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al testo di Carla Vercelli
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Quella mattina Torino disegnava neve
e io rammentavo Parigi, anni addietro, il sole fuori dal D'Orsay. Allora non ti conoscevo, Parigi era clemente e filtrata nelle tele degli impressionisti, nei sorrisi dei camerieri, in una moltitudine chiassosa di folla. Come alla Galette. I nostri Renoir sanno invece del vento e della neve sul grano maturo dei capelli, della pelle nuda che trema tastiera di un pianoforte alle carezze, affabile tormenta tra le fronde come nel Pero d'Inghilterra (l'unico che non avevo ancora ammirato d'oltralpe) sulle rive di un fiume che non è la Senna, non è il Tamigi e neanche il Po. È altro. È più vicino a noi, è dentro di noi, è nelle sfumature delle stagioni e dei tempi sofferti, felici, cristallini, nelle ruches bianche delle onde, nella fiducia che cauterizza ogni dolore; ci vuole trasgressivi, incautamente frivoli, saggiamente incoscienti -l'amore -un cappellino sfuggito dalle mani esperte e tutte femminili, quasi materne, di una modista al greto del fiume che ci culla -l'Amore che ci rende liberi, anche di straripare. |
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