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Idealismo

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Le stagioni tingono il cielo

quanto la memoria tinge la mente, detto questo;

quel cielo non siamo noi, forse, come lui, immobili

a disastro compiuto. Incerti, come un avvenire,

sopportiamo il peso di un amore

senza averlo mai conosciuto. La sera

porta in dono ad ognuno un senso di già finito

come un ridere del prossimo senza averci provato

e nemmeno più mi chiedo dove alberghi

la forza di un tentativo. Si spiano lacrime

si adottano discorsi da non ascoltare

per meglio predisporsi all'iniqua giustizia.

Di te serbo il buon proposito

di avermi voluto difendere dai nemici

-inconsciamente- da te

prima di vederti rincasare nell'esemplare nulla

devota alla debolezza della tenacia

fedele alla pesantezza della letizia.

Spiccava -in te- quel senso di incompiuto

che viene dopo il tutto. Dormire era l'ignoto

per poi scoprire -ad ogni risveglio-

che non era come ci dicevano da bambini

che non era come mi dicevi.

 Luca Gamberini - 16/03/2019 21:14:00 [ leggi altri commenti di Luca Gamberini » ]

Grazie di cuore Giovanni!

 Giovanni Rossato - 14/03/2019 06:33:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Rossato » ]

Si, il pregio di questa poesia è la ricchezza, contiene tanto e tanto, molti punti su cui soffermarsi. Davvero bravo

 Luca Gamberini - 12/03/2019 22:13:00 [ leggi altri commenti di Luca Gamberini » ]

Laura, l’emozione è tutta mia, grazie sempre.

 Luca Gamberini - 12/03/2019 22:11:00 [ leggi altri commenti di Luca Gamberini » ]

Mi lasci senza parole Gil, dopo un commento così potrei smettere di scrivere, per me vale più di dieci premi letterari vinti. Grazie dal cuore.

 Laura Turra - 12/03/2019 09:13:00 [ leggi altri commenti di Laura Turra » ]

L’ho letta e riletta, la rileggerò ancora... una meraviglia! E’ bella dall’inizio alla fine, Luca, in tutto. Dopo il commento di Gil (stupendo!) non oso dire di più. Aggiungo solo "magna cum laude". E bacio accademico.

 Gil - 12/03/2019 08:38:00 [ leggi altri commenti di Gil » ]

Vorrei, potrei, dovrei rileggerla ancora per sviscerarne o cogliervi i contenuti, darne le possibili interpretazioni (direbbero i colti: l’analisi critica del testo), i rimandi formali, gli aspetti metrici; ma tutto ciò è secondario rispetto all’essenza inafferrabile della poesia come intima esperienza di lettura ovvero la Poesia è irriducibile ai suoi elementi costitutivi. Se ciò è vero per la Poesia in generale, tanto più lo è per Luca Gamberini, poeta "midollare", poeta " genetico", grande poeta dell’esistere, poeta ad ogni suo respiro di vita. Leggere questi suoi versi e commuoversi è stata una conseguenza immediata, è stato come attraversare una distesa marina, sotto un cielo estivo al tramonto o già all’imbrunire, dove l’unico orizzonte davanti è ciò che si è lasciato alle spalle, alla partenza, l’unico orizzonte un impossibile ritorno ovvero il proprio "paradiso perduto". Per me, il Gamberini non è un poeta: è il Poeta.

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