La chiamano saudade. Questa cosa che mi chiama a volte davanti al lago ci si arriva attraversando antiche contrade per vie conosciute che non riconosco. Lì l'aria sa di gobbetti e alborelle _________(tienine sempre una, da sotterrare per i vermi) sa di maglioncini annodati al collo o in vita _________(ahi vita ohi vita mia) sa di goccioline di foschia quella che scende dalle nuvole sulle cime dei monti fino all'acqua del lago e ne fa un tutt'uno col cielo. Proprio qui qualcuno mi aspettava forse è proprio questa panchina Nella stessa foschia so che poi sono arrivato anche se non ne ho ricordo. Qui aspetto un poco anch'io ma so che nessuno arriverà sono io che vado vado con lo sguardo lungo la linea che taglia il monte fino ai castelli in aria ai falchetti che volteggiano lenti ai gabbiani e agli sparvieri sull'acqua. La fontana là in fondo getta altra acqua nell'aria già satura qualche spruzzo arriva fino a qui a ricordarmi che ho l'età in cui ci si scorda dell'età dell'età e pure del maglioncino arriva a ricordarmi che sarà meglio rientrare prima che piova forte. Prima che scordi anche che qui non arriverà nessuno.
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