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Culmine del faro

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Il cielo navigabile si misura con l’orizzonte.

Sopra Capodorso moltiplica per 50 i paralleli

fino all’orso polare perso a caro prezzo.

Su Puntalicosa per 17 paralleli il tropico

è prodotto da fuga e remi, uguale annega.

Moltiplica significa scalina l’emisfero a gradi

prima di arrivare al pianerottolo di casa

con una spesa da pensionato sociale. 

In questo modo il pensiero va dove vuole

protetto da un ombrello grigio che le stecche

tendono dopo aver dato parola di tenére

o tènere angosce che vegliano sui polmoni.

Basta un colpo di tosse e uno sputo in terra

per fare un golfo immenso. Tre porti aperti

dicono che la città accoglie chiari passeggeri.

Non solo viventi in genere, ma residenti in pectore.

 

 

 

 Salvatore Pizzo - 17/03/2019 01:46:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

Non si riesce a non leggerla senza una forte sensazione d’averci le vertigini: così smisurata nel conto di paralleli ed orizzonti, finisce per legare, il lettore, con un linguaggio che lo sprofonda nel cielo sopra il mare, facendolo testimone del viavai che ci formicola da porto a porto, dal negozio alla casa: vita da pensionati in uno sputo più grande d’ogni mare...
Onore al Maestro

 Ferdinando Battaglia - 15/03/2019 08:42:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Il Giordano è fine conoscitore di poesia e di poeti, nonché poeta a sua volta e suo malgrado, il poeta è sempre poeta suo malgrado, se è davvero un poeta, e, da poeta, legge nel reale gli elementi di realtà e gli dà una lingua ma, da fine conoscitore della gravità delle nostre sovrastrutture mentali ovvero delle sedimentazioni che mutano il sapere in cultura e poi n pregiudizio, ribalta ermeticamente e fortunatamente per noi i contenitori che anestetizzano i contenuti, lo uniformano ad una fruizione a rischio di un’impercettibilità di segni ridotti a suoni; ecco perché allora la sua poesia avviene o accade in una lingua che scarta dall’ordinario, così come scarta nella forma dai canoni metrico-formali tradizionali ovvero anche da quelli già svincolati dalle forme chiuse, proponendo una destrutturazione del discorso logico alfine di destrutturare le strutture percettive o di pensiero preesistenti e pregiudiziali che filtrano il reale, ne distorcono la percezione, lo addomesticano al proprio piccolo io, sicché infine lo conducono alla negazione dell’alterità, se non tout court, certamente quando l’Altro viene contrassegnato, per le ragioni già sopra esposte, come "stranietudine"; una sintassi logico-espressiva che tuttavia, in senso " anarchico", non s’impone con la chiarezza dei significati ovvero dei significanti nelle loro reciproche interrelazioni, ma rimanda il lettore alla sua soggettiva responsabità.

Ferdinando Giordano: un Maestro.



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