, per Ostia.
Di qui un racconto come Santino nel mare di Ostia, ma anche svariate altre opere che hanno come soggetto o come teatro la cittadina litoranea.
Confrontiamo ad esempio questa descrizione di Ostia vista dal mare, in Santino..., con una analoga che ritroviamo in Ostia la sceneggiatura scritta da Pasolini per Sergio Citti ed edita nel 1970.
Ecco lo stralcio del 1951:

Dietro il molo si allungava la spiaggia, un arco che pareva senza fine, da una parte allaltra dellorizzonte, battuto dal sole che lo scolpiva nellaria coi suoi colori liquefatti. Il bruno della rena, le cento tinte delle vernici dei capanni, le strisce laccate degli ombrelloni, le macchie bianche degli scafi, gli intonaci delle ville, tutto era ammassato nel sole in una immobilit irreale...(12).

Ed ecco il brano del 1970:

Limmagine di Ostia, come appare a chi si trova in una barca, a un chilometro dalla riva..

Il sole declinante linveste radendola: e sembra denudarla. E una vera nudit, oscena, quella che si stende lungo il mare scolorito sopra il lembo giallastro dellarenile. E una nudit morta: non si sente infatti una voce, un grido, un suono.

Le pareti delle case rivolte al sole cadente, sono di un rosa o di un giallo atroce: cadaverico, appunto. Sia l dove la vita indicata da migliaia di finestre, sia l dove pareti non ancora intonacate, o cantieri, ne mostrano lassenza o il pullulare nascente, come un verminaio.

Lorizzonte dentellato posa - nudo e morto - nella luce spietata. I colori sono quelli dei cimiteri, degli ospedali, degli ospizi, delle stazioni: e tutte queste costruzioni insieme ammassate in un Cafarnao lungo come lorizzonte, e senza un segno di presenza umana.... (13)

Vediamo che a ventanni di distanza i sentimenti ispirati da Ostia allautore e la descrizione che lautore fornisce di Ostia sembrano i medesimi: latmosfera che domina irreale, sospesa, quasi metafisica; la resa paesaggistica ottenuta in entrambi i casi tramite una forte caratterizzazione cromatica.
Ostia, dunque, rimane un punto fermo nellispirazione pasoliniana durante un arco di tempo molto vasto; a suffragare tale annotazione possiamo citare un altro esempio consistente in una poesia inedita (fino al volume Bestemmia del 1993) del 1950 che poi Pasolini rielaborer in prosa e inserir in Squarci di notti romane:

A Ostia, mezzanotte - il Carnevale.
Attento... ora bestemmio
di gioia, pensando che c un letto, dove tu, comparsa
di Sotto il sole di Roma,
avrai un sorriso di preda.
[...]
Verr il letto di Ostia - il Carnevale -
ma che farmene
della tua resa ? Io ti amo, mi basta.
[...]
...A Ostia, a Ostia,
tutta la notte... Ceneremo
da soli.[...] (14).

Come risulta evidente da questi versi, Ostia anche luogo topico delleros pasoliniano: come dimenticare, del resto, liniziazione sessuale del Riccetto che avviene proprio nella cittadina costiera ?
I richiami ad Ostia rintracciabili nellopera pasoliniana non sono certo terminati, ma converr, a questo punto della nostra trattazione, ritornare a parlare di Santino nel mare di Ostia e della valenza che ha lispirazione marina in questo periodo.
Santino lennesimo preadolescente, non ancora ragazzo di vita, che incontriamo nelle pagine di Storie della citt di Dio: questi attratto irresistibilmente dal mare aperto, come lo sar poi Luci in Terracina, da un mare che si mostra subito con delle caratteristiche latentemente minacciose:

Il mare era fermo come una lastra. [...] Ora pesante come il blocco di marmo, ora lieve come laria(15).

Ma Santino non ha paura: Annamo ar largo(16) dice infatti ad un maschietto che porta il moscone.
I due arrivano dove lazzurro era tanto pi profondo e fisso(17):

E Santino era felice di essere cos isolato in mezzo allacqua. Pi bello ancora per sarebbe stato se si fosse gettato a nuoto, e si fosse trovato tutto solo, staccato dalla barca, tra le onde silenziose(18).

Il bambino si tuffa e va ancor pi verso il largo: a questo punto Pier Paolo ci offre una lunga descrizione del mare, che riportiamo qui di seguito, e che ci d la misura di come questo rappresenti labisso dellinconscio, uno spazio in cui sperdersi e cercare di risalire alle origini della propria vita e alle cause del proprio trauma personale.

Tiepido e leggero come la seta, il mare lo alzava e lo abbassava: ora con uno sguardo poteva abbracciarlo fino allorizzonte pi lontano, ora vi si trovava immerso nel centro, come in una piccola vallata tra piatte colline dacqua, con le creste controluce e i fianchi tinti dallombra trasparente. Standoci dentro, immersi, si piombava del tutto dentro quellombra. Per qualche istante ci si sentiva come in una vasca, fuori dal mondo, in un cerchio di solitudine, in un piccolo deserto pieno di dune verdi e malinconiche(19).

Ci accorgiamo che la narrazione non caratterizzata da una semplice resa naturalistica, ma, al contrario, investita di valori altri da quelli pi espliciti:

I riflessi della luce erano smorti gi per le schiene larghe e piatte delle onde, fino in fondo alla depressione in ombra. Poi uno spirito, dentro lacqua, preso da un orgasmo calmo ma incessante, come il respiro di un addormentato, uno spirito il cui movimento si estendeva in tutti gli angoli del mare, premeva dalla profondit verso la superficie, scompigliandola inquieto. Ci si trovava dimprovviso in cima a unonda, nel bruciore della luce, ricompariva lorizzonte con le vele e il sole. Una distesa sterminata di piccoli monti si diramava in fondo fino a fondersi, lontano, nellazzurro compatto e leggero(20).

In questambientazione quasi metafisica, Santino viene attratto irresistibilmente dal mare ancora pi aperto, dagli abissi del proprio essere: ma permesso alluomo un ardire cos grande? Forse no.
Santino, ormai lontanissimo dalla riva,

Fu preso da un po di spavento: le onde intorno, come campane silenziose, erano rimaste uguali, verdi, ma parevano piene di uninforme minaccia. Una minaccia che covava nel fondo, come se lo spirito che dal di dentro agitava le acque avesse dimprovviso mutato umore(21).

