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Claustrum

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Magritte - la finestra

 

Sbalordita assenza spalanca gli occhi

oltre la vista chiusa

a vastità del tutto che circonda -

in una chiesa il chiostro

non ha riferimenti acuminati

o colpa -

 

mi chiedo

se in microbi l'amore si diffonda

e doni pace che si espande

su ondosi e vasti mari di placenta

oltre la serratura

degli occhi sbalorditi sull'assenza.

 Alessandra Ponticelli Conti - 27/07/2013 17:58:00 [ leggi altri commenti di Alessandra Ponticelli Conti » ]

Cristina, bella da togliere il fiato. Un inno intenso alla spiritualità, all’essenza di una religiosità, individuale, autentica e vissuta interiormente. Complimenti!

 Cristina Bizzarri - 26/07/2013 15:58:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Grazie Nando, come sempre attento e profondo. La tua riflessione ne fa nascere una anche in me, anzi due: una sulla morale, e l’altra sulla religiosità. Ecco, io credo che la religione cosiddetta tradizionale (le religioni veramente, perché ce ne sono tante)offra delle formule, dei riti per così dire preconfezionati - dalla tradizione, dai dogmi che via via sono stati costruiti in una determinata civiltà, dall’umano bisogno di rientrare in una comunità che raccolga i fedeli e dia un senso di protezione, partecipazione, condivisione. (Ma è davvero così? Io non credo, almeno fin qui ...) Al contrario, la religiosità è secondo me ben altra cosa, senza per questo voler negare valore istituzionale e/o spirituale (come percorso che viene indicato, consigliato, per migliorarsi) alle religioni istituzionalizzate appartenenti alle varie tradizioni dei popoli. La religiosità credo che sia, invece, la tensione dell’essere umano verso un assoluto, una Verità, un Essere o Realtà che spieghi questo "tutto" che ci abbraccia. Che poi noi vogliamo chiamarla Dio, Scienza, Nulla o Tutto: credo che a Lei/Lui non gliene importi nulla. Anche dire Padre è secondo me riconoscere che c’è un’origine, un principio fondante, o perlomeno un Senso più grande che non sia il nostro breve ma importante (per noi!) passaggio su questa terra. In una società matriarcale si sarebbe detto, forse, Madre. Ma che importa? Credo che importi invece, eccome, l’unico "comandamento" che i grandi uomini ci hanno lasciato, che è quello dell’amore. Ma, anche qui, non sono d’accordo, perché non lo si può dire comandamento, in quanto l’amore lo si ha, oppure lo si fa crescere, lo si sperimenta, lo si incontra, lo si soffre, lo si trova, lo si alimenta ecc. - in sé. Ma non si può certo comandarlo! Sarebbe stupido e illogico pensare che uno ama perché gli viene comandato. Quanto poi alla morale, perché dici che in una religione tradizionale essa è individuale, contrapponendola ad altri tipi di religiosità? La morale è sempre una scelta individuale,e, stando appunto a tutti i grandi insegnamenti, l’unica vera morale è quella dell’amore. Non ce ne sono altre, non ci sono dogmi, rituali o altro che possano dirci cosa fare, se non la nostra coscienza e il nostro personale livello di consapevolezza. La bontà, la giustizia, la rettitudine, sono degli "universali" che non hanno nulla a che fare con i comandamenti, se non si è più bambini almeno. E si sono formati lungo la storia dell’uomo attraverso il pensiero, l’osservazione, il principio di utilità, e la riflessione. Riassumendo il mio pensiero, che è ovviamente limitato, provvisorio e difettoso in quanto "mio", credo profondamente che ognuno di noi abbia una sua storia (biologica, ereditaria, storica, fisica e psicologica)e che ne sia intriso. Crescere significa, almeno in parte, liberarsi da quello che non crediamo giusto o buono per noi, e, nonostante i condizionamenti dati dai fattori sopraelencati, cercare di essere onesti intellettualmente. Io Nando non credo alla separazione laico/credente. Credo che siamo Uomini, tutti lungo un percorso di ricerca. E che lungo questo percorso vi siano molti linguaggi a nostra disposizione. L’importante, sempre secondo me, è non farne degli idoli. E credo che uomini come Gesù proprio questo abbiano cercato di dirci: di vivere giorno per giorno senza temere troppo la morte, sapendo che la nostra finitezza è illusoria. Ma temo che siano morti anche loro, semplicemente, (anche se non lo vorrei perché così avrei meno paura), e che abbiano sentito fino all’ultimo che non tutto finisce qui, per nessuno.

