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Mal tolto

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L’aria si agita in ogni direzione

e comanda fazioni di polveri.

Si alzano nuguli a squarciagola.

Chiudi la bocca. Incassa il collo.

Resto di pietra. Ballonzolo, vivo.

Oh-ò! è un grido pirata. Ooooh!

del fanciullo in me che scuote l’ora.

Polvere, che si fuga: ohhhh...

Chi ha finito amore gira a vuoto,

perché è tornado, oppure vira

stretto dal desiderio che torna.

L’aria barcolla: è densa quando si alza

da terra al sole. Lei barcolla da sé

piena di calori impuri. E dentro

vibrano corpi come dolenti, curve

o cose non più spigolate; ballano

quasi fuochi: fatui, fatiscenti, fatti specie

di miraggi ingegnosi, umbratili

per collocazione adultera in noi.

Sei colmo, dimmi: ti senti come

quell’antico tetto con lo sguardo

curioso? Il secolo scorso ti ha dato

un fatto nuovo, una finestra affiliata

alla cosca del sangue, il rimedio

alla polvere con l’aria di chi chiama

futuro col tuo nome scaduto.

Guarda il sepolto. Felicitati per l’ombra.

Avendone sei; e sei ancora di nuovo.

Chi ha gli occhi addosso sa dove

si posa faziosa: il più complesso

sistema di ricordi diventa semplice

mal tolto.

 

 

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