Questimmersione nel mare del proprio io sembra concludersi, dunque, con uno scacco e cos sar, come vedremo, anche in Terracina.
Allora perch continuare a cercare se la sconfitta ineludibile e linfrangersi delle speranze sicuro ?
Con tutta la sua opera Pasolini ci vuole rispondere, a mio avviso, che la giustificazione della ricerca nella ricerca stessa e che il perseguimento della verit, sebbene magari mortificato, gi un fine per il quale ben spesa lesistenza.
Unultima suggestione legata ad Ostia, riconducibile queste righe della poesia Una disperata vitalit:

Solo, o quasi, sul vecchio litorale
tra ruderi di antiche civilt,
Ravenna
Ostia, o Bombay - uguale -
[...]
comincer piano piano a decompormi,
nella luce straziante di quel mare,
poeta e cittadino dimenticato (22) .

Ostia, il mare, la discesa alle radici del proprio essere, la morte: in questi pochi versi quasi come in una divinazione, sono sintetizzati i motivi di una vita ed previsto in una lucida apparizione il terribile destino che attendeva Pasolini allIdroscalo, la notte del 2 novembre 1975.

Terracina il racconto pi lungo di Storie della citt di Dio e rappresenta anche uno dei pezzi di maggiore interesse dellintera raccolta. Infatti nella prima idea che Pasolini aveva avuto di Ragazzi di vita proprio la storia raccontata in Terracina avrebbe rappresentato il finale del romanzo.
Il racconto si apre con una lunga descrizione paesaggistica che ha subito come oggetto il mare meraviglioso e misterioso, attraente e pieno di insidie nascoste; subito il mare dellinconscio:

Dal Circeo, a destra, confuso tra le nuvole, nuvola lui pure, distante, isolato, con le sue cime acute tutte tinte di cenere e azzurro fumo, gi nel cerchio della spiaggia che staccandosi da quelle ombre di terraferma appena distinta dal cielo, si precipitavano in una lunga curva, fino a passare davanti agli occhi, con le file dei capanni abbandonati, e a spezzarsi a sinistra contro un promontorio monumentale - il mare riempiva lo spazio, piatto, luccicante e vivo(23).

Un mare, dunque, non oggetto passivo di descrizione, ma gi animato. Lestasi paesaggistica prosegue:

Ma da dietro il promontorio, che, tutto roccia, sormontato dai ruderi di un tempio, spingeva in avanti, contro la marea, un obelisco granitico, alto un centinaio di metri, e largo una sessantina - solitario tra lo sperone e le acque - si slanciavano verso lalto mare i monti dellaltro braccio del golfo. I monti di Gaeta e di Sperlonga, i monti allineati in catena, ondulati, del Meridione, che filtravano lorizzonte fino al suo cuore: una lontananza mesta, color ruggine, dove il grigio del cielo e del mare si mescolavano in bagliori trasognati(24).

Pier Paolo prosegue materializzando davanti ai nostri occhi, raffigurandola con la consueta sensibilit cromatica, la cittadina che d il titolo al racconto:

Cos dal Circeo a Sperlonga il mare pareva un immenso lago, e solo un suo lato pareva non avere confini: ma le nuvole lo offuscavano, lo chiudevano. Erano nubi disordinate e pesanti, specie sopra il Circeo, dove nereggiavano minacciose: nel centro si squarciavano, e qua e l affiorava il cielo, azzurrino o giallo, e verso sinistra, sulla lunga catena dei monti, il sole faceva cadere un ventaglio di raggi, come riflettori puntati su un solo specchio del mare, che quindi luccicava, in quel punto, come una spada nuda. Alle spalle, addossata al monte, con gli stessi colori del monte, grigia e pietrosa, si ammassava Terracina(25).

Terminata la parentesi descrittiva appaiono i due protagonisti del racconto: Luciano e Marc. Sono loro che ammirano il panorama di Terracina delineato allinizio, e soprattutto Luciano attratto in maniera morbosa dal mare aperto; il suo destino gi chiaro in queste primissime pagine, e lo vediamo gi evidente nel suo accarezzare con lo sguardo:

... la parte pi lontana dellorizzonte, dove il mare era solo mare, puro mare, senza legami con la terra, senza niente vicino(26).

Luciano gi prima di partire lo aveva immaginato in questa maniera: ...cos solitario, cos selvaggio e cos nudo(27).
Senza soluzione di continuit Pasolini introduce il flash-back che ci conduce alla giornata precedente, quella in cui i due ragazzi decidono di lasciare Roma per Terracina.
Questa parte della narrazione ricorda da vicino le atmosfere di Ragazzi di vita, di cui, ricordiamo, questo racconto sarebbe dovuto essere la parte finale: Luciano gi il Riccetto del romanzo, un ragazzo sveglio, un bellante, e con grande scaltrezza ruba le due biciclette necessarie per la fuga.
Dopo la descrizione delle vicissitudini relative alla partenza da Roma, ritroviamo Luci e Marc a Terracina, prima alle prese con dei parenti di Marc che non vogliono dare loro ospitalit, poi accolti da un altro zio di Marc, lo zio Zocculitte, che inizia i due ragazzi alla vita di pescatori.
I giovani si abituano di buon grado alla dura vita del mare e seguono lo zio e il suo aiutante Vittorio nelle varie occupazioni della giornata.
Ma la tragedia che segner questo racconto non manca di sottolineare la sua incipienza neppure in questi momenti di tranquilla operosit:

Il cielo era sempre minaccioso: giallo, terroso, bagnato; e soffiava scirocco, con delle folate che inumidivano la pelle e i vestiti(28).

I due ragazzi stanno per vivere la loro prima nottata di pesca e la descrizione che Pasolini ci da del mare ancora una volta tuttaltro che serena, caratterizzata com da minacciosi presentimenti:

Coperto da grandi distese di nuvole cupe, ma strappate qua e l in modo che vi si poteva scorgere qualche stella, il cielo era cos spento che il mare, sotto di lui, non si distingueva se non per qualche rara piega di luce. In compenso si sentiva pi forte - tanto fragoroso, anzi, che riempiva tutta la notte - lo scroscio della marea. [...] il mare e il cielo erano solo un baratro di ombra impenetrabile e fredda [...] cera solo il mare intorno cos aperto che dava quasi un senso di paura(29).