 Nando - 26/07/2013 15:08:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

E’ vere che da uno spazio sacro apparentemente chiuso guardi la vastità del Nulla o del Tutto, a seconda dell’opzione assunta come vera o sperata tale ma, al di là della scrittura poetica, sempre bella e curata, resta la divaricazione tra una visione religiosa più tradizionale, che comporta quindi una partecipazione morale, e una più "passiva", dove sembra viviamo un’immersione spontanea nell’ipotetico trascendente o ne siamo addirittura contagiati ma senza alcuna personale ascesi (il decorso è più complesso, ma...).Ciao Cristina, mi hai suscitato una riflessione a voce altq...

  Cristina Bizzarri - 25/07/2013 23:57:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

@Giovanni: se vuoi ti passo qualchr Topolino! :-)
@Loredana: fantasticamente tu! :-D

 Loredana Savelli - 25/07/2013 20:45:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Il claustrum da un lato e la vastità senza riferimenti dall’altro, dove un’epidemia d’amore potrebbe fare una strage!
Tutto semplicemente guardando, o immaginando di guardare, una finestra finta, una non-finestra che, come la famosa e ricorrente siepe di Leopardi, spalanca la vista, consentendo di scoprire, con sbalordimento, l’assenza... di colpa!!
Cristina, quasi eretica, e comunque sempre a 360 gradi. Ti piace Magritte.
(Non so se piaccia più a te Magritte che a me contemplare te che contempli Magritte.)

 Giovanni Baldaccini - 25/07/2013 18:49:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Baldaccini » ]

Ragazzi, qui ci vuole il "Manuale delle giovani Marmotte"! Chiederò a Qui Quo Qua.
;-)

 Cristina Bizzarri - 25/07/2013 18:27:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Luciana, Emilio, Giovanni: chi sarà più preziosa/o di voi?
Mah, non saprei dire. Allora dico:

LEG:

base delicata
che sostiene
spiega e domanda

e a vastità
della coscienza
mi rimanda.

...

 Giovanni Baldaccini - 25/07/2013 18:17:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Baldaccini » ]

Ciao Cri, mi piace molto questo tuo testo nel quale ravviso qualcosa che mi preme, quel sacro della coscienza che di fronte alla vastità del nulla si raccoglie e riconosce appoggiandosi solo su stessa, senza bisogno d’altro.
Salutini e salutoni :-)

 Emilio Capaccio - 25/07/2013 13:01:00 [ leggi altri commenti di Emilio Capaccio » ]

E’ una poesia in due tempi:

il primo, in cui si percepisce un senso di vertigine, sembra quasi sollevarsi, dalla navata, fin alle cupole di quella chiesa, sul chiostro, e roteare in uno smarrimento frenetico e vorticoso;

il secondo, in cui digrada questo senso di instabilità in un interrogativo che in realtà è interposto a una sottaciuta tua certezza-speranza: "mi chiedo se in microbi l’amore si diffonda e doni pace che si espande..."; in realtà questo verso diventa "...in microbi l’amore si diffonde e dona pace che si espande..."

E’ qui che ritrovi la tua fermezza (la tua sicurezza), nello svolazzo apparentemente senza direzione.
Esso diventa un volo lineare e confidente, soltanto quando si crede che l’amore metta ordine e luce.
E’ in questo pensiero che si ritrova la strada, la rotta, il cammino interrotto, la foglia che si risolleva e ritorna al ramo rinvigorita.

Ciao cara.

 Luciana Riommi Baldaccini - 25/07/2013 11:27:00 [ leggi altri commenti di Luciana Riommi Baldaccini » ]

il chiostro come "tèmenos", spazio sacro, nel quale l’assenza, il vuoto, diventa presenza del dio : amore dunque per una visione più acuta e più profonda dell’essenziale, che "fuori" sembra sempre sfuggire.
Ciao Cristina!

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