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al testo di Ferdinando Giordano
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Ho una voce bassa, ma bassa che struscia fino a consumarsi se non è in favore di lobo, e lotta con gusto e tatto, mai stati d’animo.
Voglio dire: la voce ha quel tono che ti conosce a menadito e lo usa a pennello.
Sostiene d’essere caduta in un fiato allungando il tuo nome con sillabe raschiate dal fondo.
Un testo come questo solleva il diaframma tra cuore mente lingua; e annoda corde fuori dai denti. Le parole muovono da soffi: passano o restano lettere congiunte, da corpo a corpo.
Devo spingermi oltre a forza di braccia, perché la bocca promette il favore dell’orecchio, affatto isolato piuttosto quartiere di soli soli.
Qui mi porta il tono che ti vedo.
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