Ma la tragedia ancora lontana: la tensione di queste minacce si stempera nella narrazione della bella e fruttuosa nottata di pesca, della mattinata al mercato del pesce, del giorno di festa e della messa.
Per ritorna ben presto il richiamo ossessivo del mare cui Luci non pu resistere, che simboleggia il richiamo degli abissi dellinconscio cui Pier Paolo non sa sottrarsi; il ragazzo si reca sulla spiaggetta e si mette a sedere sul macellaro della lancia in secca:

Volt le spalle alla terra, e guard fisso verso il mare, immaginando di esservi solo lui, nel mezzo, lontano, assolutamente lontano, con il solo cielo intorno(30).

Nellepisodio seguente, Luci e Marc vengono invitati a bere dagli altri ragazzetti del luogo; proveniendo dalla capitale, sono un po gli ospiti donore e Marc ci prende subito gusto, cominciando a raccontare aneddoti veri e inventati della loro vita capitolina:

.. eravamo amici de li mejo bellanti de Roma(31)

conclude.
Luci, invece, si allontana; non gli interessano pi le sbruffonate in compagnia. Guarda il mare assolutamente vuoto(32) e sogna.
Alla fine trova anche il coraggio di confidare il suo desiderio a Marc:

A Marc - disse - quanto me andrebbe de famme na gitarella in barca oggi(33).

Il destino di Luci si sta silenziosamente compiendo, gli eventi cominciano misteriosamente a precipitare.

Marc non riusciva a convincersi che Luci se ne volesse proprio andare da solo...(34).

Invece doveva essere cos, perch la discesa negli inferi del proprio io in ultima analisi si compie sempre da soli.
Luci si avvia alla lancia, mentre: La spiaggia era ancora pi silenziosa e abbandonata(35). Il ragazzo prende il mare:

Il mare - come aveva detto lo zio Zocculitte - era buono, ma laria lo era di meno: soffiava scirocco(36).

Luci sopraffatto dal desiderio di rimanere solo in mezzo al mare, senza nulla intorno:

... stanco di star sempre voltato verso terra, e vedendo che andava troppo piano, mentre il sole stava ormai declinando, decise di alzare la vela.[...]Cos si mise a poppa, bench fosse ancora poco pratico, e la lancia, spinta dallaria di scirocco chera abbastanza forte, punt verso il largo(37).

Il ragazzo desiderava a tutti i costi di arrivare:

fino ai margini del mare deserto, senza pi terre e limiti(38).

La tragedia comincia lentamente a incombere:

... il vento si era fatto pi teso e laria si era come appannata: delle nuvolaglie si erano addensate sui monti di Gaeta, nelle estreme punte del golfo. Nuvolaglie immobili, trasparenti ma grevi che gettavano unombra grigia sul mare.[...]anche il mare era meno buono e cominciava lievemente a gonfiarsi[...]si era fatto cos plumbeo e incolore[...]. Inoltre cominciava a far freddo(39).

Luciano raggiunge la sua meta, riesce ad avere il solo mare intorno a s; ma nello stesso momento si compie il suo destino:

A quel punto il mare non aveva davvero altro limite se non il cielo arancione e sereno.
I monti di Gaeta e pi gi le cime del Massico erano coperti dalle nuvole o cancellati dalla sera, e sotto di essi, fino ai piedi del Circeo ,le acque erano grigie e agitate. Quasi di colpo, dopo due o tre folate sempre pi stanche, lo scirocco cadde e la vela si afflosci sullalbero. Non cera pi un filo daria: ma per poco: col la stessa rapidit con cui era caduto lo scirocco si alz il libeccio. Nellansa tra il Circeo e la pianura, si era scatenato senza che nulla lo trattenesse, impazzando gi nellacqua immobile nella bonaccia, fino a colpire con un urto cieco la vela della lancia. Non furono che pochi momenti; poi il mare torn tranquillo, sotto i soffi divenuti lievi e regolari del libeccio. Ormai si raccoglieva in una distesa pace, come aspettando quella pi profonda della sera, per restarsene pi solo con s(40).

Walter Siti in Storie della citt di Dio ci propone anche quello che doveva essere il finale nella prima redazione del racconto; questo allude pi apertamente alla morte di Luci. Lo riportiamo di seguito:

Nellansa tra il Circeo e la pianura, si era scatenato senza che nulla lo trattenesse, impazzando gi nellacqua immobile nella bonaccia, fino a colpire con un urto violento la vela della lancia. La lancia fu ritrovata la mattina dopo, capovolta, da una paranza: andava alla deriva, nel mare sconfinato su cui era da poco tramontata la luna e che si stendeva deserto e tranquillo sotto i primi chiarori del giorno(41).

Il finale del racconto, nelle due differenti versioni che abbiamo avuto modo di apprezzare, testimonia in maniera chiara quanto meno un paio di aspetti dellattivit scrittoria di Pasolini.
Il primo: come abbiamo gi detto in precedenza, Terracina sarebbe dovuto essere in un primo momento il finale di Ragazzi di vita; ora non certo un caso che nella redazione finale il romanzo si concluda con unaltra morte in acqua, quella di Genesio travolto dai flutti dellAniene. E evidente che questo senso di un destino ineluttabile che coglie in questi modi i suoi giovani protagonisti, faccia parte delluniverso fantasmatico di Pier Paolo e resti un aspetto indissolubile dallio pi profondo dellautore.
La seconda riflessione: abbiamo gi visto come lavventura solitaria in mare rappresenti in questi racconti la tragica e ineludibile discesa negli inferi dellinconscio. Penso sia giusto affermare che questi ragazzini che trovano la morte in mare, non siano altro che un transfert poetico della strenua volont dellautore di risalire alle radici del proprio trauma. Questa ricerca caratterizzer in varie forme tutta la produzione poetica, narrativa, cinematografica, ecc... di Pasolini: esempi evidentissimi, nella sua opera successiva, di questa dialettica, possono essere considerati il film Edipo re e il romanzo postumo Petrolio.
In questi, infatti, come in misura maggiore o minore in tutta lopera dellautore, ritroviamo, anche se a un livello di consapevolezza senzaltro pi elevato, la stessa ansia di inoltrarsi nelle regioni nascoste e recondite del proprio animo e dellanimo umano in generale, che abbiamo riscontrato quale caratteristica principale dei racconti marini datati 50-51. Ancora una volta apprezziamo, dunque, in opere di questo periodo, inaspettate anticipazioni della futura attivit artistica di Pier Paolo.


