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Amor non fu

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Le tende porpora, solitamente chiuse, oggi sono spalancate alla primavera e il sole, infilandosi come un ladro gentiluomo all’interno della stanza, sottrae elegantemente spazio all’ombra, sua fraterna compagna e scalda la pelle dell’anziana dama, seduta accanto al suo amato clavicembalo.
- Zia Nannerl, vi prego, raccontatemi di quando mio padre conobbe la principessa – il giovane, seduto accanto a lei la guarda, speranzoso.
- Franz, caro, quante volte te l’ho raccontata? – risponde teneramente.
Il ragazzo è felice, la zia è di buon umore, non capita spesso.
- Molte, ma sentirvi parlare di lui in modo affettuoso, dopo tutti i vostri conflitti, mi rallegra.
Il tempo, per un istante, sembra fermarsi a guardare la donna, intenta a cercare il piacevole ricordo tra mille altri, più o meno gradevoli. Maria Anna, questo il suo vero nome, socchiude le labbra secche in un triste sorriso, chiude gli occhi e si rivede bambina, la sua mano in quella del fratello minore.
- Ero molto portata per la musica, la amavo. Tuo padre, però, era molto più bravo di me, dicevano fosse un bambino prodigio, ma questo non mi dava nessun fastidio. Non ero invidiosa della sua bravura, non lo sono mai stata. Un giorno, i nostri genitori, decisero di sfruttare questo dono e iniziammo così a suonare in ogni angolo dell’Europa. Enormi castelli, lussuose corti, strabilianti palazzi e teatri da sogno. Piogge d’applausi inondavano le sale sfarzose dove io e tuo padre ci esibivamo, eravamo conosciuti ovunque andassimo. E le tasche dei nostri genitori erano sempre più piene. Non era una vita facile, però, sia io che tuo padre ci ammalammo molte volte. Io rischiai addirittura di morire, ma me la cavai.
Nel 1763 ci esibimmo davanti alla nostra regina. Quando finimmo, tuo padre, che allora aveva solo sette anni, scese dallo sgabello e si diresse verso la sovrana. Arrivato a metà strada inciampò e finì lungo e tirato sul pavimento. Mi avvicinai per sollevarlo, ma una bimba della sua stessa età fu più lesta di me. Lo aiutò a rialzarsi e gli pulì il vestito. Lui, per niente imbarazzato e con la sua solita faccia tosta, sorrise e le disse:” Grazie. Un giorno ti sposerò”.
Tutti in sala risero di gusto, ignari che la vita dei due non avrebbe avuto il lieto fine che si trova nelle fiabe che da qualche tempo vanno scrivendo quei due fratelli tedeschi, Grimm mi sembra che si chiamino.
La bambina che aveva aiutato tuo padre a rialzarsi, Maria Antonietta, divenne sì regina e perse poi la testa per l’uomo che aveva sposato.
Tuo padre Amadeus, invece, è diventato il più grande musicista di tutti i tempi e, prima di morire, mi ha donato un delizioso nipote, tu – l’anziana dama si asciuga la solita lacrima, che furtiva le sfugge dall’occhio ogni volta che racconta quella storia. Dà le spalle al giovane e, posando le dita esili sul clavicembalo, intona una malinconica sinfonia che riempie le stanze enormi e vuote del palazzo di Salisburgo.
- Grazie zia Nannerl – sussurra il ragazzo alzandosi e avviandosi verso il fondo della stanza - E’ una storia triste, lo so, ma ogni volta che me la raccontate posso vedere il padre che non ho mai conosciuto.

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