3


Passiamo ora ad analizzare quello che abbiamo individuato come il terzo gruppo di racconti di Storie della citt di Dio: questo comprender Ragazzo e Trastevere, La passione del fusajaro, Roma allucinante, Castagne e crisantemi, Da Monteverde allAltieri.
In questi pezzi, in queste piccole prose darte, possiamo ravvisare una volont di scavo nelle latebre della realt e nei luoghi pi nascosti dellanimo dei piccoli protagonisti, che prende le forme della scoperta inaspettata e commovente.
Cominciamo con Ragazzo e Trastevere. Pier Paolo incontra un giovane che vende le castagne in fondo a Ponte Garibaldi; ce lo descrive sommariamente:

... nero come una viola, nero come solo i ragazzi di Trastevere sanno essere...(42).

Questo ragazzo bruno nel compiere il suo povero lavoro animato da una sottile vena di avidit, da un duro estraniarsi dalla realt alla quale si rapporta con piglio animalesco:

Il lupo aveva un sorriso ? [...]
Io, per me, vorrei poter sapere quali sono i congegni del suo cuore attraverso i quali Trastevere vive dentro di lui, informe, martellante, ozioso(43).

Questo il centro poetico del racconto: la volont insopprimibile da parte di Pier Paolo di comprendere il mondo interiore di questi ragazzetti romani. Qui sta la difficolt perch il giovane:

...si comprime tutto dentro un cerchio che nessuna formula magica potr mai spezzare(44).

Egli sta intere giornate su quel ponte sul Tevere ma:

...si ha la disperante impressione che egli non lo veda [...]. Lintera portata del Tevere, con le foschie cadaveriche intorno allisola Tiberina, e il paesaggio che pesa sugli occhi con le cupole leggere come veli strappati, e il cielo limaccioso, urtano contro la sua schiena come il dito mignolo di un bambino contro la Gran Muraglia della Cina.[...] Roma non lo interessa(45).

A questo punto Pasolini si chiede, attratto dalla misteriosa contiguit dellanimo del ragazzo con lanima della citt:

...ma dove finisce Trastevere e dove comincia il ragazzo ?(46).

Quello che Pasolini cerca e trova nel giovane venditore di castagne non il Trastevere di S. Maria, ma quello in cui osserviamo:

...i cinque maschi che iersera se ne stavano allincrocio di Via della Scala con Via della Lungara, presi da unallegrezza sporca di sangue come una macelleria, oppure il ragazzo, bruno come una statua appena dissepolta dal fango del Tevere, che sosta davanti ai cartelloni del Reale(47).

Ma ecco che avviene ci che Pier Paolo non avrebbe mai sospettato, un avvenimento che lo stupisce e mette in moto la sua multiforme sensibilit:

Lo straordinario che a un certo momento egli mi parla. - A moro - dice - sai che or ? - Se si fosse alzato e mi avesse gettato in pieno petto la graticola infuocata mi avrebbe sorpreso di meno: io credevo di essere assolutamente al di fuori della sua realt utile...(48).

Lillusione dura pochi attimi; impossibile, infatti, penetrare lintimit di questo giovane e Pasolini ce ne spiega la ragione:

Io giro intorno al cerchio, ma non entro: il cuore del ragazzo [...] vive troppo sepolto nella miseria(49).

Questo sar il rammarico latente di un po tutta la narrativa romana pasoliniana, nonch lo spunto del suo futuro impegno politico in favore dei diseredati. Pasolini comprende che in fondo troppa la diversit che lo distingue e lo allontana dallamato sottoproletariato: una povert e una condizione di sottosviluppo inimmaginabili per un borghese fanno s che il mondo suo e quello dei suoi ragazzi siano cos distanti da rasentare lincomunicabilit.
Affermer in un intervento giornalistico del 66 per Paese Sera dal titolo Laltro volto di Roma in cui commenta delle foto delle borgate:

...queste immagini non sono immagini di Roma, ma immagini del Terzo Mondo. E nel Terzo Mondo che le abitazioni hanno questo colore bigio e profondo di legno marcio, catrame e bandone; le strade questa rugosit di vecchio fango e di vecchia polvere; la pelle dei bambini di questa pasta grigia e animale; i villaggi hanno queste forme compatte e selvagge, questa intensit di sfondo di quadro dipinto nei mondi preindustriali.

Di qui la presa di posizione netta in favore di questi ultimi che avrebbe caratterizzato gran parte della sua vita e della sua produzione artistica.
Rimane, comunque, al fondo della sua opera, soprattutto quella di questo periodo, uninsopprimibile attrazione verso questi ragazzi e verso il loro mondo caratterizzato da una struggente alterit. E il mondo del piccolo venditore di castagne, dove:

C puzza di biancheria messa ad asciugare ai balconi del vicolo, di sterco umano sulle scalette che portano al livello del Tevere, di asfalto intiepidito dalla primavera, ma quel cuore compare e scompare attaccato al respingente dell ST o del 129, cos lontano che la povert e la bellezza sono una cosa sola(50).

Simile per intenti a Ragazzo e Trastevere anche se dotato di una vis un po minore, di una forza di penetrazione negli aspetti pi nascosti dellanimo umano in qualche modo meno evidente, il racconto La passione del fusajaro.
Il Morbidone, questo il nome del protagonista, ennesimo ragazzino di vita di questa raccolta, fratello minore dei futuri personaggi del romanzo, per lappunto, fusajaro al Borgia, in Campo dei Fiori. Il ragazzo aspettando lapertura del locale gironzola per la piazza:

... la pioggia frusciava sulle pietre, e scavava odore di incudini, di interni unti, di lenzuola bagnate(51).

Pier Paolo ci offre una descrizione del giovane estremamente pasoliniana:

Con le mani in tasca, il ciuffo nero incollato sulla fronte, le guance color oliva tutte rigate dallacqua, gli occhi scintillanti - il Morbidone si era incantato ad osservare il capolavoro di Campo dei Fiori(52).

Qui comincia il viaggio nellinteriorit del ragazzo, lo scavo alla ricerca delle cause di una reazione del tutto inaspettata; infatti il Morbidone, duro ragazzo di borgata rimane incantato di fronte ad un maglione celeste(53). Il giovane si estranea nella contemplazione dello splendido capo dabbigliamento:

Grande, era, per un fusto da pugile. Vasto di spalle e di torace come un lembo di mare, stretto alla vita. E dun celeste discreto ma segretamente acceso [...]. Un rigone giallo lo attraversava dal collo alla cintura, dividendo in due vaste zone il torace: altri due rigoni altrettanto gialli ma un poco pi stretti scorrevano lungo la parte esterna delle maniche(54).

Il Morbidone comincia la sua giornata lavorativa:

...ma, innanzi agli occhi, aveva sempre quel maglione celeste(55).

Evidentemente nel desiderio di quel maglione il giovane sottoproletario d sfogo ai tanti desideri repressi, alle frustrazioni di una vita misera e grama divisa fra un umilissimo lavoro e una situazione familiare ai limiti della sopportabilit. Pasolini con la consueta sensibilit sa cogliere tutto questo, sa penetrare le latebre dellanimo del Morbidone, e scoperto il mistero di quel suo incantarsi davanti allirraggiungibile maglione, rimane folgorato dal fatto che questa ingenua passione sia capace di rendere disperato e inerme, passivo e quasi contemplativo, un animo per natura duro e insensibile.
Tanta la malia sprigionata da quelloggetto del desiderio che il ragazzo, al ritorno dal lavoro, sogna, come forse non faceva da tanto tempo:

Il Morbidone, mezzo addormito, prese il vecchio 13, si distese con le mani in tasca sul seggiolino, e finalmente pot concentrarsi con comodo nel pensiero del maglione azzurro. Il maglione azzurro si infil nel suo torace, che divenne dincanto due volte pi grande e robusto. Il match era appena finito e il Morbidone aveva vinto per k.o. Agli spogliatoi, fatta la doccia ridendo con gli amici, aveva indossato il maglione che subito aveva fatto brillare dinvidia gli occhi dei ragazzi, Luciano e Gustar pi di tutti. Poi erano usciti sul viale, e gli sguardi di ogni pischella erano per lui.
Poi, la domenica, a Ostia - no, alla partita di calcio. La Roma avrebbe vinto - a dispetto di Luciano e Gustar - ed egli col maglione azzurro sarebbe andato a ballare in una sala del Trionfale, che frequentava sempre suo cugino: e avrebbe ballato con le pi belle ragazze. La fantasia fin al capolinea(56).

Tornato a casa il Morbidone litig con il padre che lo men; litig anche il giorno seguente e allora decise di scappare di casa. Dopo il lavoro, infatti, non torn a Donna Olimpia ma and a stendersi su una panchina del Gianicolo:

Lazzurro splendido del maglione gli teneva compagnia nellombra delle grandi piante. Tra il cui fogliame occhieggiavano le stelle; e poi vi venne a brillare la luna, in un alone doro(57).

La mattina dopo

Il Morbidone and a rubare della frutta e la mangi. Poi and davanti alla vetrina a dare una tenera occhiata al suo amore(58).

La chiusa del racconto mi ispira un parallelo che qui azzardo: le immagini che Pasolini ci propone in questa serie di racconti, il venditore di castagne immobile in fondo a Ponte Garibaldi, il Morbidone incantato dinanzi alla vetrina, il protagonista di Da Monteverde allAltieri che vedremo pi avanti piangere senza apparente motivo, hanno evidenti caratteristiche in comune. In particolar modo vorrei qui evidenziare come tutte nascondano sotto lapparenza di una descrizione naturalistica, un fondo di suggestione e di sospensione: elementi questi che richiamano alla mente la corrente artistica del cosiddetto Realismo Magico che quindi potrebbe essere il referente pittorico di questa narrativa pasoliniana.
Questa che ho appena espresso, vuole essere semplicemente un ipotesi di lavoro tutta da verificare, ma che trova un primo punto dappoggio nellassodata avvedutezza e sensibilit pittorica di Pasolini nonch nellamore, spesso testimoniato anche nellopera cinematografica, per le atmosfere rarefatte, per le descrizioni sospese, per una resa della realt accurata e nello stesso tempo straniante. Esempi di questa propensione rintracciabili nella futura opera di Pisolini, penso possano essere considerati Petrolio, le tragedie e diverse sceneggiature, per quanto riguarda lopera in prosa, Teorema, Porcile, Edipo re e Sal fra gli altri, per quanto riguarda lopera cinematografica.

Il racconto Roma allucinante composto da quattro differenti tasselli musivi; quattro folgorazioni di fronte ad altrettanti differenti squarci romani. Il tratto distintivo delle quattro piccole sezioni sar laccentuata sensibilit verso i colori, un cromatismo il pi delle volte esasperato. Lo vediamo per esempio nellapertura della prima parte, rielaborata poi in Squarci di notti romane il racconto di apertura di Al dagli occhi azzurri:

LFR e lFL, in via del Mare, incrociandosi, avevano scoccato dalle antenne due lampate, fredde: granatina e menta al ghiaccio. Sullasfalto si erano impennate le due ombre fosforescenti, colpendo come lala di un angelo cieco i passeggeri assiepati alla fermata.
I due spiriti, lo scarlatto e lo smeraldino [...] coincisero perfettamente con un istante fissato dalle lancette degli orologi: 14 Settembre 1950 ore 21,05(59).

Ancora sulla linea di questo acceso cromatismo, Pasolini indica in Chagall il referente pittorico di questo racconto:

Colori da tricromia elementare, tinte pure estratte dalliride per gli esperimenti di un ottico, intelligenze iridescenti come bibite al selz che avevano fatto scoccare sui gruppi chagalliani dei passeggeri dei filobus e delle rovine, un lampo di bonichiano magnesio, riducendo per lo spazio in cubi, sfere, ecc., un capolavoro per incantevole ipotesi astratto(60).

La seconda descrizione ancora uno degli Squarci di notti romane: si apre con una Enorme sequenza(61), gi compiutamente cinematografica, sul Foro cui laria d delle sfumature

Dal grigio fumo a un giallo ruggine: [...] una velatura verderosa sopra i segni seppia e grigi...(62).

La breve descrizione si chiude ancora una volta con delle visuali assolutamente rispondenti ai futuri lavori cinematografici di Pier Paolo, il cui animo scottato e colpito dalla meraviglia di Roma come lo era stato quello di alcuni suoi illustri predecessori:

Ma nellodierna purezza, la stupenda carrellata carica di aeree panoramiche, compie il suo giro intorno ai fianchi del Campidoglio, imbevuto di sole, sprizzante sole, duro al sole: Gogol, Goethe, Stendhal, Seneca, Gide, quanta floridezza. Le ciglia un po disseccate dalla luce, lo stomaco acidulo e i polpastrelli gonfi: ma la membrana del cervello impressionata come una bianca negativa dallArchitettura perfetta e frantumata...(63).

La terza illuminazione coglie Pier Paolo allo Stadio, dove osserva visi instupiditi dalla salute(64). Questi

Esalano il loro romanesco con sospiri collettivi potenti come ruggiti(65).

Anche in questo brevissimo passo si accende la sensibilit cromatica dellautore: un piccolo velivolo rosso, il grigio dei visi, il giallo e rosso della passione sportiva.
Su tutto per campeggia la meraviglia dei suoi sottoproletari belli come soli(66).

Sono quegli stessi che a dodici anni hanno scritto sui muri le iscrizioni oscene, normalizzando lebrezza mortale(67).

Segue il quarto frammento anchesso poi rielaborato in Squarci di notti romane. E una sera del 47 a Trastevere: si mette in moto anche qui la sensibilit cromatico-olfattiva di Pasolini. Il verde[...] delle piante dei lungotevere, sui giallorosa del pelo dellacqua, una carta gialla mulinante, un odore velino di finocchi e rughetta, oliate vibrazioni di luce(68),

le incrostazioni azzurre, lilla del paesaggio romano, dietro le vedute urbane intense come aiuole che si coagulano sotto il Pincio o il Gianicolo, verso orizzonti da scavi o vulcani, dietro gli scorci barocchi, tortuosi, unti e marmorei, dietro le file di piante periferiche profumate di cocci e i giardinetti bruni di salnitro e di solitudine, dietro le curve celesti di un Tevere nazionale e festivo...(69).

Anche qui, per, il finale della breve narrazione affollato dalla presenza dei suoi amati ragazzi:

... e tra i sospiri, i richiami, le risa - ora vicini, ora vertiginosamente lontani, in altri quartieri ancora pi felici - i giovani romani ancora adolescenti camminavano per i lungoteveri, ridendo, con nelle guance il vento vivo della sera(70).

Qui sta il succo dellesperienza di Roma allucinante. Quello che provoca in Pier Paolo vere e proprie allucinazioni cromatiche e non, autentici deragliamenti dei sensi, lenorme attrazione per i suoi meravigliosamente vivi ragazzi di vita.

Se nel precedente racconto quale caratteristica pi spiccata abbiamo sottolineato un cromatismo esasperato, in Castagne e crisantemi ritorna in primo piano quella che possiamo chiamare una vera e propria ossessione olfattiva da parte di Pasolini.

Le castagne venivano da Campo dei Fiori e i crisantemi da Primavalle. Laria era pura ed essi la penetravano coi loro profumi come lame...(71).

Lodore, grazie ad un corto circuito sensoriale, riporta a Chieti lontana, la citt del ragazzino che vende le castagne:

Qui dimenticato, col frigone tra le ginocchia allargate,[...] il viso color oliva o legno chino sulle braci senza luce, il ragazzino pensava nel suo dialetto alla piccola citt distesa al sole tra i fianchi delle montagne(72).

La descrizione del giovane accorata e velatamente dolorosa:

Se poi si alzava in piedi, per accomodare i soldi dentro la saccoccia si vedeva che era gi alto, per quel suo faccino da burinello, colorito e scialbo come un frutto, fragola o mela; e i vestiti gli andavano corti, coi calzoni poco pi su delle caviglie o poco pi gi dei ginocchi, e la giacca che lasciava scoperti i buchetti dei calzoni di dietro, con le maniche arcuate ai gomiti e cos corte che ne restava nudo un palmo di polso, sopra la lunga mano arrossata(73).

Da questo, come da tutti i ragazzi che Pier Paolo incontra, si sprigiona un alone di mistero, che attrae irresistibilmente lautore.

... il piccolo venditore [...] era cos fuso nel loro odore - di castagne e di fuoco - che non se ne distingueva. Dove terminava il ragazzo e dove cominciava lodore dei suoi frutti ? Erano uno dentro laltro, solidi e vivi, una sola creatura(74).

Ancora una volta si messa in moto lincoercibile volont dellautore di entrare nel mondo dei suoi giovani protagonisti: questa volta, come abbiamo visto, il passe-partout per quel cuore lodore; quella la cifra di unanima. Le sensazioni olfattive dominano anche il prosieguo della narrazione:

I crisantemi intrecciavano il loro profumo di tombe a quello delle castagne come una trina gettata su un vecchio mobile pesante, unedera su un tronco. Quanto lodore delle castagne era compatto, tanto era sconnesso quello dei crisantemi: il primo era piantato nellaria come una colonna, il secondo vi si spargeva come una pioggia di piume. Il primo si arrestava contro il petto o la gola, confidente e disperato, il secondo penetrava fino alle viscere: chi avrebbe detto che quei crisantemi cos perfidi e delicati venivano gi da Primavalle ? e che non erano invece cresciuti sulle nuvole [...] ?(75).

Quanta immaginifica bellezza in questa concretizzazione dei sentimenti olfattivi.
Lodore richiama alla mente i luoghi della terribile periferia romana e i suoi splendidi sottoproletari:

A Primavalle [i crisantemi] li coltivava Belli Capelli, nellorto umido e sporco, dietro le Casette [...]. La feroce malinconia di Primavalle, cos alta, su Roma, da rasentare il cielo, con le sue case come scatole color malva, rosa e cenere, in stile novecento e gi scrostate come ruderi. Lass il sole era sempre velato da unombra che si sarebbe detta di zanzare o di disinfettante, anche quando splendeva gaio e limpido, in settembre o in primavera, o sgretolava lintonaco in agosto(76).

Belli Capelli: uno degli stupendi parlanti di Roma. Fra questi e il giovane venditore di castagne da una parte e la vecchia venditrice di crisantemi dallaltra, intercorre lenorme diversit che il tempo ha tracciato come un solco: il profumo dei fiori da lei ben distinto, cos come il suo dialetto non pi capace di creare la realt.

...il suo vecchio romanesco era inaridito: prosa, vecchiaia(77).

Questa tematica presente anche in Al dagli occhi azzurri : i giovani sottoproletari sono capaci di esprimersi in un dialetto che subito poesia, endecasillabi, novenari, quinari; in questo consiste la stessa riscoperta del Belli da parte di Pasolini. In Castagne e crisantemi lautore aggiunge un corollario a tale concetto: questo dono legato alla giovent, questa capacit di piegare la propria parlata allinflessione bruciante di novit e di ricreare in questo modo la realt di Roma divina sempre assolutamente moderna, appannaggio dei suoi ragazzi di vita.
Ma il tempo implacabile scorrer anche per loro:

Anche il dialetto meridionale del giovinetto di Chieti si sarebbe invecchiato nel cuore [...]. Fra altri dieci o dodici autunni sar come la vecchia venditrice di fiori: non riuscir difficile condannarlo: sar cos chiaramente uomo, cos miseramente uomo, cos tediosamente uomo(78).

C qualcosa che comunque sopravvive a questa scorata visione che sembra ispirata alla massima tempus fugit:

...quello che fra dieci, dodici, cento autunni rester uguale, sar lodore dei crisantemi, delle castagne. Mistero fisso, mistero fossilizzato, garante di immutabilit. La Specie potr sempre ricercarvi il suo tempo perduto(79).

Questo , dunque, ci che Pasolini trova oltre le contingenze temporali, oltre la capacit della vita, oltre il sentimento della morte: questo il segreto nascosto nellanimo dei suoi amati ragazzetti, questa la chiave delleterna attualit di Roma.
E ci ritorna in mente un verso di Una disperata vitalit:

La vita nei secoli... (79).

Nellultimo racconto di Storie della citt di Dio che prenderemo in considerazione, Da Monteverde allAltieri, Pasolini sottopone allattenzione del lettore un nuovo mistero: di seguito ne conosceremo i contorni.
Come recita esplicitamente il titolo, questepisodio riguarda un ragazzo che, sceso da Monteverde, si reca, per lappunto, allAltieri,

... seguito, come da una scia acuminata, dal lezzo di povero e di carrozzone che emanavano le sue vesti(80).

Il giovane, nella descrizione che segue, riassume nelle sue fattezze le caratteristiche dellimmaginario erotico pasoliniano:

Plasmato dalla razza che da qualche centinaio di anni assorbe il colore delle rovine e del Tevere, con un viso da Leonardo Cortese prima di incivilirsi e pettinato in modo da fare invidia a Maria Antonietta, trov nella penombra della sala una specie di belletto che gli patin le tempie e il profilo, smunto, florido e bruciato della guancia. Un re latino stupendamente giovane e vivo in fondo al sarcofago(81).

Una bellezza figlia della povert e del sottosviluppo:

...abbronzato comera quel viso da un sole metallico e insano, la cui luce filtrava attraverso i panni sporchi dei vicoli e andava a premere contro i muri unti di immondizia: un sole che nutriva solo la pelle pi esterna, divorata allinterno dal vizio e dalla denutrizione(82).

Pier Paolo abbagliato dallaspetto del ragazzo e, come spesso accade in questi racconti, alla passione estetica fa seguito quella morale, la volont di discesa negli inferi di quellanima:

Ora, sotto quellordine meravigliosamente anonimo che era la sua bellezza appena abbozzata, convenzionale, che cosa viveva ?(83).

Abbiamo definito quello di Pasolini un descensus ad inferos e le seguenti righe sembrano confermare tale affermazione:

... la corrente dei suoi sentimenti, poteva, a pensarci, dare lorrore che d il Tevere di notte - se qualcuno cos pazzo da pensarci...(84).

Il gorgo incandescente di quellanimo assolutamente incomprensibile e lautore se ne accorge ben presto; il duro ragazzo di borgata forgiato dalla vita violenta impostagli dalla sua condizione di sottoproletario, si scioglie inaspettatamente in lacrime di fronte alla rappresentazione offerta allAltieri, di una lagrimosa storia familiare:

Il ragazzo di Monteverde, dunque, aveva pianto. Lui che certo, quanto a madre, non aveva molto da intenerirsi nella realt monteverdina, e quanto al padre, niente di meno improbabile che, ladro senza mai nemmeno lombra di un core de mamma, fosse gi con un piede allinferno e laltro in un postribolo, lasciando in eredit al figlio la puzza di povero. E i fratelli, maggiori o minori ? Sempre nellaltra riva del Tevere, quelli, suggellati nella loro fame di lupi, nella cui spudorata anonimia era impresso tanto mistero romanesco da far arrossire di soggezione un Belli stesso, redivivo nel dopoguerra babelico(85).

Pier Paolo sconvolto da quelle lacrime non trattenute, che sono il segno dellinsondabilit dello spirito di quel giovane, del mistero che questi cova dentro; mistero fitto, buio cagliato, baratro senza fondo.

Perch dunque ora aveva commesso lenorme, intollerabile ingenuit di piangere allAltieri ? Sempre per uno cos pazzo da pensarci quelle lacrime spuntate nella pupilla del lupo avrebbero potuto essere addirittura strazianti(86).

Nellimpossibilit di comprendere, Pasolini colto da unansia di reazione:

Una protesta urgente. [...] Quella lacrima del ragazzo di Monteverde deve essere fatta scomparire(87).

Qui abbozzata una velata presa di coscienza politico-sociale da parte dellautore, perch in ultima analisi quella lacrima versata dal giovane sottoproletario stata causata dalla feroce ingiustizia della sua condizione di vita.
Dunque

Che cosa fare ? prendere un martello e spaccare la carrozzeria della prima macchina fuori serie che transita per piazza Colonna ? prendere a calci la prima signora di diplomatico che conciata e rifinita come un oggetto si sporge dal Gianicolo a guardare il panorama ?(88).

Per fortuna una tale presa di posizione non al momento necessaria:

A risolvere la cosa vennero le gambe di gelatina del corpo di ballo. Il riso - il riso che sale direttamente dal sesso - fu la trasfigurazione del ragazzo di Monteverde. [...] Gli occhi puntati sulle coscie pallide delle ballerine, coscie da pensioni senza sole, odorose di fritto, vibravano alla gola del sesso [...]. Il ragazzo di Monteverde si lasciava succhiare da quellaria che odorava del gesso con cui i ragazzini fanno le iscrizioni oscene nei pisciatoi(89).

E questa la meraviglia del sottoproletariato romano, lo sciogliersi del suo mistero: ogni sospensione di carattere morale o sentimentale viene a scomparire nella sua estroversa vitalit, nella sua gioia di esistere comunque, nel suo sesso naturalmente solare.
Per questo Pasolini ha deciso di dedicare a questi ultimi la sua opera e, in fondo, la sua vita.

Converr al termine di queste considerazioni su Storie della citt di Dio, introdurre una riflessione su un aspetto estremamente importante di tutta la narrativa romana di Pasolini del periodo 50-52: mi riferisco alluso del dialetto.
Mentre nei futuri due romanzi tale uso sar onnipresente, in questi racconti, come in quelli di Al dagli occhi azzurri, limitato, fa capolino in zone ben delimitate, in particolar modo nei dialoghi: infatti, come commenta giustamente Mirella Serri, Il poeta non ha ancora interamente scoperto il romanesco come dimensione narrativa totale (90). In realt, soprattutto quando lautore propone descrizioni paesaggistiche, fotografa angoli della citt, il tono si fa alto, velatamente aulico, decisamente lirico. Lo stile di Pasolini, soprattutto ora ma in fondo anche in futuro, nasconde dietro unapparenza naturalistica una sottile ricercatezza e un alto grado di elaborazione.
Non casuale il fatto che passando da questi racconti ai romanzi possiamo notare come il dialetto diventi una lingua totale e pervada tanto le parti dialogiche quanto quelle descrittive. Il romanesco diventer segno di un modus vivendi: la vita interiore dei protagonisti di Ragazzi di vita e di Una vita violenta, di questi eroi di unepica stracciona, coincide assolutamente con il loro parlato denso, grondante di umori, di odori, di eros (91).
In questo passaggio che potremmo definire dalla piccola alla grande narrativa romana, si perde anche quellelemento, quasi ossessivo nel periodo 50-52, di ricerca delle dinamiche interiori dei propri personaggi: scompare la discesa nel profondo.
In fondo cambiano anche le caratteristiche psicologiche dei ragazzi descritti: nei primi racconti romani, soprattutto in quelli di Storie della citt di Dio, abbiamo visto totalmente assenti quella crudelt e quella violenza che invece vedremo al fondo di ogni azione dei futuri, veri e propri, ragazzi di vita. Nel periodo da noi preso in considerazione Pier Paolo sembra posseduto da una vena forse pi populista: lo scrittore riconosce con pi facilit i tratti di bont e di interiore dolcezza di questi giovani che non il loro essere dei malandri. E un po la celebrazione delloppressione e della disfatta contrapposta allesaltazione dei tratti picareschi del mondo sottoproletario che troveremo nei romanzi.
In questo passaggio i suoi ragazzi sono cresciuti, hanno acquisito la capacit di ribellarsi, hanno assunto un maggior livello di coscienza delle proprie azioni. Il dolore e la compassione sono scomparsi dal novero dei loro sentimenti; questi piccoli eroi di borgata hanno assunto una durezza sconosciuta ai loro predecessori.
Ma non dobbiamo dimenticare che al fondo di questo cambiamento rimangono degli elementi di forte, ineludibile continuit ideologica e poetica. Nel breve volgere di anni che separa i racconti dai romanzi, non muta di certo il segno dellimpegno civile nei confronti del sottoproletariato: semmai questa coscienza politica si acuisce, diviene pi consapevole, ma ci non altro che la maturazione di elementi gi tutti presenti in nuce nellanimo e nellopera precedente di Pier Paolo.
Allo stesso modo rimane immutato lamore per i suoi giovani borgatari, resta uguale a se stessa lattrazione, erotica e non, verso di questi, la passione per quelle esistenze cos miracolosamente estroverse.
Se i racconti di Al dagli occhi azzurri e di Storie della citt di Dio, non sono altro che unininterrotta dichiarazione damore per quel mondo, Ragazzi di vita e Una vita violenta non possono essere considerati diversamente da una sistemazione in forme poetiche pi compiute di quei frammenti lirici.
Da questo punto di vista possiamo considerare, dunque, questo segmento della produzione pasoliniana un unico canto effuso senza soluzione di continuit dallamante per loggetto della sua passione.




NOTE


1) Serri, Il linguaggio malandrino di Pasolini da Storie della citt di Dio a Ragazzi di vita e Una vita violenta in Lezioni su Pasolini a cura di T. De Mauro e F. Ferri, Sestante, Ripatranzone (AP), 1997, p. 357.
2) P.P.Pasolini, Storie della citt di Dio a cura di W. Siti, Einaudi, Torino, 1995, p. 9.
3) Ibidem.
4) Idem, p.11.
5) Ibidem.
6) Idem, p.12.
7) Idem, p.13.
8) Idem, p.15.
9) Idem, p.26.
10) Ibidem.
11) Idem, p.27.
12) Idem, p.36.
13) P.P.Pasolini, Ostia, Garzanti, Milano, 1970, p.93.
14) P.P.Pasolini, Bestemmia, a cura di W. Siti, Garzanti, Milano, 1996,p. 1080.
15) Storie..., op. cit., p.35.
16) Ibidem.
17) Idem, p.36.
18) Idem, p.37.
19) Ibidem.
20) Ibidem.
21) Idem, p.38.
22) P.P.Pasolini, Una disperata vitalit, in Poesia in forma di rosa, Garzanti, Milano, 1976, p.146.
23) Storie...,op. cit., p.39.
24) Ibidem.
25) Ibidem.
26) Idem, p.40.
27) Ibidem.
28) Idem, p.46.
29) Idem, pp.49-50.
30) Idem, p.54.
31) Idem, p.55.
32) Ibidem.
33) Ibidem.
34) Idem, p.56.
35) Ibidem.
36) Ibidem.
37) Idem, p.57.
38) Idem, p.58.
39) Ibidem.
40) Idem, pp.58-59.
41) Idem, p.59.
42) Idem, p.5.
43) Idem, pp.5-6.
44) Idem, p.6.
45) Idem, pp.6-7.
46) Idem, p.7.
47) Ibidem.
48) Ibidem.
49) Ibidem.
50) Idem, pp.7-8.
51) Idem, p.17.
52) Ibidem.
53) Ibidem.
54) Idem, pp.17-18.
55) Idem, p.18.
56) Idem, pp.18-19.
57) Idem, p.19.
58) Idem, pp.19-20.
59) Idem, p.21.
60) Ibidem.
61) Idem, p.22.
62) Ibidem.
63) Ibidem.
64) Ibidem.
65) Ibidem.
66) Ibidem.
67) Ibidem.
68) Idem, p.23.
69) Ibidem.
70) Ibidem.
71) Idem, p.28.
72) Ibidem.
73) Ibidem.
74) Ibidem.
75) Idem, pp.28-29.
76) Idem, p.29.
77) Ibidem.
78) Idem, pp.29-30.
79) P.P.Pasolini Una disperata vitalit op. cit., p.137.
80) Storie...,op. cit., p.31.
81) Ibidem.
82) Ibidem.
83) Ibidem.
84) Idem, p.32.
85) Idem, p.33.
86) Ibidem.
87) Ibidem.
88) Ibidem.
89) Idem, pp.33-34.
90) Serri, op. cit., p.360.
91) Idem, p.365.

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